The Perfection

The Perfection *1/2

Presentato al Fantastic Fest a settembre, The Perfection viene acquistato da Netflix, che decide di lanciare sulla sua piattaforma l’horror di Richard Shepard alla fine di maggio.

Shepard ha un lungo curriculum soprattutto televisivo (30 Rock, Ugly Betty, Girls, Twilight Zone) ed assieme a Eric Charmelo e Nicole Snyder ha scritto questo The Perfection per la Miramax, ottenendo il via libera alle riprese a settembre 2017.

Tutto questo per dare un contesto storico più realistico, ad un film che sembra invece rispondere ad ansie molto più contingenti, come quelle sollevate dal movimento #metoo nell’autunno del 2017.

La protagonista è Charlotte Willmore, giovane violoncellista di talento con studi alla prestigiosa scuola Bachoff di Boston, costretta ad abbandonare lo strumento, per accudire la madre malata.

Quando la donna muore, dieci anni dopo, Charlotte rintraccia Anton, il direttore dell’istituto e viene invitata a Shanghai, dove la scuola sta selezionando le sue nuove allieve. Qui conosce Lizzie, che aveva preso il suo posto alla Bachoff, costruendosi una carriera di precoce e fulgido successo. Tra le due scatta subito un sentimento imprevedibile, prima sul palco dove si esibiscono in coppia, quindi in una lunga notte assieme.

Lizzie è in procinto di partire per una breve vacanza per scoprire l’entroterra cinese e Charlotte si offre di accompagnarla.

Solo che il viaggio in autobus si trasforma in un incubo: Lizzie sta malissimo, ha emicranie fortissime, vomita, è costretta a fermare il viaggio più volte, fino a che non viene sbattuta a terra dall’autista, assieme a Charlotte, al culmine del suo delirio febbrile.

Quello che succederà dopo cambierà la vita di entrambe radicalmente, ma le sorprese più grandi non sono terminate.

Se The Perfection, nel suo primo atto, sembra mettere in scena la classica rivalità femminile in campo artistico, con la nuova allieva, capace di superare quella di maggiore esperienza, provocando sentimenti di invidia, di rivalsa, di gelosia – che qui raggiungono un’apice di radicalità horror – in realtà nel secondo atto e poi nel finale, il film di Shepard vorrebbe chiarire meglio quali sono i suoi obiettivi e dove sta il vero orrore, ovvero nei rapporti malsani di sesso e potere, nelle istituzioni violente e abusive, nei rapporti impropri tra chi è chiamato a dirigere e insegnare e chi ad apprendere.

Il film sta avendo un discreto successo su Netflix – o almeno questo è quello che ci comunica il gigante dello streaming – e non si fatica a comprendere il perchè: trasforma in racconto di genere l’ossessione hollywoodiana degli ultimi due anni, che il movimento #metoo e le campagne di Ronan Farrow e del New York Times hanno lanciato nell’autunno del 2017, mettendo a ferro e fuoco soprattutto il mondo della tv e del cinema americano, rompendo il muro di omertà e complicità che copriva pratiche sessiste e molestie e violenze vere e proprie.

Ma lo fa nel modo più ipocrita e barbaro possibile, appiattendo tutto in uno sciagurato revenge movie, tagliato con l’accetta del manicheismo.

Il film di Shepard è il classico prodotto che anticipando l’aria dei tempi, si è trovato ad essere perfettamente on time, diventando forse il primo film che parla di questo argomento in modo così diretto.

Ma appunto, tutto è troppo diretto, troppo esplicito, troppo volgare.

The Perfection è tutt’altro che significativo, la deriva da body horror che la storia prende fa il paio con una sceneggiatura pedestre, piena di dialoghi e situazioni al limite del camp, preferendo quasi sempre lo shock visivo alla riflessione problematica.

Se è interessante che i personaggi rappresentino in maniera fluida i ruoli del villain e dell’eroe, cambiando più volte la prospettiva con cui lo spettatore è spinto ad associarli, il resto non è altrettanto indovinato.

Si tratta di un B-movie di stampo evidentemente televisivo, nel cui cast l’unica a farsi notare è Allison Williams, che già era la fidanzatina progressista di Scappa – Get Out e che qui ha il ruolo della vittima che si trasforma in angelo della vendetta, dopo aver elaborato e compreso, nel corso del tempo, i rituali malsani della Bachoff.

L’exploitation di genere su un tema così sentito, soprattutto negli States, finisce però per mostrare subito la corda: secondo alcuni – ovviamente – la vendetta non è adeguata, il personaggio maschile non sufficientemente laido, le violenze perpetrate non abbastanza censurate.

Su questa strada, il film trova detrattori arrabbiatissimi al di là dell’Oceano, più preoccupati della correttezza del messaggio che del messaggio in sè e del modo con cui è veicolato. Ma questo a noi pare un discorso complessivamente sterile e settario.

Perchè tutto qui è ridotto al grado zero, ad una meccanicità di azioni e reazioni, di raro disgusto.

Quello che conta è la complessiva modestia di questo ennesimo prodotto Netflix, che il regista racconta ispirato da Mademoiselle di Park Chan wook (!!!), e che nasce evidentemente come un divertissement con aspirazioni moraliste e che come tale dovrebbe essere giudicato.

La fama di midnight movie maledetto, di guilty pleasure scandaloso è francamente usurpata.

The Perfection segue piuttosto il pattern di molti film Netflix: un primo atto con un qualche motivo di originalità, una struttura di genere, velocemente riconoscibile, e poi una scrittura che perde colpi, si slabbra e lascia il film allo sbando.

Pura pornografia dello sguardo.

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