Il coraggio della verità – The Hate U Give. Recensione in anteprima!

Il coraggio della verità – The Hate U Give **

Adattando per il grande schermo il primo romanzo di Angie Thomas, bestseller rimasto in classifica cinquanta settimane e ispirato ad un racconto, che l’autrice aveva scritto al college, dopo l’uccisione di un ragazzo californiano la notte di capodanno del 2009, il regista George Tillman Jr e la sceneggiatrice Audrey Wells hanno cercato di ricostruire la temperie sociale e culturale del movimento Black Lives Matter, attraverso la voce della protagonista, una ragazzina di sedici anni, Starr Carter.

Il padre di Starr, Maverick è uscito dalla gang dei King Lords, molti anni prima ed ora gestisce un piccolo store, la madre lavora come infermiera, ma vogliono che i loro figli crescano lontano dal quartiere di Garden Hights. Starr e il fratello Seven frequentano una scuola privata in un quartiere bene, la Williamson Prep.

Quando però una sera, dopo una festa nel suo quartiere, Starr viene riaccompagnata a casa dall’amico di sempre, Khalil, quando vengono fermati dalla polizia, l’agente di pattuglia, impaurito da una semplice spazzola, uccide a sangue freddo il ragazzo.

Starr diventa così l’unica testimone dei fatti, combattuta tra il desiderio di giustizia per Khalil e il suo confortevole status in una scuola dove è perfettamente inserita e nella quale il movimento Black Lives Matter è solo una buona scusa, per saltare una verifica di chimica.

A complicare ancor più la situazione ci si mette King, il boss locale, per cui Khalil lavorava, che non vuole cattiva pubblicità, per continuare a gestire i suoi traffici indisturbato e Chris, il fidanzato bianco di Starr.

Questo grande affresco di una immaginario quartiere popolare e delle enormi contraddizioni razziali che lo agitano, raccontato secondo modalità adolescenziali da romanzo young adult è sorprendentemente meno semplificatorio di quanto si potrebbe ipotizzare.

La scelta del punto vista di una ragazzina, testimone di una violenza senza senso, spinge il regista a esacerbare le differenze e a dipingere un mondo sempre in bianco e nero, senza sfumature, ma certamente il pregiudizi, le distanze e le strumentalizzazioni alimentano una protesta civile, spesso repressa in modo inutilmente brutale.

Vista dalla lontanissima europa, purtroppo sempre meno distante, la questione è riassumibile in aun sorta di fiera della stupidità: quella prevenuta e razzista dei poliziotti della stradale, che sparano pavlovianamente, non appena le loro certezze autoritarie, vengono minate o minacciate; quella altrettanto incomprenbile e superficiale, di chi, pur innocente, non capisce e non accetta le regole d’ingaggio, sottovaluta la situazione e si mette nelle condizioni ideali per diventare la prossima vittima.

Nella prima scena del film Maverick insegna a Starr e Seven come comportarsi in caso di fermo da parte della polizia. E’ la sua lezioni più importante, persino di più del decalogo delle Pantere Nere, che consegna ai figli, come una sorta di vangelo laico da imparare per la vita.

Naturalmente Tillman non mette tutto sullo stesso piano, ma attraverso un racconto a più voci, cerca di far comprendere le diverse angolature di quello che appare un problema endemico e irrisolvibile, se non rompendo la spirale della violenza e della vendetta, capace di contagiare persino i più giovani.

Il titolo del film è debitore delle idee di Tupac Shakur, e della sua THUG LIFE: The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody.

Didascalico e privo di ambiguità, probabilmente proprio per intento originale, modesto negli esiti e nelle interpretazioni, il film di Tillman Jr ha forse un unico motivo d’interesse ed è nel conflitto permanente che vive la protagonista Starr, divisa tra l’appartenenza al ghetto ed alle sue regole e la costruzione identitaria che si crea nel microcosmo scolastico, dove quelle origini vanno occultate, per non essere subito etichettate o incasellate.

In Italia dal 13 marzo 2019.

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