Cocaine – La vera storia di White Boy Rick. Recensione in anteprima!

Cocaine – La vera storia di White Boy Rick **1/2

Richard Wershe Jr. viveva nei sobborghi della Detroit già decadente del 1984 assieme alla sorella Dawn e al padre, che aiutava a smerciare armi e fucili d’assalto, assieme a silenziatori homemade.

La piccola impresa familiare dei Wershe viene messa a rischio dall’FBI che vuole usarli per arrivare alle bande criminali che si riforniscono da loro e che sembrano coinvolgere anche i parenti più stretti del sindaco in carica.

Rick diventa così il più giovane informatore dei federali, ad appena quattordici anni. Cerca poi di salvare la sorella eroinomane ed il padre, loser scapestrato, che sogna di aprire un video store.

Per farlo decide di passare dai soldi delle armi a quelli della droga. Sarà l’inizio di un incubo, che si è concluso solo nel 2017.

White Boy Rick, così lo chiamavano i suoi amici di colore, che gestivano il traffico di droga e il crimine organizzato di Detroit: il film ce lo descrive per quello che probabilmente era, un ragazzino di poca cultura, che invece di andare a scuola aiutava il padre nei suoi piccoli traffici illegali, ambizioso e ingenuo in parti uguali, legato alla sua famiglia, manovrato però dal Bureau in quei primi anni di War on Drugs, in cui il Presidente Reagan aveva deciso di aprire lo scontro con spacciatori e criminali di strada, in nome di un proibizionismo senza sfumature.

Rick è stato un ingranaggio in un sistema molto più grande di lui. Incapace di gestire il doppio ruolo, che in modo un po’ incosciente si era scelto, ha finito per pagare un prezzo altissimo, scontando le colpe di tutti.

Il film diretto dall’inglese, nato a Parigi, Yann Demange (’71) e prodotto da Darren Aronofsky avrebbe meritato maggior fortuna, perchè è un ritratto inconsueto di un criminale, lontano dalla ferocia a cui il cinema ci ha abituato, un ragazzino in un mondo di adulti, a cui il destino riserva la più crudele delle sconfitte.

Un perdente che non riesce mai davvero ad emanciparsi dalla miseria della sua famiglia, che cerca anzi di aiutare, per quel che può, con i mezzi che gli sono consentiti.

Attraversato da una malinconia benissimo incarnata nel volto e negli occhi del padre, un bravissimo Matthew McConaughey, spalla capace di rubare la scena ogni volta che entra in campo, White Boy Rick è il racconto sommesso di un tradimento, che funziona bene quando è il coté familiare ad occupare il centro della scena, mentre l’ascesa e la caduta criminale è lasciata maggiormente in secondo piano, così come le sciagurate politiche antidroga del governo americano.

Il titolo italiano aggiunge all’originale un Cocaine iniziale, che suona come inutile e sensazionalistico richiamo per gonzi, laddove più che di cocaina nel film si spaccia soprattutto crack.

Richie Merritt è il ricciolo protagonista, sempre spaesato e di buon cuore, Bel Powley la sorella tossicomane, Jennifer Jason Leigh la cinica agente della FBI, Bruce Dern e Piper Laurie sono i nonni di Rick e Eddie Marsan un losco ‘affarista’ di Miami.

A lungo rimandato per trovargli la collocazione migliore, il film ha debuttato a Telluride e Toronto, prima di uscire in sala negli States il 14 settembre, senza grande eco.

In Italia arriverà il 6 marzo 2019.

 

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