Il cinema europeo e le donne: lo stato dell’arte

Si è molto parlato a Cannes come a Venezia dello spazio riservato alle registe donne nella selezione ufficiale e tutti grandi festival hanno sottoscritto a settembre un protocollo comune, per favorire l’accesso e sostenere le pari opportunità.

Ma, come ha detto Barbera, fin dalla conferenza stampa di presentazione della Mostra, il problema non può ricadere solo sui festival, che sono l’ultimo anello della filiera, ma occorre che si risalga alla produzione e alla distribuzione.

Un convegno in corso a Parigi, organizzato dal Ministero della Cultura e dalle principali istituzioni cinematografiche francesi, ci consente di dare qualche numero più preciso, anche grazie a Cineuropa, che ha diffuso i dati presentati.

Tra i 1462 film distribuiti in Europa nel 2017 il 21.7% era diretto da donne: rispetto al 20.4% del 2016, c’è un piccolo aumento.

La Finlandia è la nazione guida con il 43.4%, seguita dalla Slovacchia (41.7%), dai Paesi Bassi (38.7%), e poi da Austria, Danimarca e Svezia.

Quest’ultima ha la percentuale più alta (30.9%) se si considerano i sei anni 2012 – 2017, seguita dai Paesi Bassi (30.4%), dall’Austria (29.2%), e poi da Norvegia, Germania, Finlandia e Danimarca.

Nel 2017 a chiudere la classifica ci sono invece la Slovenia, i cui 12 film sono stati diretti tutti da uomini, poi la Turchia (8.1% su 118 film), la Romania (8.7% di 23 film), la Spagna (10% di 75 film), l’Italia (10.4% di 103 film) e la Gran Bretagna (13.7% di 106 film).

Se si considerano gli ultimi sei anni le percentuali peggiori ce le hanno la Lituania (9.3%), la Turchia (10%), l’Italia (10.1%) e la Gran Bretagna (12.1%).

Con l’eccezione degli inglesi, la divisione tra nord e sud europa si rispecchia in modo abbastanza chiaro nelle classifiche.

Se guardiamo solo ai debutti e ai secondi film del 2017, la proporzione sale al 25.4%: il trend sembra essere favorevole.

Ciononostante, mentre i diplomati in scuole di cinema sono al 50% donne, solo un terzo dei cortometraggi prodotti è diretto da donne.

Se prendiamo in considerazione un altro parametro, ovvero quello dei budget, le risposte sono altrettanto interessanti.

Di fronte ad un budget medio di €3.06 milioni nei cinque paesi con il miglior rapporto donne/uomini, ai registi uomini è stato comunque concesso un budget medio di €3.75 milioni, mentre alle donne di €1.8 milioni.

Si tratta di un fenomeno complesso, in evoluzione: se in molti paesi dell’Est non sono state approntate misure in favore della parità d’accesso, invece nei paesi del Sud (Spagna, Portogallo, Italia) e in Gran Bretagna sono state approvate politiche nuove, che mostrano il deciso tentativo di invertire gli equilibri consolidati.

In un terzo dei paesi europei inoltre le commissioni, responsabili dei fondi pubblici per la produzione, sono state composte secondo criteri di parità di genere: è accaduto in Spagna, Polonia, Francia, Belgio, Austria, Germania, Svizzera e Portogallo.

Qualcosa si muove, per davvero. Anche senza il manicheismo sessista e ottuso del #metoo.

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