Soldado. Recensione in anteprima!

Soldado **1/2

Stefano Sollima debutta negli Stati Uniti, con il sequel di Sicario, grazie soprattutto al suo lavoro decennale sulle serie Romanzo Criminale e Gomorra, che l’hanno imposto, ancor più che i suoi film ACAB e Suburra, come uno dei registi d’azione più competenti a livello internazionale, capace di raccontare il milieu criminale e le sue influenze e ramificazioni nel territorio e nel paesaggio del potere.

Ritroviamo Matt Graver, l’uomo degli affari sporchi della CIA, in Somalia per cercare di smantellare una rete di terroristi yemeniti: I suoi metodi sono sempre off records.

Ma quando negli Stati Uniti un uomo si fa saltare in aria dopo aver aver attraversato la frontiera col Messico e altri tre si fanno esplodere all’interno di un supermercato, il segretario alla difesa convoca Graver a colloquio a Washington, incaricandolo di far scoppiare una guerra tra cartelli, che ne indebolisca le attività: il loro business più remunerativo non è più il traffico di droga, ma quello di esseri umani, nelle cui maglie si è insinuato anche il terrorismo.

Graver richiama così in azione Alejandro Gillick, per  rapire la figlia del jefe Carlos Reyes, facendone ricadere la colpa sul cartello di Matamoros, e per giustiziare un avvocato corrotto al soldo dei trafficanti, simulando una vendetta tra rivali.

Ma la polizia messicana, che dovrebbe agevolare i piani di Graver, si rivela corrotta e infedele, ingaggiando uno scontro a fuoco con il gruppo della CIA, che costringe il segretario alla difesa a chiudere l’operazione in fretta e furia, per evitare un incidente diplomatico col Messico.

Sul campo, nel deserto messicano, restano Alejandro, la figlia di Carlos Reyes e gli uomini di Graver, che hanno il compito di far sparire ogni traccia, sacrificando tutti i testimoni.

Nel frattempo un ragazzino messicano, che vive in Texas, scala le gerarchie criminali per il boss Gallo, trasportando i migranti oltre frontiera, grazie al doppio passaporto.

Scritto ancora una volta da Taylor Sheridan (Hell or High Water, I segreti di Wind Riverquesto secondo capitolo di un’ideale trilogia della frontiera messicana è un altro western atipico, mascherato da thriller, in cui il crepuscolo della morale accompagna i protagonisti verso il loro destino.

Graver e Gillick, specialisti in black op per conto della CIA, non si fanno scrupolo di usare le maniere forti e di oltrepassare ogni limite, fisico e geografico, ma fino a dove sono disposti a spingersi per coprire le mani pulite dei loro superiori?

Soldado racconta proprio questo, la frontiera come linea tracciata non solo nella sabbia del deserto, ma anche nella coscienza di ciascuno. E così quando l’operazione sfugge di mano ai politici, ciascuno pensa solo a coprirsi le spalle, lasciando gli expendables sul campo.

Ma Gillick e Graver sono due samurai, con un loro codice d’onore: sanno di giocare una partita ad alto rischio e sanno che l’opacità dei loro metodi non prevede sconti nè perdono, ma devono convincersi di farlo per i giusti motivi, altrimenti tutto diventa vano.

Meno ambiguo dell’originale, più tradizionale nella messa in scena e nello sviluppo drammatico, Soldado non ha neppure quei grandi set d’azione – la missione oltrefrontiera, lo scontro a fuoco nel tunnel, l’assalto a casa di Kate – che rendevano unico il film di Villeneuve.

Eppure Sollima se la cava bene, impaginando con competenza il racconto, facendo respirare il film attraverso i suoi personaggi, risolvendo in modo efficace anche qualche momento meno plausibile e lasciando aperto il finale ad un nuovo capitolo.

Il polacco Darius Wolski, tradizionale collaboratore di Ridley Scott, che aveva già filmato quel confine in The Counselor, sostituisce Roger Deakins come direttore della fotografia, la violoncellista Hildur Guðnadóttir che aveva già collaborato alla colonna sonora di Sicario, prende il posto del compianto Johann Johannsson, citandone il lavoro originale e mantenendo lo stesso score cupo e stridente.

Perfetti, anche questa volta, Benicio Del Toro e Josh Brolin: Soldado poggia interamente sulle loro spalle larghe, sui loro laconico silenzi, sulle loro mezze parole, lasciando poco a Modine, Keener e Donovan.

In questo Soldado, manca tuttavia quella deriva etica, quello sprofondare terribile nell’orrore, che Sicario raccontava così bene, grazie al personaggio dell’agente Kate, travolta suo malgrado dalla guerra personale e politica di Graver e Gillick. Il film di Villeneuve era il racconto di una sconfitta, non solo personale, ma dei valori che Kate incarnava, del suo senso di giustizia, del suo modo di intendere il suo impegno nelle forze di polizia. Di fronte al caos instillato da Graver e ai suoi metodi militari, Kate finiva per perdere qualsiasi coordinata.

Soldado è invece un racconto chiuso, che quegli interrogativi morali li ha messi da parte e che si muove su un altro crinale e ad un altro livello, quello del rapporto tra politica e operativi.

In ogni caso, non perdetelo. In sala dal 18 ottobre.

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