Venezia 2018. Conferenza stampa di Les Estivants di Valeria Bruni Tedeschi

In un’edizione tanto criticata per la scarsità di quote rosa, fa piacere trovarsi davanti uno squadrone di donne, tutte a loro modo magiche ed entusiaste di parlare del lavoro svolto.

Succede con Les Estivants, “autobiografia immaginaria” in metanarrazione di Valeria Bruni Tedeschi.

Il loro ingresso in sala conferenze porta subito un’atmosfera casalinga: “Ho la fortuna di vivere una sovrapposizione nella sfera del lavoro e degli affetti”, commenta la Bruni Tedeschi, “questo mi porta ad avere tanti legami profondi, sul set mi sento come in famiglia”.

Contribuisce forse il fatto che fra le attrici figuri anche sua madre: “Avrei voluto un ruolo più importante e più difficile”, dice ridendo, “quello che mi è stato assegnato mi è venuto naturale perchè mi ha ricordato le discussioni che siamo solite fare in estate, allo stesso tavolo che compare nelle riprese”.

Amica nella vita di tutti i giorni anche Valeria Golino, che parlando scatena un effetto domino di lacrimoni e sguardi d’intesa: “Ho l’onore di frequentare Valeria e la sua famiglia fuori dal set, pensate che bello se per farlo sono anche pagata!”, esordisce scherzando, poi “lavorare con lei è un’esperienza unica, elimina la pudicizia, ti trasmette un senso di libertà che permette di aprirti, mostrarti al proprio peggio senza paura di essere giudicata”.

Parla del suo percorso anche Riccardo Scamarcio: “All’inizio ero molto reticente, sapevo quanto è disarmante come regista, tanto che ho dato buca a due provini”, racconta, “ho poi scoperto che il mio personaggio, come me, scappava da qualcosa: in pratica non presentandomi mi ero dimostrato ancora più adatto alla parte”. E presto cade anche lui nel pozzo di lacrime: “Alla fine è stato indimenticabile, ho vissuto in bilico fra un senso di solitudine e abbandono che capita a tutti di sentire e la capacità di affrontare con leggerezza momenti tragici”, dice con voce strozzata.

Chiude i rubinetti la geniale ottuagenaria Gigi, zia di Valeria, che a detta del resto del cast si é involontariamente – e con grandi risultati – inventata buona parte delle sue battute.

“TI SEI DIVERTITA A LAVORARE CON ME?”, le urla la nipote al microfono dall’altra parte del tavolo. “No”, risponde lei. Boato in sala. “Stare in mezzo a tutta queste gente di talento ha risvegliato il mio complesso di inferiorità”, spiega tranquillamente, “però mi è stato utile per rivivere una serie di episodi della mia vita e fare pace col passato, guardando il prodotto finito mi sono commossa”.

Nel corso della discussione compaiono da dietro le quinte sceneggiatori, costumisti, qualche comparsa, tutti accolti fra baci, abbracci e applausi.

Da fuori, la troupe scatena quello che in mancanza di termini migliori chiameremo Effetto The Dreamers: percepisci l’intenso flusso di energia che scorre fra loro, vorresti tanto farne parte ma al tempo stesso sai di trovarti su un altro piano di percezione. Quindi, ti limiti a guardarli, fai un passo indietro e sorridi.

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