Loro 2. Recensione in anteprima!

Loro 2 ***1/2

Un venditore ha due qualità: è un uomo solo, l’uomo più solo al mondo, perchè è costretto a parlare sempre, senza ascoltare mai, ed è un uomo che ha un sogno, che dev’essere in grado di comunicare e trasferire a chi ha di fronte a sè.

Comincia così – con le parole che l’amico Ennio Doris riserva a Silvio, depresso per la bruciante sconfitta elettorale – la seconda parte di Loro.

Doris, che è corso a Villa Certosa, per chiedere all’amico di sempre di coprire personalmente un investimento sbagliato, che avrebbe danneggiato i clienti della banca, ricorda a Silvio che è arrivato sino in vetta, partendo proprio dalla sua capacità straordinaria di vendere sogni.

Nell’elegante salotto della villa, in una grande libreria circolare, assieme alla collana degli struzzi dell’Einaudi, ci sono le pagine bianche di tutto il paese. Berlusconi ne prende una a caso, sceglie un nome e telefona ad una casalinga, spacciandosi per un costruttore romano. Cerca quindi di venderle una fantomatica nuova casa, in costruzione a pochi metri dalla sua. E’ un colpo da maestro, una performance istrionica, ma senza pubblico, un modo per riprendere fiducia e mettere in opera il piano che Doris gli ha suggerito. Per far cadere il governo Prodi basta convincere sei senatori: cosa saranno mai sei senatori di fronte alla sua straordinaria capacità seduttiva?

La sera canta Malafemmena, accompagnato da Apicella, davanti alla moglie e agli amici.

Il suo piano riesce perfettamente, Silvio ritorna al governo, ma il paese è squassato da terremoti finanziari e reali. La terra trema a L’Aquila. E allora non basta più il suo ottimismo da piazzista.

Governare non lo ha mai interessato davvero, almeno non quanto vincere, confermando narcisisticamente il suo desiderio di essere amato, apprezzato, idolatrato.

La moglie lo sta lasciando e lui, invece di parlare all’ONU, va a Casoria a festeggiare i diciott’anni di Noemi Letizia. Cominciano così le ‘cene galanti’, il bunga bunga, ma anche lì c’è qualcuno che lo mette di fronte al lato patetico di tutto quell’inutile dimenarsi, di quelle farfalline regalate, di quel tentativo di esorcizzare il tempo ormai perduto: “Io ho 20 anni e lei 70, è patetico quando fa il giovane. Lei è triste e con la tristezza non si costruisce niente, neanche una scopata”.

Nel frattempo le sue ragazze vengono imposte in film e fiction improbabili e cominciano le intercettazioni della procura e le fughe di notizie sui giornali.

Il film si tinge sempre più di nero: persino gli amici di sempre lo invitano a mettere un freno alle sue notti selvagge. Confalonieri, Letta, Mike Bongiorno sembrano tutti molto più anziani di lui. Sono uomini che vivono di ricordi, mentre Silvio vorrebbe guardare avanti, a nuovi progetti, nuove idee.

Il confronto più duro è quello con la moglie Veronica. I due non si risparmiano nulla e non si perdonano nulla, si scontrano nella grande cucina di Villa Certosa, con la servitù che attende all’esterno.

Sorrentino e Contarello immaginano Veronica come la voce del più aspro antiberlusconismo.

Loro 2 si pone quasi in antitesi rispetto alla prima parte: la comicità volgare e sfacciata, l’iperbole di sesso e droga, la corte di ministri e affaristi e l’esuberanza rutilante della sua macchina da presa lasciano il posto ad un racconto capace di ruotare interamente attorno a Lui.

Non è un caso che questa seconda parte sia in fondo una lunga teoria di duelli verbali, di campi e controcampi classici, in cui la regia di Sorrentino si fa via via più discreta, silenziosa, invisibile, sino a quell’ultimo piano sequenza muto, tra le macerie e i volti.

Raccontare il potere è sempre una questione estetica, prim’ancora che di contenuti. E in Loro non c’è mai il tentativo reazionario di umanizzare il ‘grande capo’, non c’è mai la volontà un po’ qualunquista di svelare l’uomo, dietro la maschera. Sorrentino invece le maschere e la loro mistificazione le usa e le mostra all’opera in continuazione, soprattutto in questa seconda parte.

Come dice il protagonista ad un senatore, che vuole convincere a passare nel suo campo, “sa cosa succede a chi ha provato a usare la psicologia con me? Niente. Non succede niente”. 

E non succede niente, perchè Berlusconi è la maschera del potere per antonomasia, è il seduttore assoluto, capace di mostrarsi pirandellianamente proprio ‘come tu mi vuoi‘.

Berlusconi è talmente centrale che si sdoppia, significativamente: Ennio Doris infatti è ancora interpretato da Toni Servillo, biondo e con gli occhi azzurri, in una felice moltiplicazione di senso. Il berlusconismo, per un verso, è virus così pervasivo, che trasforma tutti quelli che lo contraggono in cloni, a immagine e somiglianza dell’originale. E, per un altro, è appunto la misura su cui il desiderio di ciascuno finisce per confrontarsi.

D’altronde chi non vorrebbe essere come Berlusconi? Eppure gli sforzi dell’intrallazzatore Sergio Morra finiscono per infrangersi presto contro l’inconsistenza della sua ambizione e le api regine si accorgono di essere solo personaggi di sfondo, in una recita molto più grande.

Se la prima parte era molto esplicita nel mostrare nudità e compromessi, qui tutto si fa più sfumato, malinconico, terminale. Quelle nottate di sesso, promesse e ambizioni si rivelano per quello che sono davvero: il tentativo di esorcizzare il tempo, la decadenza fisica e morale, che avanza inesorabile. “Io sono patetica a essere qui, lei è patetico a essersi tolto le scarpe per sedersi all’indiana, per sembrare giovane” gli dice Stella, rifiutando le sue galanterie, “perchè il suo alito è come quello di mio nonno: non è profumato e non è maleodorante. E’ solo quello di un vecchio”.

E’ Fedele Confalonieri che, confrontandosi con lui, se ne esce con la battuta più illuminante: “ma tu pensavi di poter essere l’uomo più ricco del paese, fare il premier e che tutti ti amassero alla follia?“.

Molto più personale e politico, Loro 2 racconta la lenta agonia di un uomo capace di conquistare tutto, usando tutti i mezzi possibili, leciti e illeciti, ma che non ha imparato a venire a patti con il tempo, con l’approssimarsi della morte.

Set del film "Loro" di Paolo Sorrentino. Nella foto Alice Pagani. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.Non c’è dubbio che al film di Sorrentino non abbia giovato la divisione in due parti: i film non sono due, ma è uno solo. Spezzarlo arbitrariamente a metà non ha fatto altro che rompere la continuità narrativa, frammentare la parabola dei personaggi, far sembrare centrale ciò che invece era destinato ad essere marginale.

Se Sorrentino avesse avuto il coraggio di sforbiciare la prima ora di Loro 1, quella dedicata a Sergio Morra e a Kira, avrebbe consentito al film di rientrare nelle tre ore complessive, mantenendo l’unità necessaria a mostrarne il suo volto per intero.

Non c’è dubbio che questa seconda parte ecceda la prima in ogni aspetto, ne amplifichi i temi, riportando tutto alla centralità del suo protagonista, tradendo in fondo anche la promessa plurale del suo titolo.

Al centro della scena c’è davvero Lui. Ed in mezzo alla sua corte, è davvero un uomo solo, il più solo che esista, come gli ha ricordato Ennio Doris.

Qui non c’è più tempo per la farsa del vecchio amante, alla riconquista della moglie perduta. Non c’è più tempo per le battute e la fauna surreale della prima parte. E’ il momento amaro dei bilanci e della paura.

Come accade quasi sempre ai personaggi dei film di Sorrentino, siamo al crepuscolo della loro esistenza, con mille progetti ancora davanti a sè e il soprassalto dei ricordi e degli errori del passato che li perseguita. Era così per Tony Pisapia e Jep Gambardella, era così per il Divo, per il contabile Titta di Girolamo e per Cheyenne: è così anche per Silvio B.

Non è un caso che il film si chiuda con una cena malinconica con Mike Bongiorno, l’uomo con cui tutto era cominciato, e con le immagini spettrali de L’Aquila e dei vigili del fuoco, impegnati a salvare una statua di Cristo, da una chiesa caduta a pezzi.

Alla fine di tutto, quello che rimane sono solo macerie. Quelle personali e familiari, distrutte dal suo vitalismo ossessivo, e quelle del Paese, costretto a subire la sua mediocrità, illudendosi di desiderarla.

Nel duello senza esclusione di colpi con Veronica – che si fa portavoce di tutte le accuse che negli anni gli sono state rivolte, dall’origine della sua fortuna, al sacrificio dei suoi collaboratori, dallo stalliere di Arcore agli incontri con le minorenni – la sua replica è una sola: “Perché allora sei rimasta con me tutti questi anni?”

“Perché mi ero innamorata di te” gli risponde infine la moglie.

La stessa domanda, in fondo, il protagonista sembra rivolgerla a tutti noi: perchè siete rimasti con me tutti questi anni?

La risposta che Sorrentino sembra suggerirci è nel mistero di quell’innamoramento collettivo, di quella fascinazione incomprensibile, che fa dire al suo protagonista: “la sinistra pensa che tutto sia complesso”. A lui invece basta semplicemente intuire i sogni delle persone, perchè, come dice alla casalinga al telefono,” io conosco il copione della vita, conosco i desideri e i dolori di tutti”.

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La recensione di Loro 1 è consultabile qui.


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