Gomorra – La serie. Terza stagione

Il boss Pietro Savastano giace riverso di fronte alla cappella di famiglia: un proiettile in testa, il sangue scuro che si allarga sul marmo. E’ ‘a fine d’o juorno, la fine del suo regno criminale su Scampia.

Riparte esattamente da dove l’avevamo lasciato il racconto di Gomorra, da un’immagine potente, definitiva.

La prima puntata della nuova, terza stagione della più significativa serie televisiva italiana si occupa di riannodare il filo con il passato e chiudere tutti i sospesi.

Malammore e gli uomini di Don Pietro si mettono sulle tracce di Ciro di Marzio, indicato subito da tutti come il responsabile dell’omicidio. Ma nessuno sa che Genny, appena diventato padre, è il vero responsabile di tutto: aiuta Ciro a sfuggire agli agguati e partecipa ad un vertice con altre famiglie che ‘governano’ il territorio della città partenopea, come nuovo plenipotenziario di Scampia e Napoli Nord.

Non ci sarà nessuna guerra di successione, perchè nessuna la vuole. Almeno, questo è quello che Genny desidera. Ma intanto si rifugia a Roma, in una nuova villa in una zona residenziale, con moglie e figlio.

E’ con la seconda e la terza puntata però che questa terza stagione entra nel vivo: e’ passato un anno e ritroviamo Genny a Roma a cercare di gestire i suoi affari, tra il ritorno a casa del suocero, Don Giuseppe, le paure del contabile Gegé e le strane idee di Scianel a Napoli.

Nel fratempo Ciro è in Bulgaria a trasportare droga ed esseri umani per un anziano boss locale, appassionato di lotta greco-romana e per suo figlio Mladen.

E se le atrocità di Scampia erano apparse sinora sufficientemente crudeli, Fasoli, Bises e Saviano ci raccontano che all’orrore non c’è mai fine: rifugiati trasportati come sacchi nella pancia dei camion, tratta di ragazzine avviate alla prostituzione e ridotte in schiavitù, eroina, soldi falsi, sfratti eseguiti in cinque minuti, persino su anziani infermi.

Sofia è una sorta di inferno dantesco, con Ciro nel ruolo di Caronte, traghettatore di anime perdute…

Con una mossa di marketing completamente contraria alla corrente, Sky e la Cattleya hanno deciso di portare la prima e la terza puntata della nuova stagione, direttamente a cinema, in anteprima assoluta, per due giorni.

In fondo, se il cinema rischia, con Netflix, di diventare sempre più piccolo, spingendo persino Scorsese ad inginocchiarsi al colosso dello streaming, è sintomatico che la migliore tv cerchi invece una sua definitiva consacrazione sullo schermo grande del cinema.

I festival più nobili si sono piegati da molti anni alla serialità, soprattutto a quella d’autore: solo nell’ultima stagione abbiamo avuto Twin Peaks e Top of the Lake sulla Croisette, Suburra e Wormwood al Lido. E l’onda sembra destinata a proseguire.

Ma la scelta di esordire direttamente nei cinema è un segnale ancora diverso. E’ come se Cupellini e la Comencini – che vengono dal cinema e che hanno curato la regia dei nuovi episodi, dopo l’addio di Sollima – volessero dirci che fanno sul serio, questa volta, e che non c’è nulla da temere. Se la fine della seconda stagione aveva messo un punto fermo al grande arco narrativo sviluppato, sin dalla prima puntata, Gomorra è pronta ad andare oltre Pietro e Imma Savastano, ad invadere la Napoli del centro e non solo, a rinnovarsi ancora una volta, per raccontare la criminalità da altre prospettive.

Non a caso la seconda puntata è quasi integralmente raccontata dal punto di vista del giovane contabile di Genny, l’ignaro Gegé, costretto a sporcarsi le mani per davvero, quando le faide familiari finiscono per coinvolgerlo.

In fondo era proprio questo lo spirito del libro di Saviano e la sua indiscutibile originalità: la capacità di sfidare lo stereotipo criminale, mostrando la camorra in tutte le sue ramificazioni, persino quelle più lontane ed impensabili. La serie invece sinora si era rivelata molto più tradizionale, con il rise&fall di una famiglia criminale, assediata da nemici esterni ed interni.

Il modello di Gomorra avrebbe dovuto spingere Saviano e i suoi sceneggiatori ad immaginare uno sviluppo di serie sul modello di The Wire, in grado di assumere, di stagione in stagione, punti di vista e angolazioni differenti nel grande mosaico napoletano.

Non è escluso che ora lo facciano davvero, recuperando alcuni degli spunti, che pure il libro fornisce ampiamente e che forse meritano solo un aggiornamento, anche perchè la serie si prolungherà almeno sino alla quarta stagione, già confermata.

Per ora accontentiamoci di queste prime tre puntate interlocutorie: la prima quasi una coda della stagione passata, la seconda una sorta un reset, che mette in crisi doppiamente la leadership di Genny, la terza uno stand alone su Ciro, sempre più immortale.

 

 

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