Fast & Furious 8

Fast & Furious 8 **1/2

Dopo il definitivo e commosso episodio 7, che faceva i conti con l’addio improvviso e tragico di Paul Walker, al personaggio di Bryan O’Conner, sodale di Toretto sin dall’esordio della serie, gli incassi stratosferici della saga e la capacità dello sceneggiatore Chris Morgan di rilanciare continuamente l’azione, combinando nuovi personaggi ad improvvisi cambi di fronte dei protagonisti già acquisiti, ci hanno condotto a questo nuovo capitolo, intitolato in originale The Fate of the Furious.

Il richiamo al fato non suona tuttavia fuori posto in un blockbuster tutto azione e parossismo, perchè Toretto e i furiosi fanno i conti con una solennità sempre più esibita, che si nutre di sentimenti primari: onore, vendetta, amicizia, tradimento, solidarietà familiare, senso del perdono.

Anche questa volta le premesse drammatiche nascono dall’esigenza di proteggere la propria famiglia, anche a costo di apparire un traditore agli occhi di tutti.

Molto spesso nella saga, l’antagonista si è trasformato in alleato: accade sin dal primo episodio, con l’agente sotto copertura O’Conner, infiltrato nella banda di Toretto. E’ un tema che è ritornato molte volte, con l’agente Hobbs, con la stessa Letty, e poi con i fratelli Shaw.

La permeabilità dei ruoli, la capacità di Morgan di ribaltare continuamente attese e motivazioni, è sempre stato un punto di forza di una saga destinata a perpetuarsi nel tempo, mantenendosi in continua trasformazione.

In questo episodio, accade tuttavia l’impensabile: è lo stesso Dominic a mettersi contro i suoi uomini, dopo un gustoso primo atto a Cuba, condito da una gara su strada, letteralmente fiammeggiante.

La bionda e feroce hacker Cipher infatti, tiene sotto scacco Dominic, spingendolo a tradire Letty e la sua banda: scopriremo solo in seguito che è il cuore grande di Toretto ad essere in ostaggio.

Il film si sposta quindi a New York, con un’altra magistrale scena d’inseguimento, con auto che si muovono da sole e cadono dal cielo sulla limousine dell’ambasciatore russo, come se ci trovassimo in una coreografia musicale, solo appena più violenta e fracassona.

Il finale è invece ambientato su un lago ghiacciato in Siberia, nel quale carri armati, sottomarini ed auto sempre più costose si inseguono senza tregua, per il solito MacGuffin di cui ci siamo già scordati, quando le luci in sala si riaccendono.

Non è questo quello che conta, il motivo per rilanciare l’azione e girare il mondo si trova sempre, purchè si preservino i valori del clan, quelli di una comunità forte e permeabile all’inclusione, solidale e generosa, nonostante tutto.

E anche se questa volta la tentazione del demone Cipher ha fatto vacillare le convinzioni del patriarca e un bacio ostentato ha messo a dura prova la fedeltà alla causa, è la strada a ristabilire la verità. Non è un caso allora che Dom e Letty si ritrovino faccia a faccia in un vicolo di New York e si comprendano lo stesso, senza quasi riuscire a parlarsi.

Quanto al lungo inseguimento finale, giocato in parallelo sull’areo di Cipher, tra pargoli e pallottole che citano affettuosamente Hard Boiled di John Woo, e sul lago ghiacciato, con un ingombrante sommergibile a farla da padrone, non c’è molto da dire: siamo di fronte all’ennesimo folle set d’azione, capace di rilanciare l’immaginario ludico verso territori inesplorati.

Non c’è alcuna autorialità esibita nella serie Fast & Furious, siamo lontani dai George Miller o dai Michael Bay, che pure condividono l’avanguardia del cinema-cinema del XXI secolo: questa volta alla regia c’è F.Gary Gray, che prende il posto di James Wan, dopo lo straordinario lavoro di Justin Lin per i quattro episodi centrali della serie.

Fast & Furious 8, soprattutto all’inizio, ne soffre un po’: quando cala l’azione il film sembra andare in panne, ma questo conta poco. La saga è più forte di chi si trova momentaneamente al suo volante, quello che vale è la coerenza interna, garantita dal lavoro di Chris Morgan, custode dei segreti e dei valori della serie, e quella esterna, produttiva, che a volte sembra schiacciare il film, ma che forse è la sua cifra più riconoscibile.

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