Sundance 2017: primo report

A Ghost Story - Still 2

Ritorna il tradizionale appuntamento di Stanze di Cinema con la creatura ideata da Robert Redford a Park City nello Utah.

Primo report dal Sundance Film Festival, appuntamento fisso con il cinema indipendente americano, segnala innanzitutto il nuovo film di David Lowery (Ain’t them bodies saints, Il drago invisibile).

Dopo il lavoro su commissione per la Disney, Lowery torna nei territori abituali con A Ghost Story, interpretato da Casey Affleck e Rooney Mara. E’ un esercizio di minimalismo e leggerezza, una storia di fantasmi che ha i toni di una commedia.

L’unico film italiano al Sundance è firmato da Luca Guadagnino è il terzo capitolo di un’ideale trilogia del desiderio, iniziata con Io sono l’amore e passata attraverso il debole A bigger splash.

Call me by your name, scritto con James Ivory e Walter Fasso a partire da un romanzo di André Aciman e con le musiche di Sufjan Stevens, è stato accolto benissimo.

Un melò omosessuale, che richiama Maurice e Brokeback Mountain, ambientato nell’Italia degli anni ottanta.

Spiccano le interpretazioni dei due protagonisti, Armie Hammer e Timothée Chalamet. Il film è già stato acquistato dalla Sony Classics che lo distribuirà.

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Molto apprezzato anche il ritratto di un attore in disarmo, The Hero, diretto da Brett Haley e interpretato da Sam Eliott.

Nonostante si sia ridotto a doppiare pubblicità, dopo il grande successo del passato, tre avvenimenti sconvolgeranno la vita del protagonista: il cancro, l’incontro con una donna e un premio alla carriera…

L’attore Taylor Sheridan, dopo il successo dei suoi copioni per Sicario e Hell or High Water, debutta anche alla regia con Wind River, un thriller/western interpretato da Elizabeth Olsen e Jeremy Rener.

Il film è ambientato in Wyoming. Il protagonista è un agente della forestale, che scopre il cadavere di una donna oggetto di violenza.

Ad aiutarlo nelle indagini un’agente dell’FBI, senza alcun esperienza sul campo. wind-river

Molto apprezzato anche il cileno Family Life, diretto da Alicia Scherson e Cristián Jiménez. Una commedia con un occhi a Teorema di Pasolini e l’altro al più recente Borgman.

La tranquilla serenità di una famiglia borghese viene stravolta da un ospite incapace di accettare le regole del buon vivere comune.

Il film è girato in 1,33:1. Un formato sempre più usato nel cinema arthouse e che fa a pugni con la lunga rivoluzione panoramica del mondo dell’entertainment.

Ha invece molto deluso il nuovo film di Alex Ross Perry, il regista di Listen Up Philip e Queen of Earth.

Il suo Golden Exits sembra guardare troppo al cinema europeo di Rohmer e Bergman e nonostante il cast di primissima qualità composto da Emily Browning, Jason Schrwatzman, Mary Louise Parker e Chloe Savigny, il risultato è un susseguirsi assai poco interessante di conflitti trattenuti e immagini di New York,  a cui un’invadente colonna sonora sinfonica vorrebbe aggiungere ulteriore gravitas.

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Il regista di Cartel Land, torna al Sundance con un nuovo documentario, questa volta dedicato alla guerra contro l’ISIS. I protagonisti di City of Ghosts sono un gruppo di giornalisti di Raqqa in Syria, che su internet e sui social network hanno dato vita a “Raqqa is Being Slaughtered Silently”.

Prodotto da Judd Apatow, The Big Sick è invece una commedia nella quale brilla la stella di Zoe Kazan. Almeno sino a quando il suo personaggio cade in coma per una misteriosa malattia, mettendo in crisi soprattutto il suo compagno, uno stand up comedian che sbarca il lunario lavorando per Uber.

Il film è ispirato ad una storia vera, quella tra l’attore comico Kumail Nanjiani e Emily V. Gordon.

Il film è diretto da Michael Showalter e interpretato anche da Ray Romano e Holly Hunter.

Altra commedia Ingrid Goes West, con Aubrey Plaza e Elizabeth Olsen, dirette da Matt Spicer al suo esordio.

La prima è una ragazza un po’ fuori di testa, che ha ereditato un discreto patrimonio dopo la morte della madre, la seconda è una starlette di instagram, che passa il suo tempo a farsi foto e a postarle online. Le due si conosceranno sui social, ma poi per un equivoco, la prima cercherà di raggiungere la seconda in California…

Chiudiamo questo primo report con Berlin Syndrome, un ottimo thriller diretto da Cate Shortland e interpretato da Teresa Palmer, nei panni di una fotografa americana a Berlino per immortalare ciò che resta della Guerra Fredda.

L’incontro con un affascinante professore di inglese, Andi, sembra aprire le porte ad un’avventura romantica inaspettata. Ma dopo tre giorni d’amore, Claire si ritrova rinchiusa nell’appartamento di Andi, col telefono staccato, le finestre sigillate e a prova di sfondamento, completamente isolata.

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