Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. Recensione in anteprima!

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Tim Burton è stato nel corso di tutti gli anni ’80 e ’90 assieme ai fratelli Coen una sorta di enfant prodige eccentrico e geniale del cinema americano. Simbolo della postmodernità esibita e travolgente di quegli anni, Burton la nutriva con l’amore per il cinema horror dei Mostri della Universal degli anni ’30 e ’40, con un enfatico elogio alla diversità del freak e con l’irrompere del perturbante dentro le casette ordinarie dei sobborghi,  così tipici della middle class americana.

Grazie al successo enorme del suo Batman e del rapporto di ferro con la Warner Bros, Burton ha potuto dare sfogo alle sue fantasie più sfrenate, da Beetlejuice a Edward mani di forbice, da Mars Attacks a Ed Wood, probabilmente il suo capolavoro, fino a Sleepy Hollow, Big Fish e una serie di magnifiche animazioni a passo uno, che restano tra le cose più importanti della sua carriera.

Il Leone d’Oro alla carriera, che la Mostra di Venezia gli ha tributato a soli 49 anni nel 2007 ,è stato il coronamento di una carriera già ricchissima e indiscutibile.

Con il nuovo secolo sono cominciati tuttavia gli adattamenti e i rifacimenti, sempre più frequenti e sempre meno indovinati e ispirati, fino al paradosso dell’auto-remake del proprio corto d’esordio, Frankenweenie.

Il suo stile originalissimo e i temi ricorrenti del suo cinema sono via via diventati stanca maniera di sè, una firma su un manifesto e poco più. Da lui si pretende sempre l’eccentricità, il colpo di genio, il racconto paradossale: chiuso in una sorta di gabbia dorata, Burton ha continuato a sperperare il proprio talento, in una parabola discendente di opere minori, mentre il coro osannante dei suoi adepti si riduceva sempre più…

Miss Peregrine è tratto da un romanzo di Ransom Riggs ed è certamente uno degli esiti più felici di questo secondo tempo della sua carriera.

Soprattutto la prima metà, il film restituisce alla perfezione l’atmosfera burtoniana per eccellenza, quel perfetto connubio tra gli elementi fantastici e horror che ha fatto la sua fortuna, unito ad una riflessione non banale sul peso dell’eredità familiare e sulla ricerca di sè, che pure erano al centro di Big Fish.

Miss Peregrine si apre nella Miami di oggi, dove l’adolescente Jacob vive un rapporto del tutto speciale con lo scorbutico nonno Abraham. Quando quest’ultimo viene assalito e colpito a morte da strane ombre, Jacob cerca di ritrovare una sostanza di verità nei racconti avventurosi che il nonno gli raccontava da bambino.

Dopo aver convinto il padre a viaggiare verso un’isola nel Galles, dove Abraham aveva trascorso l’infanzia, in un istituto per bambini abbandonati – nel corso della Seconda Guerra Mondiale – scoprirà un universo alternativo, dove vivono Miss Peregrine, l’istitutrice della Casa dei ragazzi speciali, e tutti i compagni di Abraham, intrappolati in un loop temporale, che li costringe a rivivere al’infinito una singola giornata del 1943.

I ragazzi speciali lo sono davvero, ciascuno ha un’abilità peculiare, ma non tutti la utilizzano a fin di bene…

Jacob si troverà così ad indossare gli stessi panni del nonno, in difesa di Miss Peregrine e dei suoi ragazzi, dalle orribili creature guidate dal perfido Barron.

Burton lavora anche questa volta all’interno di un copione tipicamente hollywoodiano e all’interno di un genere ormai codificato come quello degli young adult: racconti di formazione, che alternano elementi fantasy e avventura, con un dosaggio che è sempre lo stesso.

Eppure questa volta, Burton riesce a dimostrare che, oltre il profluvio di effetti speciali e il classico scontro tra buoni e cattivi che occupa l’ultimo terzo del film, c’è qualcosa di personale nel racconto di Miss Peregrine. E che si può fare intrattenimento per ragazzi, senza offendere la loro intelligenza.

Soprattutto nella prima parte il film svela le sue carte con grande senso del ritmo e con una gestione dei tempi narrativi e dello spazio scenico invidiabile.

Burton sembra, almeno per una volta, perfettamente a suo agio con il racconto di Riggs e con la sceneggiatura di Jane Goldman (Kick Ass, X-Men – L’inizio e Giorni di un futuro passato, Il debito, Kingsman), che non indugia nel sentimentalismo, sfrutta alla perfezione i paradossi temporali e si affida ad un cast indovinatissimo, guidato dalla sempre prorompente Eva Green.

Basterebbe la scena in cui uno dei ragazzi proietta letteralmente dal suo occhio i propri sogni premonitori, in una sorta di proiezione privata per gli ospiti di Miss Peregrine, per comprendere quanto le fonti originali siano questa volta decisive per l’adattamento sul grande schermo.

Asa Butterfield che già avevamo visto in Hugo Cabret, ha il ruolo ingrato del traghettatore tra due mondi, mentre Samuel L.Jackson è un cattivo di maniera, senza grandi sfumature. Da tenere d’occhio anche la giovanissima Ella Purnell, bionda ed eterea nei panni della luminosa Emma Bloom.

Burton per una volta disciplinato e rigoroso nella scansione del racconto, dà sfoggio del suo talento gotico e visionario, della sua maestria nell’orchestrazione dei set, senza mai sovrastare il tono del suo film, mantenendolo in costante tensione tra malinconia, divertimento e terrore.

Una sorpresa.

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