Dal trucco all’effetto speciale digitale: i film e i protagonisti dell’evoluzione

starwars

Oggi andare al cinema vuol dire assistere a veri e propri virtuosismi di tecnica e tecnologia. Nell’era di internet e della Pay TV l’effetto speciale è spesso la ragione principe che ci porta ad andare al cinema. Ci piace essere sorpresi, amiamo la sensazione che ci danno le scene fantastiche e le emozioni di un film d’azione soprattutto quando la realtà aumentata riesce a passare inosservata fondendosi alla perfezione con la trama dando origine a scenari spettacolari e verosimili come nel caso di Harry Potter o de Il Signore degli Anelli. Il merito va alla tecnologia e alle innovazioni che hanno rivoluzionato non solo le nostre vite quotidiane ma anche il nostro modo di fare e percepire il cinema ma non solo, bisogna ringraziare anche i primi pionieri quelli che con ingegno e tanta manualità sono stati capaci di realizzare veri e propri capolavori. Quindi, come si sono evoluti gli effetti speciali? Quali sono i film che hanno fatto la storia per tecniche e innovazioni? Scopriamolo insieme!

Trucco: dal teatro al cinema

Il trucco è ciò che produce l’effetto speciale, il trucco, è vero, c’è ma non si vede, l’effetto speciale, invece, come lo spettacolo, si vede e si deve vedere.

Alberto Farassino

Al principio fu il trucco. Basta pensare al teatro greco o alle prime parrucche create dagli Egizi nel 140 a.C.

Fin dagli albori del teatro, gli attori hanno usato trucco e oggetti di scena per dare vita alle emozioni, coinvolgere il pubblico e creare illusioni. Nel corso degli anni fu un susseguirsi continuo di trompe-l’oeil, nasi finti e cera malleabile.

Se questo poteva essere sufficiente per il teatro con l’avvento del cinema ci si rese subito conto che le stesse tecniche non potevano essere sufficienti a garantire un’ugual resa. Il fattore principale fu l’azzerarsi della distanza tra il pubblico e l’attore. La cinepresa, infatti, porta scene e attori sul grande schermo, cambiando la prospettiva dell’osservatore e rendendo molto più visibili i dettagli; affinare la tecnica diventa immediatamente necessario.

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Il primo truccatore cinematografico è stato di fatto mutuato dal teatro e risponde al nome di Cecil Holland, britannico naturalizzato hollywoodiano nel primo decennio del Novecento. Holland è uno sperimentatore e a lui si deve il trucco del cieco nel film The Love Light (1921) di Frances Marioni e la fondazione del primo dipartimento di trucco a Hollywood.

Agli arbori del cinema vale la pena di menzionare anche l’americano Leonidas Chaney che durante gli anni ’20 fa ampio uso della nitrocellulosa. Il composto crea sulla pelle dell’attore una pellicola malleabile a piacimento permettendo di modificarne la fisionomia.

Con l’avvento del sonoro troviamo Jack Pierce il così detto “padre dei mostri”. A lui si devono opere d’arte come la creatura di Frankenstein (1931) e la trasformazione di Chaney jr. in lupo mannaro ne L’Uomo Lupo di Curt Siodmak. Era il 1941.

A Jack Dawn, invece, si deve la rivoluzione della schiuma di lattice utilizzata per la prima volta nel 1939 sul set de Il Mago di Oz. Il lattice era, in quel periodo, un prodotto sperimentale sviluppato dalla Dunlop allo scopo di realizzare pneumatici evoluti e antiforo. Dawn ne modifica parzialmente la formula creando quello che è un procedimento ancora in uso.

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Nel 1962 è l’ora di John Chambers, il medico militare assunto dalla NBC per la sua abilità nel creare protesi. Chambers porta a Hollywood la sua manualità e nel 1967 crea le “maschere” per Il Pianeta delle Scimmie. La tecnica di Chamber è rivoluzionaria, in quanto non si parte più dal volto dell’attore ma dal materiale che viene poi applicato sul viso.

Per arrivare a nomi contemporanei possiamo citare Dick Smith, creatore di tecniche rivoluzionarie visibili in film come Ed Wood di Tim Burton (1994) e Man in Black di Berry Sonnerfield (1997).

L’evoluzione degli effetti speciali nel cinema

Nella definizione di effetti speciali ricadono tutte quelle tecniche o trucchi scenici che vengono utilizzate in ambito cinematografico per creare l’illusione della realtà o per dare vita a qualcosa di straordinario, inteso come qualcosa fuori dall’ordinario.

Il primo effetto speciale accertato si fa storicamente risalire ad Alfred Clark che nel 1895 decapitò Maria Stuarda mettendo in atto una sorta di stop motion. La scena prevedeva l’interruzione delle riprese per andare a sostituire l’attrice protagonista con un pupazzo sulla testa del quale il boia calò la scure. Gli attori in scena rimasero immobili per tutta la durata della sostituzione attrice/pupazzo.

Nel 1896 il mago francese Méliès si imbattè nello stesso effetto durante delle riprese in strada. La cinepresa si fermò senza preavviso per poi ripartire, il risultato fu sorprendente: il camion si trasformò in una carrozza, un uomo in una donna e i pedoni cambiarono direzione. Méliès ne rimase affascinato al punto da iniziare una fase di totale sperimentazione dando vita a effetti speciali quali l’esposizione multipla, la fotografia in time-lapse e la dissolvenza. Si guadagnò a pieno diritto il titolo di cinemago.

2001

Il salto vero e proprio lo vediamo tra gli anni ’50 e ’60. 2001. Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick dà vita a un vero e proprio universo, lontano e futuristico grazie, principalmente, a tecniche di montaggio e riproduzione tridimensionale avanzatissime per l’epoca. Vennero ricreati veri e propri modellini di navi spaziali, si fece larghissimo uso della fotografia per ricreare le riprese dall’alto che vennero poi inserite manualmente nella pellicola.

Gli anni ’70 furono quelli della svolta. La crisi economica portò al licenziamento di tantissimi addetti agli effetti speciali e truccatori che conseguentemente si misero in proprio dando vita a case di produzione o società specializzate nella realizzazione di effetti speciali. Fu proprio degli anni ’70 l’istituzione della categoria agli Oscar: “Migliori Effetti Speciali” e la prima statuetta andrà proprio nel 1977 a George Lucas per il primo capitolo della saga di Star Wars.

Da lì a poco l’Oscar andrà a Spilberg per merito dell’italiano Carlo Rambaldi e il suo preziosissimo contributo nella realizzazione di E.T.

Gli effetti speciali digitali: le principali tecniche

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Fino a quasi tutta la prima metà degli anni ’90 gli effetti speciali erano opera di artigiani e artisti come Rambaldi. Con l’affermarsi del computer lo scenario si trasformò entrando rapidamente nell’era digitale dove convivono tecniche miste che hanno portato alla realizzazione di film come Toy Story (1995) e Avatar (2010).

Green Screen/Blue Screen

La tecnica del Green Screen è una sorta di fotomontaggio. Gli attori si muovono in un set all’interno del quale viene allestito un apposito pannello di un particolare punto di verde (o blu). Una volta che la scena è stata girata, il fondale viene sostituito in fase di montaggio con un’immagine virtuale (statica o dinamica) realizzata al computer.

La tecnica è stata largamente utilizzata sul set del film 300 di Zack Snyder. Infatti, ogni sfondo del film è in digitale e nessuno dei tre set utilizzati era all’aperto.

Computer Grafica (CGI)

La Computer Grafica nasce a metà degli anni ’60 come risorsa industriale e militare. Lo scopo era quello di creare simulazioni tramite immagini e animazioni create solo ed esclusivamente con l’ausilio della tecnologia informatica. La paternità può essere fatta risalire a Lee Harrison che nel 1967 ha fondato la Computer Image Corporation creando uno speciale calcolatore capace di tracciare un’immagine animata. La tecnica fu utilizzata dall’Enciclopedia Britannica che, alcuni anni dopo, realizzò un intero film animato.

Nel 1975 George Lucas, conscio del potenziale derivante dall’utilizzo dell’applicazione della tecnologia agli effetti speciali, fonda l’ILM (Industrial Light & Magic) come divisione della Lucasfilm. Sotto questo stendardo nascono film come Star Trek II: L’ira di Kahn (1982) dove vediamo ottimamente mixate riprese tradizionali e realizzazioni al computer.

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L’embrione degli sviluppi futuri de della CGI lo troviamo solo negli anni ’90 dove Spilber e Cameron fanno da pionieri con film del calibro di Jurassic Park e Terminator 2: Il Giorno del Giudizio. Erano rispettivamente il 1993 e il 1991.

Ad oggi la Computer Grafica viene utilizzata principalmente per l’animazione di creature viventi, anche fantastiche, come in Dragonheart (1996), Jumanji (1995) e per ricreare scenografie in digitale come nel caso de Il Gladiatore (2000) o del già menzionato 300. Ma non solo, ritroviamo la tecnica in scene di massa come le scene di battaglia di Braveheart del 1995, e nella manipolazione di immagini di repertorio come nella seconda trilogia di Guerre Stellari dove le immagini di repertorio sono state modificate a computer.

L’uso più intenso della tecnica resta, comunque, all’interno della sfera dei film d’animazione dove la Pixar ha fatto da pioniere con il celebre Toy Story del 1995.

Per quanto oggi, si tenda a far convergere tutte le tecniche digitali sotto il nome Computer Grafica è importante sottolineare che la CGI è solo una delle tecniche esistenti e che spesso viene utilizzata in sinergia con altre.

La critica cinematografica e gli effetti speciali digitali

Avatar

Vivo è il dibattito sulla funzione e il valore degli effetti speciali digitali soprattutto tra i critici. Una parte ritiene che l’utilizzo del digitale abbia causato un progressivo impoverimento dei contenuti cinematografici sia in termini di realizzazione artistica artigiana e manuale, sia in termini di trama privilegiando lo “spettacolare” e lo “stupefacente” rispetto al contenuto. Alcuni critici credono fermamente che gli effetti speciali si siano evoluti talmente tanto da rasentare la perfezione e che questo porti lo spettatore a uno stato di mera contemplazione passiva.

Si potrebbero aprire grandi dibattiti filosofici sul tema e probabilmente ognuno di noi avrebbe la sua teoria per diversi motivi. Personalmente credo che l’effetto speciale di per sé arricchisca il film e in certi casi porti gli spettatori ad andare al cinema malgrado il facile accesso a contenuti in streaming. L’abuso può però portare alla realizzazione di scene spettacolari ma sterili.

E voi, coi cosa ne pensate?

Articolo realizzato da Sara Maira Forbit.it

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