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Addio al cacciatore: muore a 77 anni Michael Cimino

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E’ stato uno dei grandi registi americani della New Hollywood, ma il suo è rimasto tuttavia un segno infranto in quella stagione esagerata e profetica.

Nato a New York nel 1939, dopo la laurea a Yale aveva lavorato come sceneggiatore, prima a Silent Running di Trumbull, quindi con John Milius a Una 44 magnum per l’Ispettore Callaghan.

Era stato proprio Eastwood a dargli l’opportunità della regia con Una calibro 20 per lo specialista. 

La United Artists gli produce Il cacciatore e poi I giorni del cielo: i due film hanno un destino opposto. Il primo è un trionfo di pubblico e di critica, coronato da 5 Oscar, il secondo è un incubo fin dal set, che si conclude con la bancarotta della casa di produzione e la fine della New Hollywood stessa.

Cimino pagherà un prezzo altissimo, ostracizzato dal sistema, riuscendo a girare solo un pugno di film ancora: L’anno del dragone, Il siciliano, Ore disperate e l’ultimo, testamentario, indimenticabile Verso il sole nel 1996.

Da allora solo un oblio immeritato e scandaloso, rotto dal Pardo d’Onore di Locarno e da quella memorabile proiezione alla Mostra di Venezia del 2012, della versione integrale e restaurata del suo capolavoro, I cancelli del cielo in sala Perla. Chi c’era non la dimenticherà mai.

La retorica dei coccodrilli che leggerete è quella pigrissima che lo ha perseguitato negli ultimi quarant’anni: il regista di un solo grande film, il flop colossale, la crisi personale e identitaria, il silenzio.

E invece sarebbe ora di fare piazza pulita, proprio a partire dalla sua scomparsa, con stereotipi frusti e banalità assortite, rimettendosi a studiare il suo cinema.

Cimino è stato un gigante, capace di parlare al cuore nero di una nazione, di sfidarne  la retorica patriottica e gli ideali fondativi.

Lo ha fatto con le armi del cinema e di un’idea di america assolutamente originale, quella di un paese fondato sull’immigrazione, sulle comunità, sul loro desiderio di identità e al contempo di riscatto, anche attraverso la lotta di classe contro i grandi proprietari terrieri.

Non è un caso allora che il suo ultimo film sia un ritorno alla terra dei nativi, alle loro tradizioni e ai loro riti.

Oltre a Il cacciatore, Cimino ha lasciato un pugno di film memorabili, il più importante dei quali è proprio I cancelli del cielo.

Uno di quei film maledetti, su cui pende, ancora e senza alcun vero motivo, l’ombra oscura del fallimento e il giudizio severo di allora.

Certo, quello di Cimino è senza dubbio il film terminale della New Hollywood: il punto di non ritorno per il regista-star, a cui tutto è apparentemente concesso, che crea a spese dell’industria, ma poi finisce per perdere il suo film e la sua autonomia.

Erano gli anni eroici in cui Coppola poteva permettersi Apocalypse Now, Martin Scorsese girava il suo capolavoro in bianco e nero e la Paramount finanziava le sei ore di Novecento di Bertolucci.

Il respiro del tempo ha dato ragione a Cimino: la sua grande epopea western, che comincia a Harvard, con il racconto della nascita elitaria della cultura wasp, che pretende di dominare e di imporsi anche sulla frontiera, nella wilderness dei panorami senza confini e senza padroni, resta uno dei film più indimenticabili di quel decennio, che vi invitiamo a riscoprire in queste ore, in questi giorni.

Ne I giorni del cielo c’è tutto lo spirito ribelle e leggero di Cimino, la sua regia infinitamente inventiva, capace di trascendere il paesaggio e i suoi cliché, con una potenza figurativa e mitopoietica, che forse solo Coppola è riuscito ad eguagliare.

Ci troverete anche la contraddizione irrisolvibile e tutta americana tra una promessa nuova di libertà e indipendenza, che affonda le sue radici nel vecchio mondo, nelle sue tradizioni e nei suoi ideali di conquista.

Il cinema hollywoodiano quella contraddizione l’ha occultata, preferendo perpetuare il mito fordiano della frontiera. Svelare l’inganno, facendo a pezzi quel falso sogno d’innocenza con le stesse armi del grande cinema spettacolare, è costato al suo suo regista la cacciata definitiva da quei cancelli del cielo che avrebbe voluto aprire…

Michael Cimino è scomparso nella notte. Il cinema l’ha perduto troppi anni fa.

Eppure, tutto quello che ha lasciato rimarrà indimenticabile.

 

 

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