Cannes 2016. The Last Face

The Last Face 1

The Last Face *

The Last Face centers around a love affair between Dr. Miguel Leon, a relief-aid doctor, and Dr. Wren Petersen, the director of an international aid organization.
Set against the devastating backdrop of war-torn Liberia, Miguel and Wren must find a way to keep their relationship alive in extraordinarily difficult conditions battling their mutual passion for the value of life matched by the intensity of their diametrically opposed opinions on how best to solve the conflict that surrounds them.

Il quinto film da regista di Sean Penn è un brutto scherzo che Thierry Fremaux ha voluto fare al Festival di Cannes.

Non si comprende infatti il motivo per cui lo sciagurato The Last Face sia approdato al concorso ufficiale, se non per prendersi i fischi e le risate di scherzo, che alla proiezione stampa cominciano già dopo pochi secondi, sui tronfi cartelli, che aprono il film preannunciando l’impossibilità di una storia d’amore in tempo di guerra.

I due protagonisti sono un medico che lavora per una ONG in Liberia e la figlia del fondatore che, alla morte del padre, eredita la guida dell’organizzazione.

In uno scenario di guerra di rara brutalità, che non ci risparmia gambe mozzate in sala operatoria, parti di fortuna nella foresta e intestina usate per delimitare il campo di un attacco dei ribelli, i due belli e maledetti si prenderanno e lasceranno, in un tiramolla degno di un romanzo rosa degli anni ’50.

Il cinema di Penn è un concentrato di quella che qui chiamano gauche caviar, terzomondismo un tanto al chilo, immoralità dello sguardo, parole e immagini che grondano retorica spicciola e senso di colpa solo di facciata.

Falso come una moneta da tre euro, il film, per non fari mancare proprio nulla è afflitto da una colonna sonora tonitruante di Hans Zimmer e dai pezzi dei Red Hot Chili Peppers, che dovrebbero far causa a Penn per uso improprio della loro musica.

La Theron al minimo storico, Bardem col pilota automatico del bello e dannato, Jean Reno e la Exarchopoulos così marginali da sparire…

Cinema vecchio, vecchissimo, intimamente, profondamente conservatore: un feuilleton da domenica pomeriggio, che fa arrossire il concorso più importante del mondo.

Cambiale pagata alla celebrità e alla disponibilità dei divi coinvolti, con il loro glamour sulla montée des marches?

E’ evidente che la presenza in concorso di The Last Face non si giustifica in altro modo.

Disastroso e irritante.

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