Cannes 2016. Rester vertical – Staying Vertical

Rester Vertical

Rester vertical – Staying Vertical *1/2

Filmmaker Leo is searching for the wolf in the south of France. During a scouting excursion he is seduced by Marie, a free-spirited and dynamic shepherdess. Nine months later she gives birth to their child. Suffering from post-natal depression and with no faith in Leo, who comes and goes without warning, Marie abandons both of them. Leo finds himself alone, with a baby to care for. It’s not easy, but deep down, he loves it. Through a series of unexpected and unusual encounters, struggling to find inspiration for his next film, Leo will do whatever it takes to stay standing.

Alain Guiraudie torna a Cannes tre anni dopo che il suo Lo sconosciuto del lago aveva fatto scalpore ad Un certain regard, con la sua omosessualita’ esplicita e vorace, su una spiaggia di nudisti.

Il suo nuovo film, che Fremaux ha generosamente selezionato per il concorso, e’ un pasticcio senza capo ne’ coda, che abbandona i toni hitchcockiani del precedente, per sposare quelli della commedia surreale, a la Bruno Dumont si direbbe.

Leo e’ uno sceneggiatore che vaga per il sud rurale della Francia, documentandosi sulle abitudini dei lupi, per un possibile film. Non ha piu’ una casa e vive con gli anticipi che il suo produttore gli versa, per una sceneggiatura, che in realta’ non sta scrivendo.

Nel suo girovagare, conosce e seduce Marie, figlia di un pastore, mettendola incinta.

Le cose tra i due pero’ non vanno per il verso giusto: la madre rifiuta il neonato e scappa in citta’ con i due figli avuti precedentemente. Leo si ritrova quindi da solo, ospite del burbero padre di Marie, che nutre pero’ desideri inconfessabili per il genero.

Nel racconto c’e’ spazio per un vecchio rockettaro che ascolta i Pink Floyd e circuisce ragazzi di vita, per una guaritrice che vive in una foresta e per un produttore che insegue Leo, persino in barca, pur di mettere le mani su un copione.

Guiraudie si ricorda di dover epater la bourgeoisie e quindi, tra un nonsense e una fuga, ci piazza primi piani ginecologici che ricordano L’origine del mondo di Coubert, un parto in diretta, una insistita sodomia fatale e altri inutili orpelli, contribuendo al caos narrativo e stilistico, che non evita neppure derive nella farsa.

Se Lo sconosciuto del lago aveva per lo meno un rigore formale ineccepibile nella messa in scena e un’inquietudine disperata, che bilanciavano la frenesia sessuale dei protagonisti, qui il tono lieve e inconsistente, fatto di brevi schizzi appena abbozzati, finisce per far affondare il racconto, gia’ particolarmente fragile.

Una delusione.

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