Unbroken. Recensione in anteprima!

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Unbroken **

Sempre in cerca di sicurezze e di buoni nomi da vendere al pubblico, per promuovere un film, Hollywood è stata costantemente attratta dagli attori convertiti alla regia.

Angelina Jolie non fa eccezione: diva dallo status indubbio, madre e moglie ammirevole, testimonial umanitario sulle orme di Audrey Hepburn, un paio di anni fa ha esordito alla regia con un melò sul conflitto nella ex Jugoslavia, In the land of blood and honey, presentato a Berlino e poi curiosamente coperto da un pietoso oblio, anche al di là dei suoi meriti.

Questo secondo film nasceva però sotto auspici differenti. Prodotto dalla Legendary Pictures – di solito partner di blockbuster monumentali – assieme alla Universal, a partire dalla vera storia dell’atleta olimpico ed eroe di guerra Louis Zamperini, firmata nientemeno che dai fratelli Coen e poi riscritta da due assi come Richard LaGravenese e William Nicholson, il film vanta collaboratori di primissimo ordine, dalla fotografia di Roger Deakins al montaggio di Tim Squires, fino alle musiche di Alexandre Desplat.

Il profumo di Oscar sembrava inebriare la produzione sin dall’inizio, anche perchè la Jolie è diventata nell’ultimo decennio un’icona della Mecca del Cinema.

Nonostante le buone intenzioni, c’è però qualcosa che non va nel suo Unbroken.

Troppo tradizionale nella messa in scena, mai veramente coinvolgente o ispirato, mai capace di trasformare il racconto di una sofferenza indicibile e di una grande forza di volontà in qualcosa di più significativo.

La Jolie si limita ad impaginare correttamente lo script, che di suo non ha nulla della genialità dei quattro sceneggiatori coinvolti e a dirigere i suoi attori con competenza, ma il film non si fa mai apologo, non supera mai i confini del genere di riferimento ed i suoi clichè.

La storia di Zamperini è diretta con una certa meccanicità, che mostra tutti i limiti di una scrittura drammatica farraginosa e semplicistica.

Nella prima parte, Unbroken, racconta in un doppio registro temporale, lo Zamperini soldato, durante gli attacchi aerei della Seconda Guerra Mondiale, e l’atleta capace di arrivare sino alle Olimpiadi di Berlino, suscitando l’entusiasmo del Fuhrer.

Quando il caccia bombardiere su cui Zamperini e i suoi compagni precipita in mare nel Pacifico, solo lui ed altri due soldati riescono a salvarsi.

Alla deriva per 47 giorni su un canotto di salvataggio, i tre impareranno a difendersi dagli squali, a pescare con gli albatros, a sopravvivere ai colpi del nemico, fino a quando verranno “salvati” dai giapponesi e condotti in un campo di prigionia fuori Tokyo.

E qui il racconto si fa ancor più crudele, perchè a capo del campo c’è un vero e proprio aguzzino, Watanabe, soprannominato “The Bird” che prende di mira Zamperini e lo sottopone ad un trattamento disumano.

Neppure la resa nazista segnerà la fine delle sofferenze indicibili di Zamperini e dei suoi compagni di prigionia…

La Jolie non ha forse sufficiente cultura e sensibilità cinematografiche, per dirigere un film come Unbroken. Al di là di una piuttosto debole metafora cristologica, non c’è molto di più nel suo film, rispetto a quello che appare evidente al comune spettatore.

Il viaggio straordinario di Louis Zamperini avrebbe meritato una messa in scena altrettanto forte, capace di legare con più forza gli episodi di una vita così significativa, ridotti invece a qualche didascalia finale.

La Jolie si limita a svolgere il suo compitino con una timidezza, lontana dalle sue corde e divide con un certo manicheismo stucchevole buoni e cattivi, senza alcuna sfumatura. Il calibro dei collaboratori di cui si è circondata consentono al film di non affondare. Ma non c’è molto altro da ricordare.

Discreta invece la prova del giovane protagonista, l’inglese Jack O’Connell, pressochè sconosciuto al grande pubblico ed autore di un’interpretazione quanto mai fisica.

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16 pensieri riguardo “Unbroken. Recensione in anteprima!”

  1. “Diciamoci la verità, la Jolie non ha la cultura e la sensibilità per dirigere un film come Unbroken”

    Ma come ti permetti? Stai facendo una recensione o il tuo é l’ennesimo articoletto per offendere la Jolie? Ma roba da pazzi… Angelina, che da 14 anni gira in lungo e in largo nelle zone di guerra di tutto il mondo, non ha la cultura e la sensibilitá di dirigere un film di guerra?!…E chi ce l’avrebbe, di grazia, a Hollywood?

    1. L’impegno umanitario della Jolie è fuori discussione. Così come il coraggio di molte sue scelte personali.
      I suoi primi due film da regista sono invece piuttosto deludenti, di maniera, si dimenticano in fretta. Non sembra esserci nessuna idea di cinema nelle sue immagini e un’idea del mondo piuttosto semplicistica. Tutto qui.
      Io non scrivo “articoletti per offendere” nessuno. Faccio il mio mestiere cercando di interpretare quello che vedo. Senza pretese di infallibilità.

  2. I film della Jolie si dimenticano talmente tanto in fretta che quest’anno, dal 10 al 13 giugno, a Londra, si sono riuniti ben 1700 delegati da 123 paesi, compresi 79 ministri, per discutere sulla violenza sessuale in territori di guerra, il tutto ispirato dalla visione del film “In The Land af Blood and Honey”, che non è certo un melò, come scrive questo pseudo-critico…
    Antate tutti a vedere Unbroken, sarà sicuramente un ottimo film…uno che dà del melò ad un film crudo e storicamente accurato come “In The Land of Blood and Honey” ne capisce poco di cinema, fidatevi…(e sicuramente non ha la cultura e la sensibilità di parlare di certe cose…)

    https://www.gov.uk/government/topical-events/sexual-violence-in-conflict

    1. E’ curioso che lei si accalori tanto per un film… che non ha neppure visto!
      E che io non ho nemmeno trattato tanto male! Lo vada a vedere, quando uscirà in sala, e poi ne riparleremo. Senza pregiudizi.
      Quanto a In the land of blood and honey, che sia stato presto dimenticato lo dicono i fatti: l’accoglienza critica non particolarmente entusiasta, la scarsissima distribuzione nelle sale, gli incassi lillipuziani, nonostante fosse l’esordio alla regia di un’icona del cinema internazionale.
      Che poi abbia creato l’occasione di discutere di un tema serissimo e importante è un’ottima cosa. Ma col cinema non c’entra nulla…
      Cari saluti!

    1. Lei continua a travisare il senso e la lettera di quello che scrivo. E pretende di discutere con me di un film che non ha neppure visto. E’ veramente surreale!
      Questo non è un sito di gossip. Ma non è neppure il fans club della Jolie.

      Quanto al Festival di Berlino: In the land… era nella sezione Berlinale special. Non ha vinto alcunchè, nè avrebbe potuto, ovviamente, essendo fuori concorso.
      Ma non è questo il punto, mi sembra di poter dire…
      A lei è piaciuto molto. Ottimo. A me no.
      Unbroken è un po’ meglio. Lei non l’ha visto, ma non è d’accordo a priori. Benissimo. E’ la sua opinione.

      Questo è uno spazio libero. Non c’è bisogno di lanciare crociate o usare toni insultanti.

  3. Non ha vinto alcunchè a Berlino? Ma sta scherzando?? In The Land of Blood and Honey ha vinto il premio “Cinema for Peace 2012” che viene assegnato nell’ambito del Festival, battendo i film elencati nel link sotto…non proprio “filmetti” gli altri, direi…

    http://www.cinemaforpeace.com/flash09/index.htm

    E lei? Che ha praticamente definito la Jolie un’ignorante (non ha la cultura) e un’insensibile, non ha usato toni insultanti? Ma si rilegga il suo articoletto, piuttosto…

  4. Mi creda, se lei non avesse scritto “Diciamoci la verità, la Jolie non ha la cultura e la sensibilità per dirigere un film come Unbroken”, non avrei lasciato nessun messaggio….lei è liberissimo di giudicare il film come meglio crede, ma quello che ha scritto non c’entra assolutamente nulla con la critica cinematografica…

    1. Ho reso più esplicito quel concetto. Forse non ero stato sufficientemente didascalico. Il contesto mi sembra sufficiente a comprenderne il senso, ma evidentemente non è così.

  5. Vedo che ha corretto l’articolo….ora “Diciamoci la verità, la Jolie non ha la cultura e la sensibilità per dirigere un film come Unbroken” è diventato: “Diciamoci la verità, la Jolie non ha sufficiente cultura e la sensibilità cinematografica, per dirigere un film come Unbroken”…Che fa? Si è reso conto anche lei che aveva un po’ esagerato? Non che adesso il concetto sia cambiato molto, comunque….Da parte mia la saluto qui, anche perchè continuare a parlare con uno che cambia le carte in gioco non mi interessa molto…

  6. Sarebbe stato più corretto lasciare esattamente quello che aveva scritto, se ci credeva tanto…(no, no è questione di essere didascalico…così sembra che stia semplicemente rigirando la frittata…)

  7. Avevo detto che non avrei più scritto, ma mi è capitata sott’occhio un’intervista a Vincenzo Amato, l’attore italiano che interpreta il padre di Louis Zamperini in Unbroken…cade troppo a pennello quello che dice Amato, e quindi aggiungerò anche questo messaggio…Amato, già interprete dei film di Crialese “One we were strangers”, “Respiro” e “Nuovo Mondo”, anche scultore, figlio di un avvocato e di una musicista e marito di una docente universitaria (uno che di cultura, in senso lato, ne mastica, quindi), alla domanda della giornalista: “Ma oltre il lavoro, quali sono le passioni dell’attrice?”, risponde: “Il cinema, innanzitutto. Ha gusti molto precisi, conosce le nuove tendenze e tutti i vecchi film francesi. E’ una delle persone più colte che abbia mai incontrato” (da Grazia n° 50 del 10.12.2014)

  8. Io il film l’ho visto ieri sera e mi ha sorpreso molto in positivo, non privo di difetti pero’ mi ha molto appassionato..secondo me al cinema sara’ un successone; non un capolavoro, intendiamoci, pero’ un bellissimo film

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