Venezia 2014. The Sound and The Fury

The Sound And The Fury 1

The Sound and The Fury **

Siamo nel Mississippi, alle soglie della Depressione dei primi del ‘900. La storia, torbida e labirintica racconta la decadenza e la sventura dei Compson, aristocratici del Sud caduti in disgrazia. Le vicende della famiglia vengono raccontate da differenti prospettive. I coniugi Compson hanno quattro figli: Quentin, Candance, Jason (Scott Haze) e Benjamin (Franco). La giovane Caddy (Ahna O’Reilly), unica sorella femmina, viene narrata dai suoi tre diversissimi fratelli e diventa presenza candida e rassicurante, sorella ingenerosa, madre snaturata che abbandona la figlia.

Al suo secondo adattamento da Faulkner ed alla sua decima (!!!) regia cinematografica, esclusi doc e corti, con altri due film terminati ed in fase di post produzione, James Franco sembra essere in costante miglioramento. Sal presentato nel 2011 era piuttosto brutto, così come As I lay dying, mentre già Child of God al Lido nel 2013 e questo ultimo The sound and the fury sembrano indirizzati sulla strada giusta.

Stiamo parlando in ogni caso di adattamenti impossibili, di alcuni romanzi essenziali del Novecento, caratterizzati spesso da uno stile difficilmente trasportabile sul grande schermo.

In questo caso Franco racconta, attraverso il punto di vista di tre fratelli, il crollo di una ricca famiglia del Sud, travolta dalla sciagura, dalla malattia e dall’avidità.

I Compson hanno quattro figli: il più debole è Benji chiuso nel suo mutismo ed in un’infanzia perenne. Caddy la sorella sfortunata e disonorata, costretta ad abbandonare la casa paterna e la propria figlia, quindi Quentin, destinato agli studi di Harvard, ma insofferente del mondo e del trattamento riservato a Caddy. Infine Jason, il più spietato e violento dei quattro, erede del patrimonio familiare e della piccola Quentin, la figlia abbandonata da Caddy. Le ruba i soldi che la madre le invia tutti i mesi, perde il lavoro e tenta di imporre la legge del padre, su una famiglia completamente allo sbando.

Diviso in tre capitoli, L’urlo ed il furore è il più riuscito degli adattamenti letterari di Franco, che richiama il solito cast di attori, guidato dal sempre perfetto Tim Blake Nelson e si ritaglia per sè il ruolo più ingrato, quello di Benji, il figlio di un Dio minore.

Nel farlo però esagera con smorfie, bava, urla e strepiti in primi piani insistiti che sembrano del tutto inutili al racconto, quanto funzionali a sottolineare la sua performance esagerata e sopra le righe.

Se il Franco regista sembra cominciare a gestire con maggior saggezza la direzione d’attori, il montaggio e le logiche narrative, il Franco attore è sempre deludente, inadeguato.

Qualcuno continua a suggerirgli di selezionare meglio i suoi impegni, diradando le presenze davanti e dietro la macchina da presa, a tutto beneficio di una maggior cura dei suoi progetti, che sembrano tutti girati in preda ad un raptus artistico esagerato e coraggioso quanto velleitario.

Fast, cheap and out of control.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.