Transcendence

Transcendece poster

Transcendence *1/2

Wally Pfister debutta alla regia dopo aver firmato la fotografia dei film di Christopher Nolan sin dai tempi di Memento.

Il suo lavoro come direttore della fotografia, che gli ha fruttato l’Oscar per Inception, è stato certamente pregevole e innovativo, soprattutto nell’uso del formato IMAX a 65mm capace di restituire una nitidezza ed una profondità di campo stupefacente.

Ma è evidente, vedendo questo Transcendence, che il ruolo di Nolan, nella costruzione del quadro e nella scelta di illuminazione è stato certamente predominante.

Il film di Pfister è sorprendentemente mal fotografato, piatto sui personaggi e ordinario nelle scelte di messa in scena.

Ma i difetti non finiscono qui.

Il film, scritto da Jack Paglen, racconta di una coppia di scienziati, Will e Evelyn Caster, che lavorano allo sviluppo di intelligenze artificiali.

Le loro avanzatissime ricerche si sono condensate su un computer, Pinn, capace di dare segni di coscienza di sè.

Ma il loro lavoro è preso di mira da un gruppo di terroristi, preoccupati delle implicazioni morali e sociali di una deriva del potere delle macchine senzienti.

In uno spettacolare attentato multiplo, vengono uccisi i responsabili di molti team di ricerca e Will è ferito da uno sparo.

Si accorgerà presto che la pallottola era stata avvelenata con il Polonio e gli rimangono poche settimane di vita.

Grazie al supporto della moglie dell’amico Max, decidono allora di procedere ad un esperimento tentato sino ad allora solo con una scimmia: uploadare l’intelligenza di Will nel cuore di Pinn, creando un intelligenza artificiale a partire dall’esperienza, dai ricordi e dalla conoscenza dello scienziato.

L’esperimento alla frankenstein funziona, ma il nuovo Will Caster, intrappolato nella rete, sembra essere molto diverso dal mite scienziato che tutti conoscevano.

Sfuggiti ad un nuovo attacco della cellula terroristica, Evelyn ed il Will virtuale si rifugiano in  uno sperduto paesino in mezzo al deserto, che trasformeranno grazie all’energia solare ed alla ricchezza facilmente costruita dalla conoscenza della rete, in una roccaforte sotterranea, dove la crescita esponenziale delle capacità di Will andrà di pari passo con una volontà di potenza senza limiti.

Gli unici a tentare di arginare i suoi progetti sono l’amico Max, rapito dai terroristi ed il mentore Joseph, alleato con la squadra dell’FBI, assegnata alle minacce tecnologiche.

L’inedito gruppo di militari, terroristi, agenti e professori tenterà l’assalto alla fortezza di Will, scoprendo che lo scienziato taumaturgo, capace di rigenerare le cellule umane, ha creato una razza di esseri umani praticamente indistruttibili.

Il film cerca l’impervia strada dell’action ecologico e d’autore, ma quello che manca davvero è una storia credibile e personaggi non bidimensionali.

Depp, costretto a recitare attraverso uno schermo di computer è svogliato quanto mai, Rebecca Hall è una scienziata piagnucolosa e succube del marito scomparso ed eternato nella rete, Morgan Freeman ha innestato il pilota automatico, così come Murphy e Bettany, in due ruoli ingrati per conformismo e insignificanza.

Persino la Bree di Kate Mara è un villain senza alcun interesse, nè motivazione.

Pfister e Paglen vorrebbero che la tensione del film si sostenesse nell’incertezza data dai limiti al progresso tecnologico.

L’interrogativo morale che da sempre accompagna la ricerca e il rischio di onnipotenza collegato ad uno sviluppo esponenziale dell’informatica applicata, sono resi anche in modo onesto, ma non si trasformano mai in urgenza narrativa.

I personaggi che dovrebbero incarnare tali inquietudini sono costretti a recitare dialoghi degni di un bar sport. Si pensi alla conferenza iniziale dove i tre colleghi sono impegnati a presentare i loro progetti a potenziali investitori: par di sentire tre bambini di dieci anni e non tre geni della tecnologia…

Ed anche dal punto di vista visivo il film è assai deludente, fermandosi sempre sul limitare della fantascienza.

La regia di Pfister è completamente anonima, incapace persino di scimmiottare quella del suo storico collaboratore.

Una delusione annunciata.

 

 

2 pensieri riguardo “Transcendence”

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