Addio a Roger Ebert. Il critico più influente della nostra generazione

Roger Ebert

Dopo una lunga malattia, combattuta con la forza inesausta di un leone, ci ha lasciato Roger Ebert, del Chicago Sun-Times, uno dei fari della critica cinematografica americana.

Raccontare chi fosse Roger Ebert è un’impresa, che meriterebbe ben altro spazio. L’abbiamo citato su queste pagine infinite volte.

Dopo la laurea in giornalismo ed in letteratura inglese, fu assunto al Chicago Sun-Times a 24 anni e diventò critico cinematografico nel 1967, anche se non aveva una preparazione specifica: erano gli anni della New Hollywood ed il suo giornale voleva un giovane, che sapesse mettersi in connessione con la new wave in corso e con la contestazione imminente.

Vincitore del Pulitzer a soli 33 anni nel 1975, il primo tra i giornalisti di cinema, era diventato notissimo in tutti gli Stati Uniti grazie alla trasmissione televisiva At the Movies, condotta con Gene Siskel, prima odiato rivale del Chicago Tribune, quindi solido partner di una trasmissione che partì sulla tv pubblica di Chicago nel 1975, per approdare alla PBS nel 1978, quindi alla Buena Vista Television nel 1986.

I due presentavano 5 film alla settimana, con una breve clip ed un breve commento, che l’altro aveva il compito di completare o contraddire. Le differenze e i disaccordi erano il sale del programma, condito da battute e provocazioni.

Il loro segno distintivo rimase il pollice alzato o abbassato, a segnalare il gradimento per i film selezionati.

La coppia rimase unita sino al 1999 quando Siskel morì per un tumore a 57 anni.

Esponente di una critica volutamente popolare, capace di parlare a tutti, condusse le sue battaglie più importanti contro le regole restrittive della censura della MPAA, a favore del cinema della realtà e dei documentari.

Ha sempre avversato il 3D.

Ha pubblicato una quindicina di libri con le sue recensioni ed ha creato il suo Festival, a Chicago ovviamente, sin dal  1999.

Negli ultimi anni, persa la voce a causa del tumore, è stato un formidabile utilizzatore di internet e dei social network, con i quali riusciva ancora a dialogare con il mondo e con la vastissima schiera dei suoi fans e dei suoi colleghi.

Polemista instancabile, voce profonda dell’America liberal, con tutte le sue contraddizioni, è stato ricordato anche dal presidente Obama:  “For a generation of Americans — especially Chicagoans — Roger was the movies. When he didn’t like a film, he was honest; when he did, he was effusive — capturing the unique power of the movies to take us somewhere magical.”

Grande sostenitore del cinema di Werner Herzog, sceneggiatore per Russ Mayer, a chi gli chiese quale film potesse essere proiettato in Paradiso, rispose: Quarto Potere.

Qui trovate il suo ultimo articolo, significativamente intitolato Leave of Presence.

Per l’apertura del suo Ebert Fest,che comincerà il 17 aprile, aveva scelto il capolavoro di Terrence Malick, I giorni del cielo.

Martin Scorsese, assieme a Steven Zaillian e Steve James, sta lavorando ad un documentario sulla sua vita.

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