Mereghetti su Io e te di Bertolucci

Da giovedì nelle sale italiane, Io e te di Bernardo Bertolucci è l’oggetto della recensione settimanale di Paolo Mereghetti.

Il critico del Corriere si sofferma non tanto sull’ultimo film, quanto sul cinema di Bertolucci, che ricomincia da capo per l’ennesima volta, dopo 10 anni di forzato silenzio.

[…] Vedendo e rivedendo i film di Bertolucci (e leggendo quello che è stato scritto, spesso con grande sagacia, su di lui) mi è sembrato che davanti ai suoi film venissero spesso alzati degli schermi interpretativi: l’importanza della psicoanalisi, quella della cinefilia, l’ambizione «hollywoodiana» o a turno «nouvellevaghiana» delle sue messe in scene… Tutte cose giustissime e sacrosante. Ma alla fine insufficienti. Anche per capire questo Io e te, che pure sottolinea, rispetto al testo letterario di Ammanniti, una serie di elementi molto psicoanalitici e molto bertolucciani.

[…] A differenza di altri film e registi che leggono il reale per «estrarne» una qualche morale o suggestione, Bertolucci fa il percorso inverso: utilizza tutti gli strumenti affinati negli anni, dalla psicoanalisi alla cinefilia alla consapevolezza politica per restituire sullo schermo le tante sfaccettature del mondo. Il quattordicenne Lorenzo raccoglie nel suo sguardo imbronciato e nelle sue ruvidità relazionali tutta la complessità di ogni adolescente sospeso tra l’affetto familiare e la voglia di ribellarsi, l’indipendenza e il bisogno d’aiuto, la rabbia e l’ingenuità. Di cui la sorellastra Olivia diventa l’immagine speculare.

[…]  la messa in scena di Bertolucci sfrutta ogni elemento per restituire allo spettatore la ricchezza e la complessità del mondo reale. E di due personaggi che forse finiranno per diventare il Marcello del Conformista , il Paul o la Jeanne di Ultimo tango , la Caterina della Luna , il Jason dell’ Assedio ma che per intanto ci raccontano la bellezza e l’entusiasmo della vita. Che la foto fissa con cui si chiude il film non fa che rafforzare ancora di più, ribadendo il ruolo della finzione (lo stop sull’immagine rompe la credulità dello spettatore) ma sottolineandone anche la forza e il messaggio.

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Un pensiero riguardo “Mereghetti su Io e te di Bertolucci”

  1. Io e te, segna il ritorno di Bernardo Bertolucci dopo lunghi anni di assenza e l’assenza ha segnato evidentemente il suo risultato, perchè il film è la summa di tutti i temi che hanno contraddistinto la filmografia di Bertolucci. L’adolescenza, gli ambienti claustrofobici, la psicanalisi, il difficile ed edipico rapporto madre figlio, la solitudine, il dolore e la vita.
    Il film ci immerge in questo tunnel buio ed intricato che è l’adolescenza e lo fa in maniera fisica, lo spettatore avverte il disagio e la tensione dei due personaggi e il malessere di chi non immagina possibili soluzioni a tanto dolore, la storia è una storia universale e quasi fuori dal tempo, dove le colpe non sono addebitabili a nessuno, i genitori distratti ma nella norma (soprattutto il padre), la madre piena di paure ma non abbastanza attenta, non sono mostri e i due ragazzi hanno storie ordinarie, ed è questa la grandezza del film, metterci davanti a storie di ordinaria sofferenza, lei un’adulta con un vuoto affettivo, lui un ragazzo spaventato dalla vita, la condivisione di uno spazio stretto e delle reciproche paure li unisce in un abbraccio intimo, doloroso e di accettazione e li condurrà verso la strada delle loro vite.
    Emozionante, disperatamente bello e poetico. La scena del ballo con la canzone di David Bowie emotivamente molto forte. Lo sguardo di Bertolucci verso i due protagonisti amorevole. Molto interessante il ruolo dello psicanalista che é su una sedia a rotelle, somiglia fisicamente a Bertolucci ed ha lo stesso timbro di voce. Bertolucci sceglie per se il ruolo di chi ascolta.

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