Venezia 2012. The Reluctant Fundamentalist – film d’apertura

The Reluctant Fundamentalist **

Mira Nair per la quinta volta al Lido a vent’anni dal debutto con Mississipi masala, è scelta da Alberto Barbera per aprire la 69° Mostra del Cinema e la sua nuova avventura da direttore.

The Reluctant Fundamentalist è però un film deludente da ogni punto di vista: di un buonismo appiccicoso, pieno di stereotipi e di inutili elementi thriller in quello che doveva essere un ritratto intimo e personale di un doppio rifiuto di ogni “fondamentalismo”

Tratto dal romanzo di Mohsin Hamid, il film racconta la storia di Changez, giovane pakistano laureato a Princeton ed entrato presto in una grande società di consulenza newyorkese. Accolto sotto l’ala protrettrice del suo capo Jim Cross, diventa uno squalo nel capire come massimizzare i profitti delle aziende senza curarsi dei costi umani di questa deriva.

L’11 settembre cambierà tutto. Improssivamente il suo sogno americano si trasforma in un incubo. Viene perquisito all’aeroporto, insultato per strada, guardato con sospetto e paura, ‘usato’ persino dalla fidanzata americana, ovviamente  nipote del grande capo, fotografa e vulnerabile.

La paranoia lo spinge a ripensare la sua vita e le sue scelte.

Tutto questo ci viene raccontato in lunghi flashback, dieci anni dopo, quando Changez ritornato a Lahore in Pakistan è un professore accusato di fomentare la rivolta e fiancheggiare un gruppo vicino ad Al Khaeda.

In una cornice da banale film d’azione, Changez viene intervistato dal giornalista americano Bobby Lincoln, che vuole in realtà carpirgli delle notizie su un suo collega, un professore americano, rapito dai terroristi. Nessuno dei due sembra dire la verità: Bobby lavora per la CIA? Changez è un cattivo maestro che spalleggia i rapitori? The Relunctant Fundamentalist vorrebbe essere avvincente e far pensare: risulta invece inesorabilmente prevedibile e macchinoso.

Il film della Nair è modesto come ve lo sareste immaginato, anche prima di vederlo. Non un’immagine che resti nella memoria, non un momento di verità o di coraggio, in un film che scorre placido come un tv movie di terz’ordine, con tutti i personaggi a fare la cosa giusta, tutti buoni, belli, intelligenti e incompresi. La stessa scelta del protagonista, prima squalo della finanza, poi professore pauperista, lontano sia dall’arroganza dell’imperialismo americano quanto dalla violenza terroristica, arriva troppo improvvisamente e senza alcuna plausibilità drammatica.

Direzione degli attori assolutamente nella norma: così come accadeva fino a 4-5 anni fa, un’apertura – fuori concorso – del tutto inutile.

Cosa ci fa questo film ad una Mostra d’Arte Cinematografica? Nulla.

Speriamo che dal concorso ufficiale arrivino novità ben più incoraggianti.

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