Mereghetti su Il cavaliere oscuro – Il ritorno

Torna sulle pagine del Corriere della sera la rubrica di Paolo Mereghetti, dedicata naturalmente, questa settimana, al nuovo film di Chris Nolan.

Abbiamo visto il film ieri in anteprima IMAX e ci è parso di misurare, almeno da metà in avanti, l’abisso che lo separa da Il cavaliere oscuro.

L’ambizione e la capacità di racconto non mancano di certo al regista inglese, ma qui ci sono molti passaggi a vuoto e due villain di scarsissimo peso, il più importante dei quali è mutilato da una maschera che gli occupa metà volto e che gli toglie qualsiasi espressività. Scegliere un attore sopraffino e di grandissimo impatto fisico, come Tom Hardy e poi costringerlo in una parte così ingrata ci è parso davvero infelice.

Basterebbe ricordalo in Bronson, per capire quanto qui è stato sottoutilizzato.

E’ allora la ladra Selina, interpretata da Anne Hathaway, a rubare la scena a tutti, grazie alla parte meglio scritta di questo terzo episodio, che evita qualunque confronto con la catwoman di Michelle Pfeiffer.

Complessivamente il film si tiene alla larga da scelte troppo drastiche e definitive, limitandosi a riannodare diligentemente i fili lasciati aperti dai primi due episodi.

La bravura di Nolan nel gestire le moltissime sottotrame è nota, ma qui non ci sono personaggi memorabili, nè scelte di regia particolarmente innovative. Siamo nel solco della tradizione, anche da un punto di vista narrativo: lontano dagli sperimentalismo di Memento e di The Prestige, Nolan si richiama al romanzo ottocentesco, ai Dumas, persino al Dickens di A tale of two cities, con un’ambiguità, anche idologica, comune a molti blockbuster.

Presto pubblicheremo la nostra recensione. Ma preferiamo che le emozioni della visione “a caldo” si sedimentino in un giudizio più meditato.

A Mereghetti invece il film è piaciuto. Tre stellette il giudizio sintetico:

Se c’è una «qualità» che non fa certo difetto a Christopher Nolan quella è l’ambizione. Ambizione di sognare in grande, di raccontare in grande, di immaginare in grande. Lo conferma anche questo Il cavaliere oscuro – Il ritorno, grande per durata (164 minuti) ma soprattutto per ambizioni narrative e, si parva licet, antropologiche.

Non solo il «tradizionale» blockbuster estivo (in tutto il mondo o quasi è uscito a metà luglio, in Italia il 29 agosto) ma una specie di riflessione anticonvenzionale sulla figura del supereroe: per «rinascere» Wayne/Batman dovrà addirittura scoprire «la paura della morte», altro che superpoteri! E intanto il film rivela un’insolita capacità di «rileggere» la Storia, a cominciare dalla riscoperta della lotta di classe e dalle ingiustizie dello sviluppo capitalista.

[…] Ridotto ai minimi termini, Il cavaliere oscuro – Il ritorno racconta il lungo calvario attraverso cui deve passare Bruce Wayne (Christian Bale) per tornare a sentirsi in diritto di essere Batman (nel film precedente, Il cavaliere oscuro, lo avevamo lasciato solo e disperato, costretto a passare per l’assassino del procuratore Harvey Dent pur di far trionfare le labili ragioni della civiltà).

[…] Ma all’ostacolo psicologico se ne aggiunge anche uno fisico, il nerboruto Bane (Tom Hardy), nascosto dietro a una strana maschera per respirare e a capo di un popolo di diseredati usciti letteralmente dalle fogne di Gotham City. Sono loro che, con azioni sempre più spettacolari, si impossessano della città, la isolano dal resto del Paese tagliando i ponti (è evidentemente la voglia di identificare Gotham con Manhattan, viste le riconoscibilissime sagome dei suoi grattacieli) e minacciano di far esplodere una bomba nucleare.

Qui, nell’ultimo atto della trilogia, il Male viene dalla società, dai più diseredati e trascurati, dalla voglia di rivalsa di chi è sempre stato schiacciato ed escluso dal potere (e il pozzo-prigione da cui non si può uscire è il simbolo perfetto di questa condizione), che Christopher Nolan, con il suo fratello cosceneggiatore Jonathan, racconta con passione e dovizia, offrendo a ognuno dei personaggi principali di tratteggiare il proprio carattere e non solo di compiere le proprie azioni.

 

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2 pensieri riguardo “Mereghetti su Il cavaliere oscuro – Il ritorno”

  1. un polpettone di costose americanate, indigesto a chi abbia un minimo di sensibilità cinematografica, buono giusto per lo spettatore medio delle multisala. 3 ore di sbadigli assicurati. Non so dove Mereghetti abbia visto tutta quest’arte, i temi che illustra nella sua critica sono accennati ma a livello che più superficiale non si può.

    1. Non so quale film tu abbia visto. non è che sei rimasto a guardare “Batman & Robin” a casa in DVD? Quello era di Joel Schumacher. E qui hai pienamente ragione. Un polpettone di non si capisce chè ingredienti con tanti sbadigli buono nemmeno per uno spettatore medio. Per uno Sub normale neanche. Ma il Batman di Nolan è a dir poco egregio.

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