Addio a Tony Scott

Cominciai a parlare del film riferendomi ad Apocalypse Now e Mad Max 2 (The Road Warrior), cosa che li spaventò non poco. Avendo una formazione artistica, la mia sensibilità tende ad essere poco solare. Continuai a pensare al film come ad un Apocalypse Now su una portaerei mentre loro (Simpson e Bruckheimer) continuavano a dire, ‘No, no, no.’ Poi, un giorno ci arrivai, capii cosa stavano cercando. Non volevano un’Apocalypse Now, era più qualcosa su jet argentati che sfrecciavano in cieli azzurri. Una specie di rock’n’roll nei cieli.

Tony Scott sulle origini di Top Gun

Fratello minore del più famoso e considerato Ridley, regista pubblicitario di formazione classica e buoni studi d’arte, Tony Scott abbandonò presto le velleità artistiche tradizionali, lavorando per la pubblicità e massimizzando nel corso della fine degli anni ’70 e dell’inizio degli ’80 il patrimonio di esperienza e competenza maturando in quel mondo per debuttare ad Hollywood.

Ridley aveva già diretto quelli che resteranno i tre capolavori della sua carriera di regista (I duellanti, Alien e Blade Runner) quando Tony dirigerà per la Mgm l’insolito e curioso horror, Miriam si sveglia a mezzanotte con Bowie, la Deneuve e la Sarandon.

Il film non ebbe grande successo ma attirò l’attenzione del duo Bruckheimer e Simpson, i maghi dell’action anni ’80 che gli proposero Top Gun, con il giovanissimo Tom Cruise ed un cast di attori alle prime armi, da lanciare nell’empireo dei facili anni di Reagan.

Il film fu un trionfo di pubblico, impose Cruise e spinse definitivamente il suo autore verso la continua riproposizione di quella formula action, di rado intervallata da alcuni film più personali che restano tra i migliori della sua carriera.

Particolarmente fortunato il sodalizio con lo sconosciuto sceneggiatore Quentin Tarantino, che gli fece leggere le sceneggiature di Le iene e Una vita al massimo.

Scott avrebbe voluto dirigerle entrambe, ma Tarantino era deciso a girare lui stesso il primo. E così avvenne. Senza dubbio Una vita al massimo è uno dei risultati più alti della carriera di Scott e una delle migliori, se non la migliore, sceneggiatura del primo Tarantino. Una rielaborazione del tema di Bonnie & Clyde, condita di citazioni, iperrealismo, dialoghi fulminanti e battute memorabili.

Purtroppo la cattiva fama di Scott l’ha un po’ oscurato, ma è certamente da riscoprire, così come l’altra collaborazione con Tarantino, quell’Allarme rosso, con Hackman e Washington, i cui dialoghi sono stati rinforzati e corretti dalla mano invisibile di Quentin, non accreditato.

In mezzo, Nemico Pubblico, una sorta di sequel dello straordinario La conversazione di Francis Coppola, aggiornato al tempo della fine della privacy e dell’intrusione elettronica e informatica nella nostra vita. Un piccolo gioiello di ritmo e precisione narrativa con Will Smith e Gene Hackman.

Molto discusso e idolatrato ai tempi della sua uscita anche L’ultimo boyscout con Bruce Willis detective senza scrupoli, con la barba di tre giorni e l’aria da loser. Interessante e old style anche Spy Game con la coppia Redford e Pitt: quasi un passaggio di testimone.

Gli ultimi anni sono quelli del sodalizio con Denzel Washington, ma sono certamente i più discutibili e poco riusciti: la profesionalità fa gioco sull’inventiva, in film che sono a servizio del divo e della sua granitica buonafede.

Il confronto con il successo di Ridley deve essergli pesato in qualche caso, ma Tony ha sempre trovato nell’arco di una carriera trentennale la sua strada personale: il suo cinema di superfici, patinato, lucido e ludico allo stesso tempo, umanista e vecchia scuola, sembrava rappresentare l’epitome della fuggevolezza degli anni ’80.

Un tumore inoperabile l’ha spinto a togliersi la vita ieri mattina.

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