Mereghetti su Diaz

Il film della settimana per “Il Mereghetti“, è Diaz di Daniele Vicari, che racconta la notte nella scuola elementare di Genova, assediata da 300 poliziotti che massacrarono i manifestanti e i giornalisti che lì alloggiavano nel corso del G8, il 21 luglio 2001.

Le responsabilità sono state oggetto di una sentenza penale, ma la giustizia si ferma di fronte alla verità ricostruibile e documentabile, secondo le regole processuali.

Il resto rimane nel regno delle ipotesi, che tocca a storici, politici ed artisti cercare di chiarire. Diaz non sembra esserci riuscita, secondo il critico del Corriere della Sera.

Altri hanno invece trovato il lavoro di Vicari particolarmente significativo e riuscito, anche dal punto di vista cinematografico, con una struttura quasi da action-movie, in cui la gestione dei flashback si incarica di chiarire motivazioni e dinamiche.

[…] il produttore Domenico Procacci con la sua Fandango e il regista Daniele Vicari (che firma la sceneggiatura con Laura Paolucci) hanno scelto di fermarsi ai fatti, di ricostruire con puntiglio e realismo che cosa è successo quella notte del 21 luglio 2001 prima nella scuola poi nella caserma. Ma senza andare al di là. Cancellando teorie, complotti ma anche «giustificazioni» e spiegazioni. I fatti, solo i fatti, lasciando allo spettatore il compito di trarre da solo le conseguenze che vuole.

Una scelta comprensibile ma molto rischiosa, soprattutto se pensiamo che lo spettatore cinematografico è spesso abituato ad aspettarsi la «soluzione» della storia che vede svolgersi sullo schermo, che si tratti di un giallo, di un dramma d’amore o di un fatto di cronaca. Con Diaz non succede. O meglio: succede solo fino a un certo punto […]

Tutto sarà funzionale a mostrarci quella che il vero poliziotto interpretato da Santamaria, il vicequestore Fournier, definirà in tribunale «un intervento di macelleria messicana», con la furia dei poliziotti che si abbatteva senza freni su giovani inermi e inoffensivi. Vicari gira con una macchina da presa molto mobile, come fosse un operatore televisivo casualmente sul luogo dell’azione […]

Ma tutto questo non toglie che alla fine le immagini lascino come un senso di incompiutezza, che non bastano le didascalie finali a riempire. «Perché?» è una domanda che anche in questo film aspetta ancora risposte.

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