Locarno 2011. Super 8

Super 8 ***

Era uno dei più attesi blockbuster della stagione estiva americana, anche per la collaborazione tra due talenti portentosi: J.J.Abrams, qui in veste di regista e sceneggiatore e Steven Spielberg, co-produttore con la sua Amblin, marchio storico delle avventure degli anni ’80.

E proprio il recupero quasi filologico delle atmosfere di E.T., Incontri ravvicinati, I Goonies, Gremlis, Ritorno al futuro era l’obiettivo non tanto velato del magnifico duo.

Con Super 8 facciamo un salto indietro al 1979: siamo a Lillian, una piccola cittadina del midwest.

In un incidente sul lavoro muore la madre del protagonista, Joe. Il padre, il vicesceriffo Jack Lamb se la prende con Louis Dainard: presentatosi ubriaco, aveva perso il posto di lavoro ed  suoi turni erano stati assegnati alla moglie di Jack, proprio il giorno dell’incidente.

Passano quattro mesi e l’estate incombe: Joe ed i suoi quattro amici, fanatici del cinema di genere, si ritrovano, dopo la scuola, per girare con una piccola cinepresa in super 8, un cortometraggio horror alla George Romero.

Nel gruppo tutto maschile, si inserisce la giovane Alice, scelta dal regista del gruppo, Charles, come protagonista femminile del film.

Alice però è proprio la figlia di Louis Dainard. Tra lei e Joe nasce una complicità, che deve superare l’odio tra i loro genitori.

La sera, mentre i ragazzi si ritrovano in una vecchia stazione abbandonata, per girare la scena di un addio, tra l’eroe e la sua bella, improvvisamente si avvicina un treno dell’esercito ad altissima velocità.

Un furgone bianco, guidato dal professore di biologia della scuola, si precipita sui binari causando il deragliamento del convoglio e la sua completa distruzione. Intanto la cinepresa dei ragazzi riprende tutto…

Qui Abrams sfrutta a pieno la potenza degli effetti speciali e di un sonoro strepitoso, per mettere in scena il più incredibile dei disastri ferroviari, che sconvolgerà la vita della piccola cittadina e quella del gruppo di amici e delle loro famiglie.

Mentre il mistero si infittisce sul pericoloso carico trasportato sul treno, i cani di Lillian cominciano a scomparire, poi lo sceriffo, quindi i militari mettono in quarantena la città ed esautorano la polizia locale: la minaccia viene da lontano…

Sarà Joe, assieme ai suoi amici, a scoprire la verità e ad affrontarla con coraggio e lungimiranza, per salvare Alice.

Super 8 dà il suo meglio nella prima parte, quando si riassapora con nostalgica ironia un tempo passato che, per noi trenta-quarantenni, coincide con quello della propria infanzia. E’ una madeleine proustiana questo Super 8, che ci riporta indietro a quando si giocava con i pupazzetti di Star Wars, si assaporava – in un trionfo di discomusic – la magia dei primi walkman ed in cui i cattivi erano, per antonomasia, i sovietici.

Il gusto e la misura di Abrams sono encomiabili, la sceneggiatura è scoppiettante, ricca di colpi di scena e riaggiorna alla sensibilità moderna i racconti ingenui di allora.

Ma non c’è solo una sterile e furba evocazione del passato: con un sapiente gioco di scrittura, Abrams ritorna in qualche modo sullo stesso incubo che animava Cloverfield – con l’ossessione delle immagini, capaci di creare emozione e svelare l’alieno – fondendolo con la poetica spielberghiana dell’inclusione dei diversi, della purezza dell’infanzia, dell’incapacità dei padri di assumersi le proprie responsabilità.

Diventano due i mondi cinematografici di riferimento: attraverso il corto in super 8, che girano i protagonisti, finisce per tornare in superficie il cinema horror di George Romero e quello degli esperimenti dei grandi maestri, passati dalla factory di Roger Corman.

Tra i giovani attori, tutti piuttosto indovinati, si segnala ancora una volta Elle Fanning, già strepitosa in Somewhere, qui è ancora più brava, sia quando recita a fare l’attrice, per il gruppo di amici, sia quando si pone con straordinaria naturalezza nei panni di Alice. Un talento purissimo, come già lo era la sorella più grande, Dakota.

Super 8 cede un po’ nella sconda parte, quando il racconto della vera natura del pericolo si fa meno riuscito e la conclusione stellare sembra un po’ posticcia.

O meglio, siamo forse noi a non esserci più abituati. Se anche Spielberg è passato da Incontri ravvicinati a La guerra dei Mondi, il finale aperto di Super 8 suona forse inadatto in tempi di crisi, di scontri religiosi ed etnici irrisolti, in cui la soluzione più semplice sembra essere quella di chiudersi nelle poche certezze conformiste, rifiutando ogni diversità.

Super 8 in ogni caso si pone come perfetta macchina da intrattenimento nell’estate americana e conferma il gusto dei selezionatori del Festival di Locarno che l’hanno voluto come film d’apertura della 64° edizione del concorso, in una serata solo in parte rovinata dalla pioggia che ha sferzato la Piazza Grande, pochi minuti prima della proiezione, costringendo i meno coraggiosi a riparare nel comodissimo Auditorium Fevi.

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