Mereghetti su Transformers 3

Puntuale come ogni settimana Paolo Mereghetti dedica il suo lungo articolo per il Corriere della Sera a Transformers 3. E’ una recensione piena di distinguo, di incisi, di frecciate a Michael Bay, a Rosie Huntington-Whiteley e persino a Steven Spielberg, che produce l’ennesimo kolossal guerrafondaio.

Mereghetti sembra essersi divertito durante la visione, poi però, al momento di scriverne i dubbi hanno cominciato ad affiorare. E’ un atteggiamento comune: quando un film sollecita i più bassi istinti, se lo fa con successo, può anche divertire. Poi però il compito di chi è chiamato a dare un giudizio di valore, deve tenere in considerazione altri fattori, non solo l’emozione di un momento.

Cambia la coprotagonista (la più insipida Rosie Huntington-Whiteley al posto della «ribelle» Megan Fox, che aveva osato criticare l’autoritarismo del regista) ma la storia cambia poco: sempre buoni contro cattivi, Autobot contro Decepticon, difensori della civiltà contro invasori alieni…

Il tema di fondo è sempre il rischio che il mondo sia distrutto e che l’umanità (qui il popolo americano, ma solo per la «solita» deformazione retorica del cinema hollywoodiano) sia ridotta in schiavitù anche perché chi è incaricato di difenderci non sembra molto adatto alla bisogna. Ma per fortuna non ci mancano gli eroi e soprattutto le armi necessarie a scatenare la controffensiva. E anche questo sarebbe un punto su cui chiedere qualche lume al coproduttore Steven Spielberg, perché alla fine il vero piacere del film – soprattutto per il suo pubblico d’elezione, quello adolescenziale – è quello dello scontro senza tregua, della lotta all’ultimo sangue (o bullone) e dell’importanza di dotarsi di un adeguato armamentario bellico… Ma anche qui forse ci facciamo coinvolgere troppo dalla nostra formazione cinematografica, quella che si era nutrita di film «pacifisti» come E.T.-L’extraterrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo.

[…]

In due ore e trenta di film i colpi di scena sono evidentemente tantissimi ma in questa terza puntata il coinvolgimento dell’elemento umano è decisamente maggiore e le sequenze più spettacolari sono proprio quelle che vedono attori in carne e ossa «coprotagonisti» delle scene digitali (Sam che viene sbalzato fuori e poi ripreso da BumbleBee che passa da auto a transformer e ancora a auto). Riuscendo alla fine a riequilibrare quel curioso compiacimento «luddista» che finisce trasformare la distruzione dei simboli urbani (qui di Chicago) in un elemento di divertimento. Non sprovvisto di una inquietante pulsione masochista.

Come dargli torto… già il secondo episodio soffriva degli stessi limiti e dello stesso compiaciuto catastrofismo.

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