The Tourist

The Tourist *1/2

C’era una volta un giovane regista tedesco di belle speranze, premiato con un frettoloso Oscar, per un film che parlava di spie e passioni nella vecchia Europa della cortina di ferro.

La descrizione di un mondo chiuso, il realismo e lo squallore della vita sotto il regime, si intrecciavano ad un profondo senso di smarrimento ed alla perdita di ogni punto di riferimento, una volta che quel mondo era crollato miseramente.

Interpretato in maniera sublime dal compianto Ulrich Mühe, Le vite degli altri è entrato nella coscienza collettiva, forse al di là dei suoi meriti.

Von Donnersmarck ha colto immediatamente l’occasione e si è lasciato subito corrompere dalle sirene hollywoodiane che gli hanno messo a disposizione una nuova storia di spie e tradimenti, assieme ad un budget stratosferico, ad un paio di super divi e ad un’ambientazione europea tra Parigi e Venezia.

Con The Tourist si andava poi sul sicuro, essendo il remake del piccolo film francese Anthony Zimmer, con Sophie Marceau e Yvan Attal, entrambi credibili nei ruoli di un’agente dell’interpol sotto copertura e di un malcapitato turista, incontrato sul treno dalla donna e scambiato da tutti per un pericoloso criminale, ricercato tanto dalla polizia che dalle vittime delle sue truffe.

L’incipit pesca a piene mani dai clichè hitchcockiani, con la bella di turno pedinata dalla polizia e con l’ignaro innocente, coinvolto in un gioco più grande di lui.

Ma sin dall’inizio il film di Von Donnersmarck è superficiale, posticcio, mal girato e fiacco.

Incapace di creare suspense e persino interesse per le sorti dei due statuari, ma un po’ imbolsiti divi, il film del regista tedesco è del tutto privo di qualunque autorironia. Il postmoderno è passato invano per Von Donnersmarck, che gira pomposamente come fossimo negli anni ’50, con lo star system imperante ed un’idea di Europa da basso impero.

Basti solo la considerazione che il viaggio in treno da Parigi a Venezia, nel quale la bella Elise incontra il matematico Frank e lo sceglie per impersonare il misterioso amante e truffatore Alexander Pierce, dura lo spazio di un pranzo.

Polizia e truffati credono che l’americano Frank sia il misterioso Pierce e gli danno la caccia, fino a che la sua evidente inettitudine svela l’inganno di Elise.

Intanto Frank si innamora della donna e decide di restare in laguna e seguirla nelle sue avventure veneziane.

Seguiranno ancora inseguimenti nei canali e nuove macchinazioni.

Il finale, per pietà, ve lo risparmiamo, ma, per come l’ha impostato Von Donnersmarck, è facilmente intuibile.

Il regista tedesco butta via in un paio d’ore tutto il credito guadagnato con il sensibile e realistico Le vite degli altri, tornando a parlare di spie e complotti nel modo più lontano da quello utilizzato all’esordio.

Qui vorremmo essere in piena Hollywood classica, con divi sempre pettinati e truccati, con primi piani che si sprecano, con glamour e bellezze senza fine a circondare il tutto di un alone stucchevole e appiccicoso.

Ripetto ad un film di stampo simile come Innocenti bugie di Mangold, qui Von Donnersmarck e i suoi attori si prendono tremendamente sul serio, non riescono minimamente a comprendere che l’unica possibilità di salvezza per il lorò melò d’azione risiede nell’autoironia e nel gioco divertito con i clichè: solo la Jolie sembra aver capito il tono leggero da commedia, che il film avrebbe dovuto avere, ma nessuno sembra seguirla.

Non certo le musiche pompose e inadeguate di James Newton Howard, che contribuiscono al tono ridicolo di tutta l’operazione.

Von Donnersmarck ritorni presto alla sua amata Germania, anche perchè come regista d’azione ha davvero il fiato corto. E si renda conto che ci vuole professionalità e competenza anche per girare un film come The Tourist.

Un’occhiata all’originale Anthony Zimmer gli avrebbe forse risparmiato questa figuraccia.

Quanto ai molti attori italiani, coinvolti nell’operazione veneziana, si tratta per lo più di comparsate, senza spessore, dal torbido Boni, al ridicolo Frassica, dal consierge idiota Marcorè, all’amante respinto Raul Bova.

L’unico che ha una parte più significativa è l’ottimo Christian De Sica, nel ruolo del commissario doppiogiochista.

Sulle nominations ai Golden Globe per film e attori stendiamo un velo pietoso: certi riconoscimenti dicono molto di più sulla pochezza di chi li assegna, che sulle qualità dei premiati.

 

3 pensieri riguardo “The Tourist”

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