3D, SO FAR

Cameron - Spielberg

Analisi semi-seria sulla rivoluzione tecnologica che ci ha reso tutti quattrocchi (o peggio)

by Tomaso Vimercati

Venerdì 15 Gennaio 2010, Roma, cinema Adriano.

E’ il primo spettacolo del pomeriggio e il mio amico Marco ha prenotato due bei posti per il tanto atteso Avatar.

Temiamo scene apocalittiche, anzi titaniche, invece la situazione in sala pare sopportabile. D’altra parte, voi direte, c’è anche gente che lavora; ma non siamo certo noi, aspiranti sceneggiatori e direttori della fotografia, disoccupati per vocazione, e nemmeno Gabriele Muccino e Raul Bova, seduti lì davanti con le rispettive gnocche, evidentemente impazienti di capire se il gap tra i film che li mantengono e il cinema che conta davvero si sia ulteriormente allargato.

Il film scorre via che è un piacere, considerato il minutaggio, e sui titoli di coda se la prendono tutti comoda: c’è chi cerca senza successo di portarsi a casa gli occhialini, chi rimane a fornicare sulle poltroncine, chi aspetta che la massa defluisca per non essere riconosciuto.

Io ho già i miei di occhiali -piuttosto spessi per altro-, non sono particolarmente famoso, né particolarmente attratto da Marco, quindi mi avvio discretamente verso l’uscita; trovo ad attendermi un paio di giornaliste d’assalto, con fedeli video-operatori al seguito: cacciatori di interviste per i TG serali.
“Avete visto Avatar in 3D? Un paio di domande dai!”

Faccio il prezioso, ma poi -narciso- mi concedo.“Pensi che il 3D sarà davvero il futuro del cinema?”
Sorrido sornione e decido di fare un regalo a tutti i telespettatori di La7:“Guarda, il film più bello che ho visto ultimamente è Il nastro bianco di Haneke: è un film in bianco e nero…”

Sguardo in camera, sguardo alla giornalista e faccio per andarmene. Lei mi sorride vogliosa, ma io mi limito ad aggiustarmi la coppola e dileguarmi tra la folla, tronfio e vanesio come nemmeno Mourinho dopo uno scudetto. “Accidenti” penso “dovevo fare l’attore, mica lo scriba!”

L’ora successiva è riempita da buona birra e fiumi di parole sul treddì. Ciò che segue è quindi largamente debitore alla fissazione tridimensionale di Marco, all’opulenza tridimensionale di Cameron, all’inutilità tridimensionale di Raul Bova e alle forme della barista che ci ha servito la birra, per niente bidimensionali nemmeno loro! Grazie di cuore.

Venendo al dunque: non credo di essere stato affatto originale nel paragonare l’avvento del 3D a una delle altre grandi “rivoluzioni” del cinema, ovvero l’introduzione del colore.

Le somiglianze tra le due situazioni sono numerose ed in particolare l’obiettivo di fondo è lo stesso: aumentare il senso di realtà del film e quindi il coinvolgimento visivo dello spettatore.

Oggi come allora ci troviamo in un periodo di transizione, in cui la nuova tecnica costituisce un’eccezione (e costa di più); seguirà relativamente presto -forse- un sorpasso ed infine una istituzionalizzazione della ex-novità come nuovo standard, col conseguente declino del vecchio sistema, relegato a nostalgico gingillo per poveracci ed intellettualoidi (come oggi è di fatto il bianco e nero, bisogna ammetterlo).

Perché ciò avvenga, tuttavia, è necessario non solo un mero passaggio di tempo, ma anche un percorso di maturazione tecnica e artistica del 3D: da “fenomeno da baraccone” esso deve diventare parte integrante del linguaggio cinematografico ed essere utilizzato in maniera virtuosa e non sensazionalistica dai mettitori in scena, così da venire assorbito e definitivamente accettato come “normale” dallo spettatore comune.

In quest’ottica, il Natale appena passato rappresentava un appuntamento importante: con l’uscita nelle sale di A Christmas Carol prima e di Avatar poi, non erano in pochi ad aspettarsi che il 3D, guidato per mano dall’abbondanza intellettuale ed economica di Cameron e Zemeckis, ponesse fine alla sua lunga adolescenza (ricordate i primi occhialini verdi e rossi? Ne è passato di tempo!) ed entrasse finalmente nell’età adulta. A mio modestissimo parere, ciò non è avvenuto.

Certo, non voglio paragonare Avatar a San Valentino di sangue: i passi in avanti sono più che evidenti, ma ho percepito anche nel film di Cameron, seppur sapientemente e pazientemente progettato per essere del tutto tridimensionale, un certo senso di superfluità dell’effetto, che non mi aspettavo proprio. Così mi sono fatto un paio di domande, ad esempio: “Ma questo è veramente 3D?” e anche “Come sto con due paia di occhiali?”.

Lasciando aperta quest’ultima questione, la risposta alla prima domanda è decisamente “No!”: in questo “3D” c’è ancora uno schermo, un quadro, un limite, c’è ancora una direzione precisa in cui guardare, cosa che nella nostra esperienza visiva quotidiana non esiste.

Il vero 3D a mio avviso è costituito dall’ologramma, dalla realtà virtuale con mascherina avvolgente (nemmeno queste grosse novità, tutto sommato), o al limite dal  caro vecchio teatro.

Detto questo, rimangono validi i discorsi fatti in precedenza: si può trovare una maturità anche a questo pseudo-3D, magari smettendo di applicarlo solo a cartoni animati e film di fantascienza e sperimentandolo in film più comuni e realistici, come commedie e drammi.

Non a caso, le scene visivamente più efficaci di Avatar non sono quelle della “foresta incantata”, bensì quelle girate in ambiente reale.

Sia chiaro, il film è tecnicamente ineccepibile e la foresta è uno sballo totale, ma non ci si può aspettare niente di meno da Giacomo Camerone, né da quel budget iperuranico. Il fatto è che non stiamo parlando della costruzione di una giostra da luna park, ma della ricerca di un nuovo linguaggio cinematografico. O almeno spero.

Concludendo. Non sono così sicuro che il cinema 2D farà la stessa fine del cinema in bianco e nero, ma se così fosse, non vedo l’ora di vedere i corrispettivi di Manhattan, Ed Wood, Clerks e Goodnight and good luck, autentici capolavori monocromatici creati in un epoca di dittatura del colore.

Forse lo è anche Il nastro bianco, sì, ma lì per lì quella risposta l’ho data solo per fare colpo sulla giornalista de La7, lo confesso.

woody allen

2 pensieri riguardo “3D, SO FAR”

  1. LA MIA RIFLESSIONE SUL 3D

    Un po’ sentito tiratomi in causa da Tom, voglio anch’io dare il mio contributo su 3D!
    Vi propongo la mia analisi sul 3D, maturata grazie anche alle discussioni con Tom che mi ha sopportato.

    Partendo proprio da uno spunto di Tom.
    Penso che ci sia una differenza che caratterizzi l’avvento del 3D in relazione con l’avvento del colore. Sono tutte e due invenzioni che servono ad aumentare la fruizione del film, l’empatia e il coinvolgimento nello spettatore (ma non per forza la realtà).
    Però a differenza del suono e del colore la visione stereoscopica è per mezzo di occhialini 3D, quindi è il primo avvento innovativo che agisce sulla persona fisica dello spettatore. E’ vero che non dico nulla di nuovo ma questo rappresenta un punto di possibile stop al 3D. Tutti i produttori di tecnologie però stanno proponendo prodotti a larga scala quasi tutti in una direzione, andando un po’ in internet si capisce che la nuova ondata di tecnologia, esempio i televisori, saranno TV sempre più sottili e con display più larghi che aiuteranno di sicuro la tecnologia 3D che monteranno ormai su tutti i nuovissimi modelli.

    Può essere che il 3D abbia un grande scoppio da qui a un anno, anche perché c’e un riciclo di nuove tecnologie sempre più veloce nelle nostre case.
    Se gli occhialini continueranno ad esistere potrebbero diventare un oggetto comune nelle nostre case e diventare un oggetto di merchandising notevole. oppure (cosa difficile però) la tecnologia costretta a spingere sempre più in avanti inventeranno nuovi tipi di video proiezione come ad esempio la visione per ologrammi oppure molto più semplicemente alzando il livello di 3D nella tecnologia che già esiste. Basita notare che c’è un enorme differenza tra Avater e Christmas Carol, sembrano girati quasi in due ere differenti.
    Quindi l’avvento del 3D non lo vedo così troppo scontato, e ad ogni modo non un passaggio limpido e sicuramente non indolore come invece lo è stato per il sonoro e per il colore. Vero anche che creerà nuovi posti di lavoro in diversi campi e non è cosa da sottovalutare soprattutto da noi tecnici del settore.

    Per il momento mi fermo qui, dico solo che Avatar lo trovato incredibile, che usato con queste tecnologie ha un senso, che gli occhialini non mi hanno dato per niente fastidio e mi associo a Tom: anche io non vedo l’ora di vedere un vero film in 3D, Avatar ci ha fatto vedere come fossero incredibili le scene girate in ambiati reali con le buone e vecchie macchina da presa!

    ciao a tutti Marco.

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