Tra le nuvole – Up in the air

locandina

Non ricordo come mi è venuta in mente la metafora dello zaino, cercavo solo di visualizzare l’idea dello svuotare una vita. A tutti noi capita di immaginare come sarebbe non avere più nulla e nessuno, essere liberi e partire: è una sensazione eccitante. E io volevo esplorare questa idea, nel film.

Una frase di Thank you for smoking diceva ‘se vuoi un lavoro facile vai a lavorare per la croce rossa’: mi piacciono i lavori e i ruoli complicati. Da queste cose un regista capisce cosa lo attrae, a me piace umanizzare i personaggi più odiati.”

Jason Reitman, 2009

Tra le nuvole – Up in the air è uno di quei film che si connettono miracolosamente allo zeigeist.

Rappresentano lo spirito del proprio tempo, lo anticipano, ne sanno cogliere gli umori più fecondi.

Coppola scrisse La conversazione alla fine degli anni ’60. Il film fu però girato nel corso del 1973 ed uscì nelle sale quando lo scandalo del Watergate era diventato così grande, da costringere Nixon alle dimissioni.

Quella storia di spionaggio e paranoia era perfetta per quell’America, che si risvegliava nuovamente in un incubo chiamato impeachment.

Qui Jason Reitman, giovane figlio d’arte, con all’attivo già due brillanti e caustiche commedie sociali come Thank you for smoking e Juno, fa centro ancora una volta, raccontando la storia di un altro figlio di buona donna, sullo sfondo di una depressione economica devastante.

Ci vuole coraggio, naturalmente, nello scegliere di elevare a protagonista di una commedia, un personaggio come il Ryan Bingham di Tra le nuvole: un tagliatore di teste, uno squalo straordinariamente professionale, che sa quali tasti premere al momento di comunicarti che sei rimasto indietro e ti dobbiamo lasciar andare.

Un “termination engineer”, uno che per mestiere si occupa di licenziare migliaia di persone, per conto di industrie troppo codarde per farlo direttamente.

Chiamano lui perchè i CEO, i CFO, i manager della tua azienda non hanno il coraggio di dirtelo in faccia, preferiscono non sapere, non (dover) vedere.

Bingham invece sa cosa fare, ha elevato il licenziamento ad arte. Sembra soffrire con te, proprio mentre ti sta pugnalando: “we are here to make limbo tolerable”.

E’ capace di dire: “tutti quelli che hanno costruito un impero sono stati nella posizione in cui è lei, ora. Ed essere in quella posizione è proprio quello che li ha spinti a farlo”.

Reitman ha voluto che fossero degli attori non professionisti, delle persone che hanno effettivamente perso il lavoro negli ultimi mesi, ad interpretare quei ruoli così scomodi.

Ryan Bingham viaggia per tutto il midwest, da Dallas ad Omaha, da St.Louis a Wichita, da Kansas City a Tulsa, da Des Moines a Detroit. Ed è diventato un professionista anche nel viaggiare: conosce i segreti del bagaglio a mano perfetto, sa come ottimizzare i tempi di attesa, individua le file più rapide in aeroporto ed è capace di imbucarsi ad una convention aziendale, quando ha una serata libera.

La sua vita è in viaggio, solo quarantatré giorni a casa,nell’ultimo anno: un modo di vivere che diventa una filosofia di vita.

Nelle conferenze che Bingham tiene ogni tanto, il suo cavallo di battaglia è la metafora dello zaino da svuotare: nella nostra vita viaggiamo troppo carichi, trasportando sulle spalle un fardello pesantissimo, pieno di oggetti che non ci servono, famiglia, amori, case.

Secondo Bingham occorre liberarsi di tutto, viaggiare leggeri, senza legami: il suo unico obbiettivo è raggiungere i dieci milioni di miglia con l’ American Airlines.

Solo altre sei persone ce l’hanno fatta: è un club molto, molto esclusivo…

George Clooney - Anna Kendrick

Eppure a rompere questa routine, apparentemente funzionante, bastano due donne.

La giovanissima collega Nathalie, che propone di azzerare i viaggi e usare internet, per licenziare comodamente in videoconferenza, senza più contatti, senza più interazione, ottimizzando costi e tempi.

Questo naturalmente amplifica la brutalità del lavoro di Bingham, che pur dietro le sue massime da filosofo da quattro soldi, ha almeno l’etica necessaria, per quanto distorta, di pugnalare in pieno petto e non alle spalle questi lavoratori immolati sull’altare del profitto e dei grafici di rendimento.1

Ma vuol dire anche addio al club della American Airlines ed a quel mondo, fatto di sale d’aspetto, incontri di una notte, hostess sorridenti, bagagli a mano.

Ryan rifiuta questo nuovo metodo, ma è costretto ad accompagnare Nathalie in giro per l’America per farle conoscere il lavoro vecchia maniera e per sperimentare assieme le nuove tecnologie.

Ne nasceranno equivoci, scontri,malintesi come nelle migliori screwball comedy, finchè non entra in gioco la seconda donna del film: Alex.

George Clooney - Vera Farmiga

Una che dice a Bingham: quando pensi a me, immagina te con una vagina.

Perfetto bagaglio a mano, una sfilza di carte fedeltà, camere d’albergo elette a dimora abituale, confronto del planning mensile, per programmare un altro incontro sentimentale magari a Miami o a Chicago.

Eppure anche qui la filosofia di Bingham sembra vacillare: finisce per credere alla possibilità di una relazione più stabile, invita Alex al matrimonio della sorella…

A questo punto ci fermiamo. L’ultimo atto non si racconta mai in una recensione.

Eppure ci sarebbe molto da dire sui terzi atti del cinema hollywoodiano: dopo l’idea trainante che apre la storia, la presentazione dei personaggi e la messa in scena del conflitto che pone in crisi quell’idea, ciò che differenzia un’opera riuscita da un film che dimenticheremo presto è proprio nel finale, nel mondo in cui si risolve il conflitto, lo si supera o se ne esce sconfitti.

La poetica di Aristotele ed il teatro greco avevano già detto tutto al riguardo: occorre però averlo davvero compreso.

Qui Reitman purtroppo manca di coraggio e dopo una prima parte scoppiettante e amara e una progressiva messa in crisi della filosofia del suo protagonista, non ha il coraggio di portare l’affondo sino alle estreme conseguenze.

George Clooney

Si ricorda di essere in una commedia ed anche il brusco risveglio dalle illusioni per Ryan e Nathalie, sembra stridere con la durezza del contesto descritto magistralmente.

Il ritratto di una società dove tutti sono tragicamente soli, Reitman lo racconta mescolando l’estetica di google maps, con uno spirito umanista un po’ troppo zuccheroso.2

Forse Reitman si è affezionato troppo ai suoi personaggi, mancano quella cattiveria e quello spirito critico che hanno fatto grande il cinema americano degli anni ’70, a cui Reitman sembra ispirarsi.

Anche la scelta di affidare il ruolo principale a George Clooney- perfettamente a suo agio tra battute brillanti ed amara superficialità – ha finito per rendere il protagonista un po’ troppo simpatico: si fa fatica a non stare spudoratamente dalla sua parte, nonostante il suo cinismo e la sua allergia per complicazioni e responsabilità.

Ma sono piccoli appunti in una commedia comunque riuscita che, come ha scritto Ferzetti su Il Messaggero, coglie con nitidezza l’intreccio pericoloso fra l’era del virtuale e la necessità di mettere radici, fermarsi, avere qualcuno accanto, anche nel nostro mondo (e nel nostro inconscio) sempre più delocalizzato.3

Tra le nuvole – Up in the air ***

George Clooney - Jason Reitman

 

How much does your life weigh? Imagine for a second that you’re carrying a backpack. I want you to pack it with all the stuff that you have in your life… you start with the little things. The shelves, the drawers, the knickknacks, then you start adding larger stuff. Clothes, tabletop appliances, lamps, your TV… the backpack should be getting pretty heavy now. You go bigger. Your couch, your car, your home… I want you to stuff it all into that backpack. Now I want you to fill it with people. Start with casual acquaintances, friends of friends, folks around the office… and then you move into the people you trust with your most intimate secrets. Your brothers, your sisters, your children, your parents and finally your husband, your wife, your boyfriend, your girlfriend. You get them into that backpack, feel the weight of that bag. Make no mistake your relationships are the heaviest components in your life. All those negotiations and arguments and secrets, the compromises. The slower we move the faster we die. Make no mistake, moving is living. Some animals were meant to carry each other to live symbiotically over a lifetime. Star crossed lovers, monogamous swans. We are not swans. We are sharks.

1Boris Sollazzo, Up in the air, Liberazione, 18.10.2009

2Alberto Crespi, Up in the air, L’Unità, 18.10.2009

3Fabio Ferzetti, Up in the air, Il messaggero, 18.10.2009

Annunci

13 pensieri riguardo “Tra le nuvole – Up in the air”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.