Drag me to Hell

Drag me to Hell **1/2

Per molto tempo la critica italiana ha ritenuto Sam Raimi come una sorta di terzo fratello, rispetto ai due Coen.

Le sceneggiature di Crimewave (I due criminali più pazzi del mondo) e di Mister Hula Hoop, nonchè l’aiuto prestato in moviola da Joel Coen, durante la lavorazione de La casa, e la comparsata di Raimi in Crocevia della morte, sembravano accreditare  se non una consonanza di stili e di forme, un gusto affine, una collaborazione capace di influenzare i loro lavori ed una visione del mondo – almeno in parte – comune.

L’ossessione di Raimi per il tempo, e per il suo corso inarrestabile, fa capolino in tutti i suoi film così come in pure in Mr Hula Hoop, pieno di orologi, pendole e sistemi di misurazione.

Eppure la carriera dei tre ha seguito, dopo gli anni ’80, strade molto diverse. Raimi si è come fermato a quegli horror divertiti e divertenti degli inizi, per poi aprire la lunga parentesi Spider-man che è destinata ancora a continuare a lungo.

I Coen hanno aggiunto maturità e disincanto alla loro ironia glaciale e nerissima, facendo i conti con Hollywood ed i suoi generi (dal noir, alla sophisticated comedy, dalla slapstick al thriller, dalla farsa nonsense sino al western di cui è contaminato No country for old men).

 

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Drag me to Hell, l’ultima fatica di Raimi, presentata a Cannes con un certo successo,  è un’altra corsa contro il tempo: il film è il racconto dei tre giorni che rimangono alla giovane Christine, prima che uno spirito maligno la venga a prendere, per trascinarla all’inferno.

La ragazza, addetta ai prestiti in una banca, ha rifiutato una proroga alla vecchia signora Ganush, che ha finito per perdere la casa: l’ha fatto per mettersi in mostra con il direttore e per dimostrare di avere polso nel gestire i clienti. C’è in ballo il posto da nuovo vicedirettore.

La parte più interessante del film di Raimi è tutta nella caratterizzazione della giovane Christine: figlia di due contadini, capace di evadere da una situazione familiare compromessa, fidanzata con un giovane professore, rampollo di una ricca famiglia borghese, è in lotta con un collega per una promozione, che rappresenterebbe il coronamento di una scalata sociale fortemente voluta.

Questo la porta ad essere rude con la vecchia signora che, dopo averla assalita nel parcheggio sotterraneo della banca, le lancerà una maledizione mortale e comincerà a popolare i suoi incubi.

Nonostante lo scetticismo del fidanzato, sarà un medium indiano, Rham Jas, a spiegarle il maleficio ed i metodi per neutralizzarlo.

Raimi si diverte ad affondare il colpo in un panorama familiare a molti americani: l’avidità delle banche, la competizione feroce per la propria carriera, il desiderio di farcela.

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In questo contesto perfettamente attuale, cala una vecchia storia di maledizione, sacrifici e possessioni, con il suo solito gusto un po’ cialtrone, in cui l’ironia è crudele e gronda sangue.

Ovviamente la vecchia signora Ganush è sgradevolissima e non suscita alcuna compassione, mentre il volto simpatico di Alison Lohman nei panni di Christine, porta all’immediata identificazione dello spettatore con il suo punto di vista.

Drag me to hell è un divertissement perfetto, per un sabato sera coi brividi. Chi cerca eleganza e gusto stia alla larga.

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