Venezia 2009 – II giorno

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METROPIA **

Opera prima d’animazione di Tarik Saleh, scritto con la collaborazione di Stieg Larsson, il film è una cupa riflessione su un futuro prossimo venturo, in cui una multinazionale globale, la Trexx, spia la vita di tutti attraverso la tv ed uno shampoo che consente di leggere persino i loro pensieri. Il protagonista è un semplice impiegato nella compagnia telefonica globale, che viene usato per una lotta di potere interna alla famiglia che ha il controllo della società.

Non c’è più politica, il diritto di asilo viene concesso con uno show seguitissimo ed il controllo è assoluto.

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Si leggono in controluce alcuni dei temi cari allo scrittore svedese prematuramente scomparso, ma la scelta di Saleh di utilizzare un look così desaturato e opaco, appesantisce ulteriormente un’opera che pesca nella paranoia e negli incubi della fantascienza distopica di Dick e Orwell.

Le voci sono affidate a Vincent Gallo – presente a Venezia, ma afflitto da una curiosa fotofobia – da Juliette Lewis e da Stellan Skarsgard.

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LIFE DURING WARTIME **1/2

A cinque anni di distanza da Palindromes, Todd Solondz ritorna alla Mostra con una nuova variazione sui personaggi del fortunatissimo Happiness.

Ritornano le tre sorelle Trish, Helen e Joy: la prima sposata ad un pedofilo, la seconda scrittrice di successo planetario, la terza hippy fuori tempo massimo, abbonata a relazioni sentimentali disastrose.

Il film racconta, con attori diversi, il loro destino infelice proseguendo esattamente là dove si era interrotto Happiness, con la stessa tenera ferocia e lo stesso spirito caustico di un tempo.

Solondz però assembla un cast di attori molto inferiore a quello originale, cercando facce e volti originali ed anche volutamente sgradevoli, un po’ com’era già successo con Palindromes, fedele ad un’estetica, che certo non facilita l’identificazione con i protagonisti.

I temi sono in fondo sempre gli stessi: infelicità sentimentale, rapporti parentali disastrosi, inedia affettiva, incapacità di affrontare l’infanzia e l’adolescenza.

Straordinario e coraggioso il cameo di Charlotte Rampling ed il suo duetto con Charan Hinds: è qui che il film comincia a volare e la sceneggiatura affilata di Solondz trova interpreti all’altezza delle sue ambizioni: peccato che duri solo cinque minuti.

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THE ROAD **

Adattare un romanzo come La strada di Cormac McCarthy era un’impresa da far tremare i polsi.

Il libro è recente, famosissimo, osannato da critici e lettori e vincitore di un premio Pulitzer.

Il precedente Non è un paese per vecchi aveva persino superato la complessità ed il rigore del romanzo, affidato allo sguardo spietato dei fratelli Coen.

Qui il protagonista, interpretato da Viggo Mortensen accompagna il figlio in un viaggio disperato verso il mare: il mondo è stato devastato da una catastrofe imprecisata e l’umanità sopravvive regredendo a forme animali.

Padre e figlio si aggirano per le strade, con un carrello della spesa, pieno dei ricordi della cività scomparsa, cercando di evitare le insidie di predoni, ladri e assassini.

La madre invece, incapace di sopportare il peso della solitudine e della responsabilità, ha deciso di andare incontro al suicidio, consapevolmente.

Il lavoro di Hillcoat era impari: riuscire ad aggiungere senso ad un romanzo quasi perfetto, capace di evocare immagini fortissime, ancestrali, quasi insopportabili emotivamente.

La strada – come sempre nella grande letteratura americana – diventa percorso di formazione, rinascita personale e morte.

I momenti horror sono pochi e rispecchiano fedelmente il racconto di McCarthy.

Il film però non aggiunge nulla al libro originario: non dal punto di vista visivo e neppure rispetto a quello emozionale.

L’adattamento è fedele, ma poco coraggioso: difficilmente i volti di Mortensen e del piccolo Kodi, si sovrapporranno a quelli immaginati dai lettori.

Straordinario invece Robert Duvall nella parte del vecchio, incontrato lungo il cammino.

Forse l’impresa era troppo ardua, per un giovane australiano con pochi lungometraggi alle spalle e senza un’idea forte di come rappresentare questo viaggio al cuore dell’orrore.

 

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