La scelta di Maggie Gyllenhaal come presidente della giuria di Venezia 83 ci aveva lasciato più di qualche dubbio.
Accanto a lei la Biennale ha scelto altri sei giurati: innanzitutto la regista e sceneggiatrice tunisina Kaouther Ben Hania, che l’anno scorso ha vinto il Leone d’Argento con The voice of Hind Rajab, poi il compositore britannico Daniel Blumberg, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli, la regista e sceneggiatrice afghana Shahrbanoo Sadat, il regista e produttore hongkonghese Johnnie To, una volta un beniamino della Mostra e non solo, ma sostanzialmente ritiratosi da oltre un decennio e infine dal professor Francesco Casetti, uno dei luminari dell’insegnamento e dell’analisi del film, a lungo alla Cattolica di Milano e poi a Harvard, Paris III, a Lugano e ora a Yale dal 2021.
Alberto Barbera questa volta sembra aver ascoltato Paolo Mereghetti che da molti anni sembra suggerire che le giurie siano composte con meno glamour e più competenza. La giuria di Venezia 83 sembra voler tenere assieme entrambi i profili.
