Causeway

Causeway **

Per il suo debutto cinematografico, la giovane regista teatrale Lila Neugebauer, nata nell’Upper West Side, studi prestigiosi alla Hunter assieme a Lin Manuel Miranda e poi a Yale con Zoe Kazan, ha scelto una sceneggiatura di Elizabeth Sanders, riscritta da Ottessa Moshfegh e Luke Goebel.

La A24, che aveva acquisito i diritti di distribuzione di Causeway, l’ha poi ceduto ad Apple, probabilmente constatando l’appeal pressochè nullo di una storia così intima e sospesa, in cui non ci sono reali conflitti, non ci sono grandi agnizioni e la protagonista si muove in un limbo in cui anche il dolore è anestetizzato.

Jennifer Lawrence interpreta Lynsey, un’ingegnere del genio militare, volontaria in Afghanistan, che a seguito dell’esplosione del convoglio su cui viaggiava, ha riportato un trauma cerebrale piuttosto importante.

La vediamo all’inizio sulla sedia a rotelle, incapace di muoversi e di comunicare, aiutata da una volontaria nel lungo percorso di recupero.

Passano i mesi e finalmente Lynsey conquista spazi di autonomia. Ritorna così a casa a New Orleans, a casa della madre, dove tuttavia sembra voler restare il meno possibile, assalita da fantasmi del passato che si rivelano solo alla fine.

Nell’attesa un po’ folle di ritornare in missione non appena ristabilitasi pienamente, Lynsey trova lavoro in una ditta che pulisce piscine private.

Quando il suo pick-up si guasta conosce il meccanico James, anche lui offeso dalla vita, dopo un incidente automobilistico in cui ha perso la gamba e provocato la morte del nipote.

Tra i due, che nascondono i loro traumi in modo apparentemente opposto, si crea una sintonia immediata, che un passo alla volta e con qualche inevitabile arresto diventa un’amicizia vera.

Il film della Neugebauer sembra così millimetricamente progettato a tavolino da far sorgere più di qualche dubbio sulla sua autenticità.

Ogni passo dei due personaggi sembra rispondere ad una logica artificiosa e nei fatti manipolatoria. La sensibilità così esibita, lo stile radicalmente minimalistico, la scelta di una regia di puro servizio, con un gioco incessante di primi piani, piani americani e campi e controcampi lo avvicinano ad una logica televisiva, magari anche professionale, ma decisamente poco interessante.

Per essere un’opera prima, Causeway non ha nulla della generosità, delle sbavature, del coraggio di chi si getta nell’avventura del cinema, con l’urgenza di voler raccontare, con la necessità di farlo.

Qui tutto sembra disidratato, sotto vuoto, lo stesso sguardo della Neugebauer è distante, mai davvero partecipe, come se osservasse i suoi personaggi da dietro un vetro.

La diva Jennifer Lawrence dopo la pausa della maternità, sembra voler tornare ai personaggi dei suoi esordi indie, in un film che tuttavia rimane modesto, nonostante la sua bravura e quella di Henry, sempre a fuoco e capaci di trascinare sulle loro spalle un racconto che si nutre per lo più di sfumature.

Il film, attentissimo ad evitare ogni deriva e ogni onda emozionale, sembra immobile come l’acqua di quelle piscine che Lynsey pulisce da foglie e insetti.

Neugebauer si limita a restare in superficie, ad accennare, a raccontare traumi che non vedremo mai e a cui, in fondo, si rimane indifferenti.

Inerte.

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