Io sono nessuno

Io sono nessuno *1/2

Il regista russo di Hardcore! Ilya Naishuller ci riprova con una sorta di action alla John Wick con un protagonista che sembra un tranquillo padre di famiglia di mezza età, interpretato dall’impareggiabile Bob Odenkirk di Breaking Bad e Better Call Saul.

Non è un caso se tra i produttori di questo Io sono nessuno ci sia proprio David Leitch, che è uno dei due padri della serie con Keanu Reeves, e che lo sceneggiatore sia lo stesso: Derek Kolstad.

E si vede, perchè se la componente action è certamente competente ed entusiasmante, in una certa misura, il racconto è invece una fantasia para-fascista, con una figura maschile così paternalista, vendicativa, violenta e bullista, da poter entrare di diritto nei primi posti in un’ideale galleria dei personaggi cinematografici trumpiani, ormai fuori tempo massimo.

Hutch Mansell è un tranquillo contabile di provincia con due figli e una moglie che dorme con lui nello stesso letto, ma separato da una colonna di cuscini.

La sua triste routine da travet viene interrotta una notte in cui due sprovveduti entrano in casa sua per rubare.

Con intelligenza, evita ogni escalation, gli consegna il suo orologio e li mette in fuga.

Per figlio e moglie però non è stato abbastanza maschio. E quando teme che i due ladri abbiano preso anche un insignificante braccialetto della sua bambina, si mette sulle loro tracce, fa a botte nel sottobosco criminale della città, li ritrova, li pesta e si riprende l’orologio. Del braccialetto nessuna traccia.

Evidentemente Hutch non è l’uomo che dichiara di essere.

Ritornando a casa sull’autobus notturno, quando salgono cinque teppistelli con l’intenzione di importunare una ragazza seduta di fronte a lui, scatena un’insensata violenza belluina che lascia in coma uno dei giovani.

Purtroppo si tratta del fratellino di un boss della mafia russa, Yulian Kuznetsov a capo dell’organizzazione che ricicla il denaro di molti criminali, l’Obtshak.

Il circolo della vendetta funziona a pieno regime e qualcuno si farà molto male.

Messo in moto il meccanismo d’azione il film procede di assalto in assalto, inanellando scene d’azione anche divertenti, che strizzano l’occhio al fumetto.

Il gioco di Naishuller è tutto di superficie, la somma è zero e quello che conta è solo muovere i personaggi e la macchina da presa, menare fendenti, far esplodere case e oggetti, far fischiare i proiettili.

Nella gazzarra finiscono anche il padre di Hutch, ex agente FBI, che vive in casa di riposo e il fratello di colore, che partecipa solo attraverso dei messaggi vocali e poi si presenta per il gran finale.

Tutto telefonato, tutto troppo semplice, tutto privo di alcun significato.

La mascolinità frustrata di Hutch scatena i suoi sopiti istinti omicidi e il suo machismo un tanto al chilo lo mette nei guai . L’unica via d’uscita che sembra suggerirci il film è quella di centuplicare la dose di violenze e morte, lasciando dietro di sè una scia di cadaveri di cui sembra non dover mai rendere conto.

Il talento di Naishuller è quello di farci digerire questo trionfo della peggior retorica bullista per 92 minuti.

Solo che, se ci si ferma mezzo secondo a rifletterci, tutto quello che vediamo non ha alcun senso logico e alcuna giustificazione plausibile.  Solo la voglia di menare le mani e fare un sacco di casino.

Peccato che siano coinvolti Bob Odenkirk e Connie Nielsen. Ma neppure la simpatia che abbiamo per loro può salvare Io sono nessuno.

Osceno.

In Italia uscirà con Universal nelle sale riaperte.

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