Gretel e Hansel

Gretel e Hansel **1/2

Terzo film di Osgood Perkins, figlio del grande Anthony e della fotografa Berry Berenson, Gretel e Hansel è una nuova rilettura della fiaba tedesca, verosimilmente di origine medievale, codificata dai fratelli Grimm all’inizio dell’Ottocento.

Come indica il titolo, la prospettiva del lavoro scritto da Rob Hayes è piuttosto diverso dalla storia che conosciamo.

Qui l’accento è posto sull’adolescente Gretel ed il film è un un ipnotico viaggio di formazione ed emancipazione.

Allontanata dalla casa materna assieme al fratellino Hansel, dopo aver tentato inutilmente di farsi assumere come domestica da un lussurioso e viscido Milord, si trova sperduta nel bosco, in balia di eventi che non comprende sino in fondo.

Dopo essere stati salvati da un cacciatore, quest’ultimo indirizza i due fratelli ai taglialegna, che li avrebbero certamente ospitati.

Ma durante i due giorni di viaggio i ragazzi si perdono, affamati, finiscono per assaggiare funghi velenosi e si ritrovano infine nei pressi di una casa scura, con un tetto a guglia: all’interno c’è un’enorme tavola imbandita con ogni ben di Dio. Hansel cede ai morsi della fame ed entra, incontrando l’anziana padrona di casa, una strega che si rivelerà assai meno affabile di quanto immaginato.

Il film di Perkins si apre con il racconto di un’altra storia, quella della bambina col cappello rosa, abbandonata nel bosco dai suoi genitori, a causa dei poteri oscuri con cui era nata.

E’ la fiaba preferita di Gretel, ma i due racconti finiranno per intrecciarsi solo nel finale.

Il film di Perkins comincia in formato panoramico poi dopo i titoli vira su un formato stretto che comprime lo spazio naturale all’interno del quale si muovo i due bambini. La messa in scena è controllatissima, lussureggiante, capace di sfruttare i colori terrosi del bosco invernale, il rosso e il giallo delle foglie cadute in modo sublime, alternandoli al giallo ocra degli interni e alla luce blu della notte, anche grazie alla fotografia di Galo Olivares, così come altrettanto eccellente e originale è il contributo dello scenografo Jeremy Reed, capace di disarticolare gli spazi interni ed esterni della casa della strega in modo assai indovinato e terrorizzante.

Si tratta di un horror senza sangue, senza soprassalti, asciugato di ogni eccesso, ma in cui anche la drammaturgia è ridotta all’essenziale.

Riscrivendo la fiaba, Perkins e Hayes, decidono di privilegiare il punto di vista femminile, trasformandola in un percorso di agnizione, di riconoscimento di sè e del proprio potere, che pur nella fedeltà al racconto, ne cambia radicalmente la morale.

E’ una fiaba per adulti, quella di Gretel e Hansel, in cui la morte della strega non è altro che il modo per prenderne il posto, rompendo il legame tra i due fratelli e lasciando a ciascuno la libertà all’autodeterminazione del proprio percorso.

Prodotto dalla Bron e distribuito con il leggendario marchio della Orion, il film di Perkins rivela un autore interessante, in pieno controllo del proprio stile, che si nutre di un rigore espressivo notevole e di un’architettura visiva ricercatissima, capace di costruire piani visivi in cui immergersi totalmente.

Siamo dalle parti del horror folk di The Witch. La sceneggiatura non ha paura di ripercorrerne pedissequamente la struttura. Ma Perkins invece la trascende completaente, facendo del suo film una sorta di saggio visivo. La freddezza complessiva dell’operazione non aiuta ad entrare nello spazio narrativo e l’approccio tutto cerebrale della messa in scena è lontano dagli eccessi di genere.

L’effetto complessivo può forse lasciare l’impressione di un film troppo costruito, troppo cesellato, a cui contribuiscono il montaggio, che asciuga la storia fino meno di 90 minuti,  e la stessa colonna sonora con echi elettronici del francese ROB.

Bravissima Sophia Lillis, già protagonista di IT, qui alle prese con emozioni e temperature di tutt’altro gradiente e con il terreno fragile su cui camminano di solito le attrici adolescenti: sceglie di rimanere all’interno del genere, sfoggia un taglio cortissimo coraggioso e antiretorico e sostiene tutto lo spazio d’empatia del film, ma il suo personaggio avrebbe meritato una scrittura diversa.

Promettente.

 

 

2 pensieri riguardo “Gretel e Hansel”

  1. Per me si è rivelato un ottimo film, sicuramente uno dei più interessanti dello scorso anno. Tra l’altro ho avuto la fortuna di vederlo in sala e questa cosa mi ha fatto veramente piacere.

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