Wolfwalkers – Il popolo dei lupi

Wolfwalkers – Il popolo dei lupi ***1/2

Dopo l’anteprima al festival di Toronto, Wolfwalkers arriva direttamente su Apple Tv+ a metà dicembre, superando la distribuzione tradizionale, limitata alla sola Inghilterra.

L’esordio nel lungometraggio di Tomm Moore avviene oltre dieci anni fa con lo straordinario The Secret of Kells, co-diretto con Nora Twomey, rimasto inedito in Italia. Mentre il secondo film, La canzone del mare, è stato distribuito nel 2016, con due anni di ritardo, dalla piccolissima e lungimirante Bolero Film.

Entrambi i suoi lavori sono stati nominati all’Oscar ed è facile che questo accada anche a Wolfwalkers, una meravigliosa ballata, ambientata a Kilkenny nel 1650, ispirata allo sterminio dei lupi, perpetrato dalle truppe inglesi in quegli anni.

Moore, irlandese di Newry, lavora su una sceneggiatura di Will Collins, grazie all’aiuto del co-regista Ross Stewart e il risultato è immaginifico, sorprendente e assolutamente personale, grazie all’uso bidimensionale delle immagini che rifiutano la prospettiva classica e ad un disegno che sembra sfruttare il segno forte di una matita, alternato a quello lieve dell’acquerello, per gli sfondi.

La foresta attorno al castrum di Kilkenny è abitata dai lupi da tempo immemorabile, ma su ordine del Lord Protector inglese, i contadini locali sono impegnati a disboscare il terreno per lavorarlo, mentre Bill, esperto cacciatore, dovrà provvedere a sterminare gli animali feroci.

Nella foresta vivono anche i wolfwalkers, creature leggendarie, che dialogano con la natura, che hanno poteri speciali e che diventano lupi nel sonno, riprendendo l’aspetto umano, durante la veglia.

La figlia di Bill, Robyn, vorrebbe accompagnare il padre con la sua balestra e le sue frecce, ma le convenzioni vogliono che stia nelle cucine del castello, a rassettare e pulire.

Robyn si ribella al suo destino si mette sulle orme del padre, ma finisce per scoprire, grazie al suo falcone, un mondo incantato, protetto dalla natura, in cui vive la piccola Mebh, una wolfwalker dalla lunga chioma rossa, che guida un’orda di lupi e attende il ritorno della madre, imprigionata da qualche parte nella sua forma animale.

Tra le due bambine nascerà un’amicizia speciale, che verrà messa in crisi quando Robyn si trasforma in uno di quei lupi,  che il padre ha il compito di sterminare.

Il film di Moore e Stewart non è solo un racconto di formazione sentito e profondo, che si giova della propria storia, della conoscenza delle tradizioni e del folklore, ma stupisce per un impianto visivo originalissimo, che trasforma i limiti delle due dimensioni in un complesso reticolo di architetture impossibili, di movimenti, di segni, che lontanissimi dalla perfezione computerizzata di oggi, restituiscono l’essenzialità di un disegno capace sempre di stupire.

Il film è davvero una danza in cui i personaggi sono in continuo movimento, spostandosi leggeri su uno sfondo sempre pronto ad accoglierli. La dimensione duplice dei caratteri viene esaltata da un segno dorato, che illumina la scena di una magia sempre evidente.

La narrazione è semplice, lineare, capace di coinvolgere emotivamente ogni spettatore, con uno stile che sembra richiamare i classici disneyani degli anni ’60 e ’70, mentre scorre sottotraccia uno spirito ambientalista ed ecologista, che avvolge i personaggi.

La distinzione tra buoni e cattivi è trasversale e fluida, si articola durante il film, senza manicheismi, in modo molto intelligente.

Il messaggio è semplice, ma necessario: solo aprendosi all’altro, solo imparando ad ascoltare davvero, a comprendere il mondo, che ci circonda, si può trovare il proprio ruolo. Non bisogna aver timore di mettere in discussione se stessi o la propria famiglia, non bisogna aver paura di cambiare, perchè il cambiamento è parte essenziale di ogni esperienza di vita.

Persino ciò che ci fa paura, che non conosciamo, potrebbe rivelarsi assai meno distante da quello che immaginiamo.

Il film è capace di sperimentare e stupire gli adulti, senza mai perdere la capacità di raccontare in modo semplice e convincente, per i più piccoli.

Da non perdere.

 

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