Wendy

Wendy ***1/2

‘Non perdere la speranza. E’ questo che ti rende vecchio’

Straordinario adattamento del racconto senza tempo di J.M.Barrie, Wendy conferma il talento purissimo di Benh Zeitlin, rivelatosi con Re della terra selvaggia nel 2012 e poi rimasto in silenzio, per troppi anni da allora.

Il copione, scritto con la sorella Eliza, vibra di una sincerità emozionante. La capacità del regista newyorkese di attraversare il regno della fantasia, con i piedi ben saldi in quelle terre selvagge, raccontate anche nel suo primo film, è stupefacente.

Il film è stato girato in gran parte sull’isola di Montserrat, nelle Piccole Antille, travolta dall’eruzione del suo vulcano, la Soufrière, nel 1995, che lasciò sepolta la sua capitale e che da allora rende inagibile metà del suo territorio.

Wendy comincia tuttavia in un paesino sperduto del profondo sud americano. La giovanissima protagonista vive con i suoi fratelli gemelli nel piccolo appartamento, costruito sopra il diner della stazione ferroviaria.

La madre manda avanti il locale, avendo messo da parte i sogni di gioventù. Una notte, su uno dei treni merci, che passano quotidianamente, appare un piccolo monello con una giacca rossa, che la invita ad unirsi a lui. La tentazione è irresistibile.

Wendy e i due fratelli saltano letteralmente sui vagoni in corsa e vengono trasportati da quello strano bambino su un’isola vulcanica, dove ad attenderli c’è una piccola tribù di ragazzi perduti, che vivono spensierati e incapaci di crescere.

Ma non so da soli: c’è un pescecane che Peter chiama Madre e a cui tutti sono devoti, e c’è un vecchio con una lunga barba bianca Buzzo, a cui tutti restano lontani.

Era un bambino come gli altri, poi improvvisamente è cresciuto e invecchiato precocemente, finendo ai margini del gruppo di Peter.

Quando James, uno dei fratelli di Wendy si accorge che la sua mano sta diventando rugosa, decide di farsela tagliare da Peter, per tentare di bloccare quel virus chiamato maturità che ha contagiato anche lui.

Zeitlin piega il racconto originale alla sua personalissima poetica, che abbraccia davvero i bambini perduti, diseredati, senza opportunità, senza famiglia, gli ultimi della terra selvaggia.

Il suo sguardo sull’America rurale e disperata, che appare come un mondo fantastico e terribile al tempo stesso, è unico, immaginifico e profondamente morale: splendore e miseria sono sempre presenti nella vita dei suoi personaggi, che sembrano di fronte ad un destino senza scelta, capace solo di perpetuarsi nel tempo, uguale a se stesso.

Questa volta scelgono invece l’avventura verso un altrove che si rileva un eden fantastico e incontaminato solo in apparenza, mentre è il risultato della crudeltà della natura, della morte e della distruzione che ha spazzato via la presenza umana.

Anche la tribù di Peter nasconde l’orrore isolandosi, allontanando chi non ce l’ha fatta, a restare bambino per sempre.

Attraverso gli occhi limpidi, sempre curiosi e determinati, di Devin France, che interpreta Wendy, Zeitlin non vuole raccontare il rifiuto delle responsabilità e la creazione di un universo fantastico lontano dai dolori del mondo, ma ci riporta invece nella vita reale, vuole invitarci a scoprire la bellezza, l’amore, anche la malinconia della morte, come parte essenziale e decisiva della nostra esistenza.

La meraviglia non è mai una fuga da sè.

Ma è un modo di vivere la propria maturità, cercando di darle un senso, uno scopo, costruendo la propria identità nell’incontro con gli altri, resistendo agli affronti del tempo e al dolore della perdita.

E riscoprendo che non serve sfuggire all’età: anche Capitan Uncino ha ruolo preciso nel grande spettacolo della vita.

Tutta la parte finale è costruita su un memorabile crescendo emotivo, che ci riporta a quella stazione e a quel treno da cui tutto era cominciato.

Accolto freddamente da una critica americana sempre più miope il film di Zeitlin è uscito negli Stati Uniti il 28 febbraio, poco prima dello scoppio della pandemia, finendone travolto.

Il passaggio alla Festa di Roma ce lo riconsegna per quello che è: uno dei film migliori dell’anno.

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