Most Dangerous Game

Most Dangerous Game *1/2

Il racconto di Richard Connell, forse la più nota short story in lingua inglese, è sembrata perfetta a Nick Santora (The Sopranos, Prison Break, Lae&Order) e agli altri ideatori di questo nuovo adattamento televisivo per Quibi.

Su Quibi, fondato da Jeffrey Katzenberg nel 2018 e finanziato da tutti i maggiori player cinematografici e televisivi, attivo dal 6 aprile 2020, gli episodi durano meno di 10 minuti e vengono rilasciati uno al giorno: rivolto ad un pubblico giovane più aduso al quickbites da cui prende il nome, la app ha avuto qualche difficoltà nel suo lancio in piena pandemia. A fine anno probabilmente raggiungerà i 2 milioni di sottoscrizioni, rispetto alle stimate 7,5. Un mezzo disastro.

In ogni caso, quello che ci interessa qui è valutare i contenuti prodotti dal nuovo player.

Most Dangerous Game è stato rilasciato proprio nel giorno di lancio ed era stato pensato come uno dei progetti di punta.

Il racconto di Connell ha una lunghissima storia di adattamenti, cinematografiche, televisive, radiofoniche. Arriva sul grande schermo per la prima nel 1932 grazie alla RKO e a David O.Selznick, come film gemello di King Kong, con gli stessi produttori e registi, gli stessi set, usati di notte, e quattro degli stessi attori, compresa la protagonista Fay Wray.

Se nell’originale la storia era ambientata in un’isola misteriosa dei Caraibi e coinvolgeva un nobile russo, scappato dalla rivoluzione che aveva deposto lo Zar di Russia, qui siamo invece a Detroit, nei giorni nostri.

Dodge Tynes, ex atleta ai tempi dell’Università, poi piccolo costruttore edile, sull’orlo del fallimento e con una moglie incinta, scopre di avere un tumore al cervello inoperabile: in ospedale un infermiere gli consegna un biglietto da visita Miles Sellars, il capo di una misteriosa organizzazione che promette di aiutarlo a lasciare ai suoi cari qualcosa di diverso dai suoi debiti e dal suo condominio mai completato.

Il mefistofelico Sellars lo informa che si tratta di un gioco, con cinque cacciatori e lui a fare da preda, nei confini della città di Detroit. La caccia all’uomo durerà 24 ore, da un alba all’altra e ad ogni ora trascorsa da vivo, accumulerà una piccola fortuna.

Sull’orlo della disperazione, mentre tutti gli altri tentativi di mettere a profitto il suo progetto edilizio sembrano naufragare, Dodge decide di accettare la proposta, senza poter dire nulla alla moglie e agli amici.

Seduto ad un tavolino di un caffè, comincerà così la sua lunga giornata in fuga.

Solo che la moglie scopre per caso gli ingenti versamenti che stanno arrivando sul suo conto di ora in ora e si mette sulle sue tracce, aiutata dal miglior amico di Dodge e dalla polizia.

Diretto dall’espertissimo Phil Abraham, direttore della fotografia, poi regista di infiniti episodi televisivi (The Sopranos, Mad Men, Breaking Bad, The Waliking Dead, Orange is the New Black, The Killing, Boss, Daredevil, Halt and Catch Fire), Most Dangeorus Game in questa versione rivisitata è apparentemente perfetta per il meccanismo d’ingaggio e per i tempi brevi di Quibi.

L’idea della lunga giornata in fuga, con i vari tentativi dei cacciatori di rintracciare Dodge e farlo fuori, senza usare pistole, poteva funzionare egregiamente e infatti, nonostante la storia sia arcinota e gli sceneggiatori si riservino un paio di buoni colpi di scena, solo alla fine, il meccanismo d’ingaggio scatta.

Solo che gli attori coinvolti – in particolare uno spaesato Liam Hemsworth, per cui non si riesce mai davvero ad empatizzare e Christoh Waltz, nella sua imitazione meno riuscita del villain – non sembrano mai credere per davvero a quello che stanno facendo e il gruppo dei cacciatori non aiuta, essendo composto da caricature talmente eccessive, che donano al film l’effetto straniante di un cartoon.

Dov’è il brutale sarcasmo di Renè Ferretti quando serve davvero?

Rotto l’equilibrio drammatico si procedere per noia verso un happy ending che aggiunge un elemento consolatorio del tutto stucchevole e inutile, persino inutilmente moralistico.

Il fatto poi che il vero villain, ovvero Miles Sellars si limiti ad organizzare la caccia e a ripulire le location dalle vittime collaterali dell’azione, crea un distacco emotivo ulteriore, rispetto al racconto originale, che invece era la storia di una passione malsana sfociata nella follia.

Qui invece tutto è assolutamente controllato e anestetizzato, dalle telecamere, dai devices, dagli schermi, attraverso cui Miles gestisce la sua caccia all’uomo.

Complessivamente si tratta di una delusione piuttosto evidente, considerato il budget verosimilmente utilizzato, il cast coinvolto e le personalità di coloro che l’hanno pensato e realizzato.

Peraltro c’è da notare che la Blumhouse con The Hunt, ha realizzato nello stesso periodo un adattamento apocrifo dello stesso racconto, non particolarmente brillante a sua volta, tuttavia aggiornando almeno il senso della storia, scegliendo una chiave diversa, tentando una critica sociale altrettanto spietata di quella immaginata da Connell.

Quibi parte col piede sbagliato…

Titolo originale: Most Dangerous Game
Durata media episodio: 6-9 minuti circa
Numero degli episodi: 15
Distribuzione originale: Quibi

Consigliato: a coloro che non si formalizzano e riescono a godersi una seria anche sullo schermo di un telefonino.

Sconsigliato: a coloro che ricordano il film di Schoedesack e Pichel e gli altri adattamenti del racconto di Connell

Visioni parallele: Zodiac di David Fincher, pieno di citazioni da The Most Dangeorus Game; The Simpsons Halloween special “Treehouse of Horror XVI”.

Un’immagine: nessuna in particolare, in una serie che non si distingue in nulla e che si dimentica nel momento esatto in cui si finisce di vedere.

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