Perry Mason

Perry Mason ***

“No one confesses on the stand.
No one ever confesses on the stand.”

L’avvocato per antonomasia della serialità americana, reso famoso dai romanzi di Erle Stanley Gardner e poi dagli infiniti adattamenti cinematografici e televisivi, prima col volto di Warren William e poi con quello di Raymond Burr, ritorna in un nuovo progetto della HBO, che si pone l’obiettivo di ricostruire le origini del mito, facendoci scoprire chi era Perry Mason, prima delle avventure raccontate nella fortunata stagione dei telefilm della CBS.

Il personaggio, creato letterariamente in Perry Mason e le zampe di velluto del 1933, viene immediatamente sfruttato dalla Warner Bros, che ne intravvede il potenziale narrativo, ma è dal 1957 che il suo carisma di penalista diventa proverbiale, grazie ai 271 episodi della serie classica, che per nove anni accompagna le serate del pubblico americano e non solo.

Dal settembre del 1959 e per i successivi dieci anni, gli episodi vengono trasmessi anche dalla Rai, la nostra televisione di Stato, con altrettanto successo. Era gli anni della tv in bianco e nero, del canale unico nazionale, di Lascia o Raddoppia?, Canzonissima, Studio Uno.

Affiancato dalla sagace segretaria Della Street e dall’investigatore Paul Drake, Mason si trova spesso a smascherare in aula il vero colpevole, sotto lo sguardo incredulo del procuratore distrettuale di Los Angeles, Hamilton Burger, destinato immancabilmente a veder vanificate le sue indagini e la sua linea accusatoria.

La nuova serie, creata e curata da Rolin Jones e Ron Fitzgerald, dopo l’addio di Nic Pizzolatto a cui era stata commissionata, è ambientata nella Los Angeles del 1932, appena prima dei romanzi di Gardner.

Mason è solo un investigatore privato, che lavora per l’anziano avvocato E.B. Jonathan.

Siamo negli anni successivi alla Grande Depressione, Mason è un reduce della Prima Guerra Mondiale, ancora ossessionato dai fantasmi delle trincee francesi, che si guadagna da vivere assieme al collega Pete Strickland, nel sottobosco criminale della città degli angeli che, grazie a Hollywood e alle imminenti Olimpiadi, cerca di rimettersi in piedi.

Quando lo incrociamo per la prima volta, Mason è un uomo allo sbando, con una moglie e un figlio lontani. Vive in quella che era la fattoria di famiglia fuori città, ha un’amante messicana – la pilota d’aeroplani Lupe Gibbs – compra le cravatte alla morgue, prendendole dai cadaveri ritrovati, e nella prima puntata viene pestato a sangue, mentre cerca di ricattare uno dei capi degli studios, con le foto compromettenti di una sua giovane attrice.

Si ritrova improvvisamente al centro di un caso importante e di grande eco mediatica, quando i genitori del piccolo Charlie Dodson – un bambino di appena un anno, rapito e poi trovato morto, nonostante il pagamento del riscatto – si affidano alla difesa di E.B. Jonathan.

In un primo momento, la polizia arresta, ritenendolo complice del rapimento, il padre Matthew Dodson, che si scopre essere il figlio illegittimo di Herman Baggerly, uno degli uomini più potenti e influenti della città e seguace della Radiant Assembly of God, una chiesa guidata dalla carismatica predicatrice bionda Sister Alice McKeegan.

Quindi la polizia proprio nel giorno dei funerali, sposta le sue attenzioni sulla madre, Emily Dodson, anche grazie ad una soffiata di Mason, che scopre una relazione sentimentale tra la donna e uno dei rapitori, trovato morto, per un apparente suicidio.

Il mistero però è fitto, tradimenti e questioni di cuore vanno bene per vendere i giornali, ma la verità è più nera: la corruzione endemica della polizia di L.A. è un elemento chiave e i conti in disordine della Chiesa di Sister Alice sono lo sfondo di una tragedia, in cui il caso ha giocato un ruolo decisivo, Anche la questione razziale ha la sua importanza, quando il poliziotto di strada Paul Drake, uno dei pochi uomini di colore in divisa, ritrova gli altri due rapitori in un quartiere nero, crivellati di colpi, e si accorge che la scena del crimine è stata alterata, così come i rapporti redatti dai Detective Ellis e Holcomb, responsabili delle indagini sul rapimento e la morte di Charlie Dodson…

Grazie anche alla regia solidissima del veterano newyorkese Tim Van Patten (I Soprano, The Wire, Homicide, Deadwood, Boardwalk Empire, Game of Thrones, Black Mirror), che ha curato i primi tre episodi e gli ultimi due, questo nuovo Perry Mason appare lontano dalla struttura rigida e dalla precisione implacabile della formula processual-investigativa, su cui era modellata la serie storica, raccontando un personaggio che è distante da quello invincibile e impeccabile, che abbiamo conosciuto.

Qui Mason è un detective sdrucito, battuto dalla vita, con la barba lunga e vestiti da quattro soldi. Non è nemmeno un avvocato!

La Los Angeles chandleriana e notturna in cui si muove, sembra quella rivisitata e scorretta dei romanzi di Ellroy, ambientati pochi anni dopo, anche se nella rappresentazione della tensione razziale, del pregiudizio bianco e del conservatorismo religioso, la serie strizza più volte l’occhio alle questioni che sono oggi al centro del dibattito culturale.

L’America fragile e oscura, in preda ad un appiglio spirituale, che mette al centro della sua storia la chiesa dell’illuminata e chiaroveggente Sister Alice,  non è estranea ai tormenti, che i protagonisti di The Master ci hanno reso familiari. Sono questi i riferimenti più competenti per la serie, assieme ai torbidi segreti familiari e all’amarezza malinconica della Chinatown di Polanski.

Alla centralità delle aule di tribunale e dello studio legale della serie classica, qui si sostituiscono spesso le strade assolate, gli interni miseri, inquadrati nel buio del controluce, le bische clandestine oltre confine e la campagna in cui si rifugia, alle prime luci dell’alba, il nostro protagonista.

E’ un’America ancora rurale e polverosa, quella illustrata dalla serie.

Come in una sorta di contraltare scenografico, etico ed estetico assieme, Van Patten ci accompagna poi alle feste luccicanti di Hollywood, nelle stanze lussuose dei club, frequentati da E.B., che cerca di risolvere le questioni con la moral suasion dei circoli chiusi dei vecchi gentiluomini, piuttosto che con la forza del diritto, e infine sul grande palcoscenico posto al centro della chiesa della Radiant Assembly of God, dove Sister Alice tiene le sue suggestive e trascinanti ‘rappresentazioni’.

Le otto puntate raccontano un unico arco narrativo, anche qui differenziandosi radicalmente dal modello originale.

Tuttavia con grande precisione, proprio a metà del cammino, come si conviene ad un lavoro di origini, lo scenario è destinato a mutare, assumendo contorni più familiari al personaggio che tutti ci ricordiamo, anche grazie al passaggio di consegne tra il veterano Tim Van Patten e Deniz Gamze Ergüven (Mustang), la giovane regista francese di origini turche, autrice degli episodi centrali.   

Ma è soprattutto la scelta di Matthew Rhys (The Americans) nel ruolo di Mason a segnare uno scarto assoluto con l’immagine classica. Se il progetto originale avrebbe dovuto vedere il ben più spavaldo e sfrontato Robert Downey Jr nei panni dell’avvocato, la scelta di Rhys sembra quasi il frutto di un miscasting.

Tanto imponente, risoluto e impeccabile era il personaggio, interpretato da Raymond Burr, quanto minuto, dubbioso, trasandato quello che vediamo ora sullo schermo.

Non che il ‘nuovo’ Mason non sia altrettanto determinato, tuttavia il suo sguardo malinconico, la sua autoironia, i suoi modi da outsider sembrano avvicinarlo molto di più agli antieroi del cinema e della tv americana degli anni ’70.

E non solo perchè Mason viene colto in un momento diverso della propria vita personale e professionale, ma perchè si è scelto di creare uno scarto evidente e non colmabile con il personaggio della serie classica, attraverso un lavoro di riscrittura completa.

Non a caso nell’ultima puntata, il ritorno di uno dei topoi classici della serie storica, ovvero la confessione del vero colpevole sul banco dei testimoni, viene bruscamente interrotta: questa volta è solo il frutto dell’immaginazione di Mason, assai poco verosimile, nella realtà.

L’idea stessa del sistema giudiziario risente dello scarto profondo tra l’illusione positiva degli anni ’60 e il realismo assai più concreto e amaro di questa rivisitazione, che pesca nella stessa disillusione e nello stesso scetticismo del cinema degli anni ’70, a cui esplicitamente si rifà.

La verità si può anche raggiungere, ma la giustizia è una chimera che le aule di giustizia non sempre possono assicurare. E anche l’illusione di un sistema che produce vincitori e vinti solo sullo schermo, si rivela per quella che è, lasciando spazio alla più provvisoria e incerta delle conclusioni.

Persino la punizione del colpevole avviene lontano dai luoghi deputati, nel modo più brutale possibile: una vendetta privata, che mette a posto le cose, ma non risolve nulla, mentre tutto sembra ricominciare da capo, sia pure con nuovi personaggi e nuove storie.

Non meno interessante Tatiana Maslany nel ruolo di Sister Alice, sempre sul crinale che divide truffa e autosuggestione, mentre per i personaggi storici della serie classica, il nuovo lavoro prevede un deciso aggiornamento verso la diversità e l’inclusività, da cui Hollywood non pare poter deviare di questi tempi. E così l’intraprendente segretaria Della, che flirta con il futuro procuratore Hamilton Burger è segretamente attratta dalle donne e aspira a diventare avvocato lei stessa, il detective Drake è un poliziotto nero e lo stesso Mason è l’amante di una pilota messicana che lo tradirà, spingendolo ad abbandonare la tenuta di famiglia nella San Fernando Valley, per spostarsi nella grande città.

Come un vero prequel, Perry Mason termina con l’entrata in scena di Eva Griffin, la donna protagonista del primo romanzo scritto da Gardner. Chissà che la prossima stagione non racconti proprio questa storia, perchè, constatato il notevole successo di questa riedizione, il nuovo Perry Mason è già stato rinnovato da HBO per una seconda serie.

In Italia lo vedremo su Sky dall’11 settembre 2020.

Titolo originale: Perry Mason
Durata media episodio: 55 minuti circa
Numero degli episodi: 8
Distribuzione originale: HBO
Distribuzione italiana: Sky Atlantic dall’11.9.2020

Consigliato: a coloro che amano gli investigatori privati della vecchia Hollywood, le storie sulla polizia corrotta e vogliono scoprire la nuova incarnazione di un personaggio che ha fatto la storia della tv.

Sconsigliato: a coloro che venerano il personaggio creato da Raymond Burr.

Visioni parallele: Chinatown di Roman Polanski, L.A. Confidential di Curtis Hanson, The Master di Paul Thomas Anderson.

Una frase: Sister Alice: Mama, you don’t need to worry about Charlie Dodson. God told me just now. I’m going to resurrect him.

 

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.