Killing Eve 3: la terza stagione perde compattezza e originalità

Killing Eve 3 **1/2

Il terzo capitolo della reciproca ossessione tra la killer anaffettiva Villanelle (Jodie Comer) e l’ex agente dell’intelligence britannica Eve Polastri (Sandra Oh) riparte dal tentativo delle due donne di cambiare vita e di allontanarsi non solo l’una dall’altra, ma anche dal vecchio sé. Dopo che Villanelle l’ha quasi uccisa, sparandole a Roma, Eve è tornata a Londra ed ora lavora nella cucina di un ristorante coreano, mentre Villanelle che troviamo a Barcellona è stanca di essere una killer e vuole diventare un ‘Custode’, godendo di maggiore autonomia all’interno dell’organizzazione creata dai misteriosi Twelve. Lo chiede con insistenza alla sua mentore Dasha (Harriet Walter) che, riemersa dal passato, la convince a continuare il suo lavoro promettendole in cambio la desiderata promozione. Eve vive una situazione di grande disagio e la scelta di lavorare in un ristorante sembra quasi un’auto-punizione che si vuole infliggere per aver rovinato il proprio matrimonio e la propria carriera. Anche l’ex capo di Eve, l’algida Carolyn (Fiona Shaw) deve raccogliere i cocci di quanto accaduto a Roma: è stata infatti degradata ed il suo gruppo operativo dovrà essere supervisionato da un altro agente, Paul, per il quale la donna non sembra nutrire particolare simpatia. Il figlio di Carolyn, Kenny (Sean Delaney) ha iniziato a lavorare presso una società informatica ambientalista, ma dedica gran parte del proprio tempo a cercare notizie sulla cupola di potenti che dirige in modo occulto i destini del mondo e per cui lavora Villanelle. Il ragazzo trova una morte drammatica proprio dopo aver scoperto che da un conto segreto intestato ai Twelve sono stati sottratti 6 milioni di sterline. L’evento costringe Eve a tornare a collaborare con Carolyn per scoprire chi lo ha ucciso e perché. Naturalmente anche Villanelle è coinvolta e quando scopre che Eve è ancora viva…

Nella trama della stagione, accanto al rapporto tra Eve e Villanelle che resta preponderante, rivestono un ruolo decisivo anche altri personaggi come Konstantin e soprattutto Carolyn. E’ proprio Carolyn, l’ex capo di Eve, agente di lungo corso dei servizi segreti britannici specializzata nei rapporti con la Russia ad essere al cuore del racconto: per le indagini, per la traumatica perdita del figlio e per il complesso rapporto con la figlia Geraldine. In queste situazioni Carolyn continua a reagire con coerenza, smussando le emozioni, dando precedenza alla razionalità sull’emotività, escludendo gli altri dal proprio mondo interiore. Il tutto condito da una leggera ambiguità nel rapporto con Konstantin (Kim Bodnia) di cui sappiamo essere stata innamorata in passato. L’agente russo dalla risata inconfondibile è descritto come un uomo stanco e desideroso di uscire dal giro del crimine, appesantito dalla fragilità del proprio corpo (ha un attacco di cuore) e dai problemi causati dalla figlia Irina che condivide con Villanelle non solo un’intelligenza pronta e precoce, ma anche la mancanza di empatia per il genere umano. Questa stagione rende più ricchi di sfumature due personaggi a cui il pubblico della serie si è affezionato da tempo, ma il maggior spazio loro dedicato non sempre si armonizza con la vicenda investigativa, lasciando nello spettatore la sensazione di una minore compattezza narrativa rispetto al passato.

Eve si mostra ancora legata a quanto successo a Tivoli. Il suo personaggio appare svuotato di motivazioni e voglia di lottare. Ha perso il lavoro, il marito e dopo il primo episodio della stagione anche l’unico amico che le era rimasto. Sarà quest’ultima scossa a costringerla ad uscire dall’immobilità, camminando a carponi, nel buio, senza una direzione, ma pur sempre rimettendosi in moto, ricominciando a fare quello che sa fare meglio: investigare.

A Villanelle, interpretata da una perfetta Jodie Comer la sceneggiatura lascia invece ampio spazio di movimento, sia fisico che introspettivo. La ragazza sembra essersi lasciata alle spalle l’ossessione per Eve dedicandosi a nuovi percorsi di vita: un matrimonio con un’altra donna, la ricerca della promozione a Custode, l’istinto di maternità che affiora all’improvviso quando si trova tra le braccia il piccolo di una delle sue vittime. Villanelle attraversa una crisi esistenziale che affronta con la leggerezza di una bambina annoiata: per questo cerca le proprie radici, ovvero risposte sul passato che possano in qualche modo aiutarla a capire il presente. Queste linee narrative si concretizzano nel quinto episodio, per molti aspetti autoconcluso, dove Villanelle non cerca solo la propria famiglia, ma anche risposte sulla propria natura. E’ davvero un beautiful monster?

Il progressivo riavvicinamento tra Eve e Villanelle si sviluppa tortuosamente, tra i meandri delle indagini sulla morte di Kenny e del tentativo di capire chi abbia rubato diversi milioni di sterline dal conto dei Twelve: per lunga parte della stagione è quello che succede ad altri personaggi a rivestire maggior interesse, almeno per la parte spy della vicenda. I fili sottili della trama alla fine convergono sul ponte di Londra dove assistiamo al primo vero e profondo dialogo della stagione tra le due donne. Un momento che lo spettatore attendeva con spirito voyeuristico e che gli consente non solo di apporre una tessera in più nel frastagliato mosaico della reciproca ossessione tra le due protagoniste, ma anche di cesellare ulteriormente la personalità di ciascuna. Secondo Villanelle, Eve, nonostante la disperata ricerca di ricostruirsi una vita normale, non è come gli altri e non lo è mai stata: pensava solo di esserlo. In qualche modo Eve ha mentito a se stessa? Ha sepolto troppo a lungo una parte di sé senza integrarla nella propria vita? Un aspetto su cui la prossima stagione potrà certamente illuminarci.

La serie torna a scandagliare uno dei temi cari alla prima stagione e cioè il rapporto con l’autorità. Alla fine a più riprese Villanelle sembra cercare una guida più che una famiglia. Una guida che però non trova perché le figure che dovrebbero svolgere questo ruolo vengono meno ai propri doveri: la madre che si rifiuta di assumersi qualsiasi responsabilità su quello che è successo a Villanelle; Dasha che si limita ad utilizzarla per raggiungere il proprio obiettivo di ritornare in Russia; Helene che brinda con lei ad una promozione che in realtà non cambia nulla nella sua vita professionale: è solo un modo per blandirla; Carolyn che rifiuta di assumerla all’MI6 non pensando che possa fare altro che la sicaria. Anche Konstantin ci mette del suo, continuando a nasconderle informazioni e trattandola come fa con la figlia Irina. Villanelle è specchio della società in cui viviamo, priva di leader autorevoli e di guide in grado di indicare la strada; in un momento storico di grande difficoltà com’è quello che stiamo attraversato, quest’orfanità è emersa in modo ancora più drammatico. Villanelle risponde con la violenza, senza esitare a compiere un duplice matricidio, tenendo conto dell’importanza di Dasha. La risposta di Eve è invece ritirarsi in se stessa, abbandonando la ricerca di una guida. In un caso come nell’altro la valenza simbolica del loro comportamento è evidente.

La terza stagione di Killing Eve presenta e conferma una volta di più le qualità dello show ideato da Phoebe-Waller Bridge, a cominciare dalle performance: non solo le pluripremiate Sandra Oh e Jodie Comer, ma anche un’ottima Fiona Shaw a cui viene lasciato più spazio rispetto al passato e che sa riempirlo nel migliore dei modi. La sceneggiatura, quest’anno affidata a Suzanne Heathcote (Fear of the walking dead), peraltro sempre coadiuvata dalla Waller Bridge, dopo un inizio più riflessivo si conferma scoppiettante ed i colpi di scena non mancano. Il format non è snaturato, anche se alcuni passaggi appaiono meno coerenti rispetto al passato e lasciano qualche perplessità. La comparsa tempestiva di Eve in stazione proprio quando Konstantin ha appena avuto un infarto è piuttosto inspiegabile così come il fatto che Konstantin e Dasha si ritrovino proprio nello stesso ospedale, tenendo conto del fatto che la donna è stata colpita da Villanelle prima e da Eve poi mentre si trovavano ad Aberdeen, in Scozia. La coerenza ferrea non è stata coltivata come una necessità nemmeno nelle precedenti stagioni, ma questo limite viene accentuato nella terza perché la sceneggiatura presenta altri punti deboli, come qualche episodio senza mordente (ad esempio la festa di compleanno in cui Villanelle ed il suo giovane ed inadeguato apprendista si travestono da clown), e qualche personaggio senza un percorso narrativo concluso (Irina, la figlia di Konstantin e Geraldine, figlia di Carolyn che ad un certo punto scompaiono). Le location europee sono sempre affascinanti e danno alla vicenda quel sapore da tour guidato sospeso tra realtà e cliché, ma anche in questo caso il tocco ha mantenuto la sua leggerezza, ma ha perso la sua originalità.

Insomma gli amanti di Killing Eve si ritroveranno ben presto a casa. Ma questo non basta perché qualche leggerezza in fase di scrittura ed in generale la mancanza di prospettiva ha limitato la capacità dello show di andare oltre a sé stesso. Nella quarta stagione, già confermata, sarà indispensabile un cambio di passo per evitare un appiattimento che tolga sostanza (e interesse) ad una serie tra le più atipiche degli ultimi anni.

Titolo originale: Killing Eve 3
Durata media episodio: 41 minuti
Numero degli episodi: 8
Distribuzione streaming: Tim Vision
Genere: Thriller, Drama, Action, Adventure

Consigliato: a quanti hanno amato Killing Eve soprattutto per l’azione

Sconsigliato: a quanti hanno amato Killing Eve non solo per l’azione, ma anche per la parte drammatica e che si sarebbero aspettati un passo avanti con questa stagione.

Visioni parallele:

Caccia al ladro di Alfred Hitchcock. Ritmo, ironia ed inseguimenti raccontati in questo film del 1955 da uno dei grandi maestri del cinema.

Con Grace Kelly e Cary Grant. Condivide con Killing Eve qualcosa di più degli inseguimenti e dell’ironia : c’è una comune leggerezza, una joy de vivre che lega la serie (nei suoi momenti migliori) e questo film di Hitchcock.

Un’immagine: dialogo tra Villanelle ed Eve sulla differenza tra loro e gli altri. Guardando la gente che passa sul ponte, con lo skyline di Londra sullo sfondo, Eve sembra sconvolta: “Ma cosa ci è successo? Prima ero come loro”. Villanelle si volta e dopo pochi secondi la fulmina “Cioè come? Vestita male?”. Poi si fa seria: “Non sei mai stata come loro. Pensavi solo di esserlo”. Siamo alle battute finali e questa volta nessuna delle due spara all’altra, almeno non fisicamente.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.