Venezia 2020: il direttore Barbera lancia un sondaggio tra i produttori

L’obiettivo è farcela per il 2 settembre. Ma le nuvole restano dense sulla Mostra del Cinema di Venezia.

Cannes è già saltato. Locarno, programmato tre settimane prima del Lido, pure.

E così per fare il punto della situazione, Alberto Barbera, il direttore della Mostra del Cinema ha lanciato una lettera aperta, una sorta di sondaggio tra gli executive dei principali player internazionali, americani e non, per capire chi è disponibile ad arrivare davvero al Lido, a presentare il proprio film, ma anche a sostenerlo con la presenza di attori e registi: il sale di un festival cinematografico vero.

We all know that, most probably, any festival will not be able to take place exactly like it was in the past. We will have to deal with a number of limitations and security measures: reduction of the number of screened films and a similar decrease of attendance from press, industry and audience“.

Se Barbera un mese fa si era affrettato a dichiarare che la Mostra non si sarebbe trasformata in un evento online, adesso le posizioni sono assai più sfumate… e si stanno considerando “virtual screening rooms, using a safe online platform” per chi sarà accreditato, ma impossibilitato a partecipare.

Il sondaggio chiede se sia ritenuto utile o necessario l’accesso a “streaming, interactive Q&A sessions with filmmakers, online industry and market transactions for instance — to partially replace or increase live events, such as press screenings and conferences, meetings and panels.

Sempre di più è evidente a tutti come l’unica vera soluzione, per evitare la cancellazione, è la trasformazione della Mostra in un evento online. Con gli screening dei film sulle piattaforme, con interviste e incontri via Zoom o altri player, con le conferenze stampa a distanza.

Sarà ancora un festival del cinema? Probabilmente no, per come l’abbiamo vissuto e conosciuto sinora. Ma almeno è un nuovo inizio.

Insistere su un evento in presenza, con migliaia di persone al Lido, magari senza ospiti e pubblico, ma solo con addetti ai lavori italiani, in un posto isolato dove non c’è neppure un ospedale e dove ogni spostamento significativo necessita dei mezzi pubblici, appare solo il testardo tentativo di non comprendere la realtà.

Forse è arrivato il momento di adattarsi, di trovare una strada possibile, lontana dal cinema e dai festival che vorremmo e che amiamo, ma tuttavia concreta, realistica, utile per rimettere in moto un settore che si è fermato del tutto e che per riprendersi, avrà bisogno di una maggiore flessibilità.

 

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