Undone: con Alma e Jacob, vagabondi del tempo

Undone ***

Alma sta guidando su una strada rettilinea. Alma ha molti pensieri per la testa e non frena a uno stop. Alma ha un brutto incidente stradale. Un millisecondo prima dello schianto, a margine della carreggiata, Alma scorge la sagoma di suo padre Jacob. Il padre di Alma, però, non può essere là, perché è morto da vent’anni. Uscita dal coma, la vita della ragazza cambierà profondamente. La sua percezione della realtà non sarà più la stessa. Alma comincerà ad avere bizzarre visioni. Jacob tornerà a farle visita con frequenza crescente e sarà per lei una presenza costante, una guida nei meandri di un’esperienza traumatizzante. Alma imparerà, con pazienza e metodo, a manipolare il tempo.

Undone non è la classica serie di fantascienza. La creatura di Raphael Bob-Waksberg e Kate Purdy, già produttori del cult netflixiano BoJack Horseman (inopinatamente cancellato dal palinsesto qualche giorno fa), appartiene al filone dell’animazione adulta e per adulti alla Waking Life. Il film di Richard Linklater del 2001, realizzato con la tecnica ormai centenaria del rotoscopio e bissato da A Scanner Darkly cinque anni più tardi, rappresenta una pietra miliare per questo tipo di produzioni dall’anima intimamente filosofica. Perché usare il rotoscope in Undone, ci si potrebbe chiedere. Qui, diciamolo subito, tale opzione non è un banale vezzo stilistico. Le tematiche di Undone si allineano perfettamente a questa scelta tecnico-formale. Il riferimento all’autore di Un oscuro scrutare è poi inevitabile: Alma è un personaggio che sarebbe piaciuto a Philip K. Dick.

C’è sempre una parte “girata” alla base dei film in rotoscopio. Il disegno si applica successivamente alle immagini, provocando una leggera deformazione dei contorni, fino a farli vibrare. Un effetto che trasmette allo spettatore una sottile sensazione di indeterminatezza percettiva. Gli attori sono quindi reali. In Undone Alma Winograd-Diaz è interpretata da Rosa Bianca Salazar, già vista in due capitoli di Maze Runner, nel criticato Bird Box e soprattutto protagonista, nel recente Alita: Battle Angel girato da Robert Rodriguez, di uno sdoppiamento cyborg. La sorella di Alma, Becca, è Angelique Cabral, apparsa in molti telefilm e sitcom, tra le quali si ricorda Life in Pieces della CBS. Gli autori hanno puntato su due attrici statunitensi dai cognomi e dai tratti somatici inequivocabilmente messicani. Un caso? No, non lo è. La cultura preispanica è richiamata spesso nei dialoghi, tanto da occupare un tassello concettuale importante nello sviluppo della serie.

Non sappiamo se gli sceneggiatori abbiano rispolverato i benemeriti testi di etnoantropologia di Georges Lapassade durante la stesura dello script. Comunque sia, il nesso tra musica, stato di trance e conseguente rottura della linearità del tempo emerge con nettezza quasi didascalica. Alma ha un problema esistenziale, una gabbia dalla quale non riesce ad evadere. La ragazza odia le banalità ritualizzate del quotidiano e si affligge molto per l’invincibile tedio che, in prospettiva, rischia di avvolgere ogni secondo della sua vita, dalla soglia fatidica dei trent’anni attuali (Ingeborg Bachmann docet) alla trista e lugubre vecchiaia. Chi lo direbbe mai? Ha un fidanzato amorevole, un lavoro da educatrice, un’ottima cultura… però tutto ciò è sufficiente ad esistere, non a vivere pienamente. Gli autori le ritagliano addosso un personaggio irriverente, sboccato, anticonformista, nella sostanza ribelle. Femminista, ecologista e anticapitalista, Alma rientra nell’identikit della donna progressista del terzo millennio, ansiosa di rompere gli steccati, un idealtipo semplificabile nell’iconica figura della leader democratica Ocasio-Cortez. Qui l’antagonista non è né Donald Trump né Mark Zuckerberg, quanto, piuttosto, la borghesissima sorella Becca.

Conservatrice e perbenista, alla vigilia del matrimonio Becca tradisce il futuro marito, ovviamente ricchissimo, con il barista del locale dove lei e Alma si rifugiano abitualmente per raccontarsi le reciproche disavventure. La sorellanza è un giano bifronte, è guerra totale e desiderio di pace. Al termine di percorsi molto diversi, Alma e Becca si scopriranno più simili tra loro di quanto si sarebbero mai aspettate.

Alma, resuscitata dal coma, ritrova accanto a sé il padre fantasma. Jacob, interpretato da Bob Odenkirk, star di Breaking Bad e Better Call Saul, è un fisico teorico deceduto in circostanze misteriose. Jacob, un’ombra che si manifesta solo ad un’attonita Alma. Jacob chiede alla figlia una mano per venire a capo di un enigma irrisolto che lo riguarda direttamente. Il presunto cold case è il motore della narrazione, eppure Undone non si trasforma mai in un giallo vero e proprio, preferendo approfondire l’indagine emotiva attorno al caos interiore della ragazza. La madre Camila (Costance Marie Lopez, attrice con un curriculum da danzatrice, tanto da essere scritturata, giovanissima, nel tour del 1987 di David Bowie) contesta ad Alma di essere stata sempre un po’ strana, ma mai strana e inavvicinabile come dopo l’incidente…

Già, perché Alma fa di tutto per nascondere il suo talento, almeno all’inizio. Poi l’amabile abitudine consistente nel chiacchierare con lo spirito del padre defunto e, a peggiorare il quadro “clinico”, la sua destrezza acquisita nel cavalcare il tempo, qualità straordinarie a lungo andare impossibili da celare al mondo, sono giudicate dai familiari e dal fidanzato chiari sintomi di pazzia. Come se non bastasse, veniamo a sapere che alla nonna paterna fu diagnosticata la schizofrenia. Alma è solo una vittima di stress post-traumatico? È una giovane donna il cui cervello è stato colpito da follia ereditaria, magari covata da anni? Oppure è una veggente, una moderna sacerdotessa, un personaggio scomodo e imbarazzante per la canonica razionalità occidentale? Jacob desta scandalo nella comunità scientifica per aver dimostrato l’impatto reale della fisica contemporanea sul concetto di tempo o per il tentativo, in parte riuscito, di assegnare una concreta base fisiologica all’esperienza dello sciamanesimo? Vagabondaggi onirici e abbracci commoventi, citazioni colte e ciniche freddure: i contrasti elettrizzano Undone e lo rendono avvincente.

Forse il cervello degli sciamani ha caratteristiche eccezionali. Forse una risonanza, spera Jacob, può mostrare la correlazione tra il naturale e il sovrannaturale. Ne discende che il tempo non è come lo ha postulato il buon Immanuel Kant, una forma a priori della sensibilità, ma, all’opposto, una variabile dipendente da altri fattori, comprese le bizzarrie fisiche di crani mal conformati. E torniamo a quel diavolo di scrittore americano, P. K. Dick, che a Kant contestò la fiducia nel fondamento di una conoscenza universale, incardinata su intuizioni e categorie comuni a tutti, semplicemente umane… Le acrobazie filosofiche sull’irregolarità del tempo sono carburante per l’immaginazione e si declinano facilmente in ucronie letterarie.

Undone ha una resa drammaturgica sorprendentemente fluida. Il montaggio sorregge, senza scossoni, cambi di ritmo repentini che ricordano le improvvisazioni del jazz. Il pericolo incombente di cedere alla confusione è schivato con maestria. La sarabanda è ammaestrata da una scrittura solida. Una sapiente scelta cromatica corrobora l’ariosa compattezza del prodotto. Undone è pura danza tradotta in tavole: ritmo, ebrezza, follia. Il dionisiaco è servito. Per rispondere alla sofferenza radicale che l’accompagna da una vita, Alma costruisce il suo cosmo privato sopra un immenso vuoto. Esplode un contrasto insanabile tra le differenti prospettive. Dall’esterno, oggettivamente, la sintomatologia rientra nella casistica prevista dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-5. Dall’interno, soggettivamente, Alma è rigorosa, coerente, allineata con disciplina a regole che le permettono di navigare tra le onde del destino. Il passaggio da una dimensione all’altra è sublimato dall’episodio della rottura dello specchio. Non serve scomodare Alice per rammentare quante meraviglie si trovino sul lato nascosto della realtà.

Alma si scontra con tutte le istituzioni sociali. La Chiesa: un prete algido e privo di autentica empatia che potrebbe aspirare a un ruolo negativo in un film di Clint Eastwood; il lavoro: un diretto superiore allarmato dalle sue bizzarrie e indeciso se confermarla nell’incarico o meno; il potere psichiatrico: una dottoressa incapace di prestarle ascolto che le prescrive in automatico pillole su pillole. Inoltre, Alma incrocia l’incomprensione della sua famiglia, un’idiosincrasia temperata dal desiderio materno di vederla serena, e incassa uno scacco matto alla fiducia, rappresentato dall’ambiguo comportamento del fidanzato. Undone suscita interrogativi sulla natura dell’amore e, in generale, sullo statuto complesso dei sentimenti.

La serie ci pone di fronte a un tipico dilemma morale, di quelli cari alla scuola analitica anglosassone. Poniamo che A e B siano, appunto, fidanzati, e che A lasci B prima di subire uno shock tremendo. Lo shock provoca ad A una fortissima amnesia, tale da cancellare il ricordo della volontaria rottura del legame tra i due. B sa della condizione di A. B, come se nulla fosse accaduto, continua a stare al fianco di A. B assiste A durante la convalescenza in ospedale, poi ritorna nella casa dove coabitavano e dalla quale era stato cacciato e, una volta ristabilitasi A, riprende la convivenza con lei, conducendo la solita routine. A tratta B da vero fidanzato e mostra di amarlo come un tempo. Inaspettatamente, grazie a un piccolo dettaglio, la memoria di A si ridesta. A si rende conto del misfatto e B, davanti al suo sdegno, si giustifica, dicendo di averlo fatto pensando al benessere di A e non al proprio tornaconto, premesso che, secondo l’opinione formulata da terzi, la vicinanza accelera significativamente la sua guarigione. Il ricercatore compilerebbe un questionario chiedendo, ad esempio, un giudizio su B, omettendo in un primo momento la giustificazione addotta. B ha fatto bene o ha fatto male? Quanto pesa la conoscenza delle intenzioni nella valutazione dell’agire umano? E riguardo alle reazioni di A: una decisione cosciente può influire o perfino modificare la sfera sentimentale? Si può scegliere di amare oppure si ama e basta?

Undone è un viaggio nell’anima che tocca le corde emotive dello spettatore. Siamo tutti invitati a immergerci nelle voragini dell’inconscio e ad abbandonarci al valzer ininterrotto di sequenze surreali. Fare e disfare, fare e disfare… L’epilogo ci lascia nel dubbio. Speravamo in un esito differente? Perché stupirsi? Non sappiamo forse che il gatto di Schrödinger può essere al contempo sia vivo che morto?

Titolo originale: Undone
Numero degli episodi: 8
Durata media ad episodio: 20 minuti
Distribuzione originale: Amazon Prime Video
Genere: Adult Animation, Anime Sci-Fi

Consigliato a chi: ha sfruttato per una giusta causa (la sua) le amnesie altrui, ha tentato almeno una volta di spostare le chiavi con il pensiero, ama rifugiarsi in soffitta per leggere o studiare;

Sconsigliato a chi: non sopporta le persone che parlano da sole, ha l’incubo ricorrente di ritrovarsi improvvisamente nudo in ufficio, non gradisce invitati eccentrici o fantasiosi alla sua festa;

Visioni e letture parallele:

  • Oltre ai già citati film di Richard Linklater, consigliamo i film d’animazione di Ralph Bakshi, in particolare Il Signore degli Anelli (1978), American Pop (1981) e Fire and Ice (1983);

  • Un film “imprescindibile” sugli intrecci possibili tra fantasia e realtà: L’arte del sogno di Michel Gondry (2006);

  • Un libro su una strana, irripetibile spedizione in Messico: Oliver Sacks, Diario di Oaxaca, Adelphi, 2015;

  • Su sciamanesimo e dintorni, I Quattro Accordi di Don Miguel Ruiz, Il Punto d’Incontro Edizioni, 2001 e Conversazioni con Castaneda di Graciela N. V. Corvalan, Edizioni dell’Acquario, 2017

Un’immagine: il finale, gli occhi di Alma che si spalancano alla vista di… Cosa?

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