Jonathan Glazer adatta La zona d’interesse di Martin Amis

Jonathan Glazer, il regista di Sexy Beast, Birth e Under the Skin, sta per tornare sul set a distanza di sette anni dal suo ultimo film.

Dovrebbe adattare per A24 l’ultimo romanzo di Martin Amis, La zona d’interesse, uscito in Italia per Einaudi nel 2015.

Il soggetto è certamente problematico, raccontando un triangolo sentimentale tra nazisti in prossimità e all’interno di un campo di concentramento.

Questa è la sinossi del romanzo:

Al Kat Zet, la zona d’interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un’altra vita, se questa è vita, freme e spira, a centinaia, a migliaia, giù per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d’interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d’infanzia, Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l’industria bellica e il Reich, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli, possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doli, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Il grottesco per parlare dell’orrore. Amis affida quella dimensione a Paul Doli, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, incarna tutto l’assurdo del regime. Della tragedia è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, “gli uomini più tristi del Lager”. Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall’orrore, per l’investigazione dell’amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell’arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini?

Glazer ha sempre stravolto i testi di partenza, ma qui è la sostanza stessa del racconto ad essere controversa.

Glazer ha recentemente chiarito che non intende fare un film come Schindler’s List o Il figlio di Saul: “I remember being very taken by the faces of the bystanders, the onlookers, the complicit, you know? Ordinary Germans. I started wondering how it would be possible to stand by and watch that. Some of the faces actually enjoy it. The spectacle of it. The kinda circus of it.”

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