Yesterday. Recensione in anteprima!

Yesterday *

Cosa potrebbe succedere se improvvisamente dopo un blackout di 12 secondi, tu fossi l’unico al mondo a ricordarsi l’esistenza dei Beatles e delle loro canzoni?

Massimo Troisi ce l’aveva già raccontato 35 anni fa nell’epocale Non ci resta che piangere: sarebbe bastato accennare all’incipit di Yesterday per conquistare il cuore di tutti e quello della ragazza che hai sempre voluto.

Di suo Richard Curtis non ci ha messo molto altro, trasformando l’impacciato Saverio in Jack, un cantante di origini indiane, senza alcun talento della provincia inglese, che dopo un blackout che ha lasciato la Terra senza luce per 12 secondi si ritrova in ospedale, investito da un bus, con due denti rotti e una miniera di canzoni immortali che nessuno ricorda.

L’unico problema è ricordare parole e musica del maggior numero di pezzi, perchè il successo è istantaneo e garantito.

E così rinascono Eleanor Rigby, Let it Be, In my Life in un piccolo studio di registrazione che la sua manager di sempre, Ellie, una professoressa di matematica, ha trovato per l’improvvisamente prolifico Jack Malik.

Il cd autoprodotto e regalato ai clienti dello store dove Jack lavora ha subito un successo virale. Ed Sheeran si fionda a casa del protagonista perchè vuole che apra i concerti del suo tour. Sbalordito dal talento del ragazzo, lo sfida ad un contest improvvisato di composizione che Jack vince con The Long and Winding Road.

La manager di Sheeran, Debra Hammer lo porta a L.A. per registrare un vero disco: ma sulla strada del successo non c’è più posto per Ellie.

Il film di Danny Boyle è forse il punto più basso della gloriosa carriera del regista di Trainspotting: una commedia romantica così insulsa e melensa da lasciare sconcertati.

Dopo aver rivisitato il copione originale di Jack Barth e Mackenzie Crook, Curis ci ha spinto a forza un coté romantico talmente stucchevole e falso da rovinare anche l’intuizione di partenza e qualsiasi intelligente riflessione sulla fama, sulle dinamiche del successo, sul talento.

Appiattito nella seconda parte sulla storia d’amore tra Jack e Ellie, due che volentieri si vorrebbe non reincontrare mai più su uno schermo cinematografico, il film si sfalda completamente, buttando all’aria la simpatia della premessa, che funziona oggi, così come funzionava nel 1984.

Sorvoliamo sulle pessime reinterpretazioni di Jack dei pezzi dei Beatles, cesellati magnificamente da George Martin e qui ridotti a karaoke da spiaggia con chitarra e voce, entrambe piuttosto sgraziate.

Ma qualsiasi discorso serio sulla musica e lo showbusiness appare del tutto pretestuoso, se applicato ad un film, che preferisce volare bassissimo e sfruttare la musica dei quattro di Liverpool solo come colonna sonora piaciona e nulla di più.

Qua e là si notano spunti più caustici e umorismo, ma tutto viene annegato nella melassa appiccicosa di Curtis, che pare aver contagiato anche un regista come Boyle, una volta crudele e anticonformista, qui completamente anonimo e al servizio di una storia da bacio perugina.

Non saprei dire quanto il film possa piacere ad un fan dei Beatles, talmente approssimativa è la cultura musicale dei suoi creatori, che pare non sappiano neppure che quasi l’intero catalogo di pezzi ripreso nel film è stato firmato dai soli Lennon e McCartney, e che ormai anche per i pezzi firmati a quattro mani, la storiografia del gruppo ci sa indicare precisamente chi davvero creò musica e testi.

Yesterday avrebbe dovuto farci capire quanto diverso e diminutivo sarebbe un mondo senza Beatles, così da dare forza all’ascesa di Jack, ma il film riesce a imbastirci sopra una sola battuta, quando il protagonista scopre che senza i quattro di Liverpool neanche gli Oasis non hanno mai raggiunto il successo. Tutto qui.

Il film non si interroga mai su come pezzi scritti cinquant’anni fa possano essere accolti nella scena musicale oggi, non distingue She Loves You da A Day in the Life e gioca la sua premessa richiedendo una sospensione dell’incredulità senza mai mostrare il rigore e l’intelligenza necessari a sostenerla.

Le stesse canzoni, separate dal contesto storico, geografico e culturale in cui sono nate, pescate a caso tra i tredici album del gruppo, finiscono per perdere qualsiasi capacità evocativa. Sono fantastiche perchè i personaggi del film continuano a dircelo, ma davvero il film non è mai in grado di mostrarcene il motivo, se non nella scena del contest con Ed Sheeran.

Piccola parentesi sul cantante inglese: il ruolo era stato offerto a Chris Martin dei Coldplay, che ha rifiutato. Lo stesso avrebbe dovuto fare Sheeran, che sembra sempre passare davanti alla macchina da presa per caso.

Non che ci si potesse attendere molto di più da uno come Richard Curtis che dopo il pregevole Quattro matrimoni e un funerale, ha firmato tra l’altro i copioni di Mr.Bean, Bridget Jones, Notting Hill, Love Actually, Trash, ovvero quanto di più lacrimevole e ricattatorio si sia visto sullo schermo negli ultimi vent’anni anni di cinema inglese, ma il film è davvero disastroso.

Boyle e Curtis alla fine non fanno niente di diverso rispetto alla cinica manager Debra del film: sfruttano la musica dei Beatles, per venderci la solita trita romantic comedy inglese.

No, grazie.

In Italia dal 26 settembre.

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