IT – Capitolo Due

IT – Capitolo Due **

Il secondo capitolo cinematografico dell’adattamento di IT – il romanzo fiume, che consacrò Stephen King, dieci anni dopo l’esordio con Carrie, come Caronte degli incubi della nostra adolescenza e finissimo esegeta di quell’America di provincia, che ancora vedeva nell’individualismo avido del presidente-attore Ronald Reagan, il suo riferimento essenziale – riparte esattamente da dove si era concluso.

Siamo alla fine degli anni ’80, il clown Pennywise, maschera del male assoluto e delle nostre paure è stato faticosamente sconfitto dai sette Losers di Derry, che si fanno una solenne promessa: dovunque saranno in futuro, se la minaccia dovesse ritornare a turbare il sonno dei bambini del Maine, loro si riuniranno ancora, per battersi sino alla fine.

Neanche a dirlo, ventisette anni dopo quella promessa di sangue, il terrore torna a manifestarsi nel piccolo borgo, durante una fiera di paese.

L’unico dei Losers che è rimasto a Derry è il nero Mike, che vive come un topo nella biblioteca comunale e ha passato i migliori anni della sua vita a studiare un modo per sconfiggere l’arcano.

Gli altri si sono rifatti una vita, chi scrivendo libri, chi occupandosi di risk management, chi sposando un milionario violento e abusivo, chi guadagnandosi la vita come stand up comedian e chi come il paffuto ultimo arrivato, diventando un architetto notissimo.

Quando Mike li richiama si sentono spinti da un patto antico, senza tuttavia ricordare davvero il perchè.

Il passato è stato rimosso, messo da parte. Tornano tutti, tranne Stan, che ha deciso di aiutarli in un modo che scopriremo solo alla fine.

Tornano gli incubi di sempre, a tormentare i sei protagonisti ormai adulti, riportandoli al tempo dell’infanzia, in un perverso gioco psicanalitico, dove ciascuno è costretto a confrontarsi con le paure nascoste dentro si sè, con il senso di colpa, con l’inadeguatezza, con le pulsioni sessuali, l’amore frustrato, la violenza, i timori reconditi.

Pennywise sfrutta sino in fondo i dubbi e le incertezze di ciascuno, tentando di insinuarsi nell’inconscio emotivo dei sei personaggi, fino allo scontro finale, ancora una volta ospitato nelle profondità delle fogne di Derry, in quel mondo immaginario che scorre sotto le vite della placida cittadina.

Se il primo film era il frutto delle intuizioni di Cary Fukunaga e Chase Palmer, che Gary Dauberman aveva poi diluito in un copione decisamente più tradizionale e lineare, dopo l’abbandono del progetto da parte del regista di True Detective, questo secondo capitolo sembra volare sin troppo basso, mettendo la sordina ad ogni elemento veramente disturbante del libro di King, risolvendo le parti più irrappresentabili, semplicemente rimuovendole, e assecondando un racconto che passa meccanicamente di personaggio in personaggio, con una reiterazione senza sorprese di percorsi paralleli fino a redde rationem finale.

Andy Muschietti sembra soprattutto preoccupato di far entrare tutto nelle quasi tre ore di questo secondo capitolo, occultarsi in un montaggio parallelo costantemente preordinato, anche qualche volta impreciso e slabbrato, come se alla fine qualcosa sia comunque stato lasciato fuori bruscamente.

Il film è un campionario infinito di jump scare, la tecnica più disonesta e elementare del cinema horror: Muschietti la usa senza vergogna, senza mai provare nulla di più raffinato o complesso, considerando i suoi spettatori come cani di Pavlov a cui somministrare una dose esagerata di spaventi basilari che non lasciano nulla, oltre allo shock momentaneo.

Il regista non coglie nemmeno questa volta le possibilità interne che un racconto ancora in gran parte immerso negli ’80 della nostro giovinezza, restando sempre in superficie e affidando tutto il gioco cinefilo a due cameo certamente indovinati e gustosi, ma anch’essi puramente episodici, disfunzionali rispetto al racconto.

Del tutto eliminati i riferimenti sessuali e ideologici del racconto di King, assecondando il neopuritanesimo di ritorno di questi anni ’10, ma anche di sangue se ne vede poco ed oltre a saltare sulla poltrona per le continue apparizioni dal buio di Pennywise, questo secondo capitolo di IT non aggiunge molto a quanto si era visto nella prima parte, decisamente più interessante anche nel romanzo.

Nel cast dei Losers adulti, Bill Hader sembra sempre voler rubare la scena a tutti, mentre la coppia McAvoy e Chastain si limita svolgere il compito, anche perchè i loro personaggi hanno assai poco a cui aggrapparsi. Particolarmente fragile invece Isaiah Mustafa nel ruolo di Mike, mentre Bill Skarsgard torna ancora come Pennywise, senza impressionare.

Particolarmente cruenta la partecipazione al film di Xavier Dolan, che interpreta Adrian Mellon all’inizio.

Modestissima colonna sonora, interessante invece la fotografia del peruviano Checco Varese, che è subentrato al coreano Chung-hoon Chung, cercando di dare un po’ di profondità agli incubi dei protagonisti.

Il primo capitolo è stato l’horror più visto degli ultimi trent’anni: basterà questo per garantire uguale fortuna al questo capitolo due?

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Qui la nostra recensione del Capitolo Uno.

2 pensieri riguardo “IT – Capitolo Due”

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