The Old Man & The Gun

The Old Man & The Gun ***

Tratto da un articolo, scritto da David Grann per il New Yorker, il quinto film di David Lowery racconta la storia di Forrest Tucker, un rapinatore di banche, evaso infinite volte dalle carceri di mezza america, che nel 1981, all’età di settant’anni è ancora in pista, vestito blu elegante, cappello in testa, baffi finti e uno stile tutto suo.

Lo vediamo subito all’opera, uscire senza fretta da una filiale, con una bella borsa di pelle, salire su un’auto e poi su un’altra, per far perdere le sue tracce. Durante l’inseguimento, per sviare i sospetti, decide di fermarsi a prestare soccorso ad una donna con il pick up in panne.

Nasce così, per puro caso, un’amicizia che diventa qualcosa di più. Nel frattempo l’agente John Hunt si mette sulle tracce di Forrest e della sua banda, professionisti impeccabili che studiano i loro colpi e li realizzano, senza che nessuno se ne accorga.

Preso in prestito il titolo a Hemingway, The Old Man & The Gun è uno straordinario omaggio al suo protagonista, Robert Redford, alla sua ultima interpretazione sul grande schermo.

Girato in pellicola a 16mm, con quel look granuloso e imperfetto, il film richiama subito il cinema della New Hollywood, quello che ha reso immortale il volto e i modi del giovane Redford.

Il film si muove con il passo lento e deciso del suo protagonista, ci fa entrare a poco a poco nella sua vita, ce ne svela le miserie familiari e la testardaggine professionale, l’eleganza nei modi e l’affabilità di chi ha ormai visto ogni cosa ed ha accettato ogni conseguenza possibile, per le sue azioni.

Anche se il film mette in scena più volte le rapine di Forrest e della sua banda, non vediamo mai davvero e sino in fondo il loro metodo. Siamo anche noi spettatori inconsapevoli di una piccola magia. Il tutto avviene senza mai alzare la voce, senza mai estrarre quella pistola del titolo, senza mai correre o minacciare, ma con la tranquillità e la serenità di chi conosce perfettamente il proprio lavoro e la natura umana.

Ci accorgiamo quindi del fascino irresistibile di Forrest solo nei duetti con Jewel, la donna del destino, incrociata on the road, e con il poliziotto che gli dà la caccia. Riconosciamo in quei momenti la sua capacità affabulatoria, la sua ironia sottile, i suoi modi impeccabili, la sua determinazione.

Il suo è un gioco di prestigio che riesce sempre. L’esperienza l’ha reso perfetto.

Ed è lo stesso gioco che ha affascinato e ipnotizzato il pubblico nel corso della lunga carriera di Redford: The Old Man & The Gun si muove dentro e fuori lo schermo, con la stessa grazia, la stessa invidiabile serenità.

Aiutato da un cast meraviglioso, in cui Tom Waits e Danny Glover interpretano i compagni di strada di Redford, Sissy Spacek la sua ultima compagna, Elisabeth Moss la figlia abbandonata e Casey Affleck il poliziotto riluttante, il film è una delle più belle sorprese di questo natale cinematografico, che conferma il talento del suo autore, come uno dei giovani registi da tenere d’occhio.

Lowery, innamorato delle atmosfere e degli antieroi degli anni ’70, lavora con i suoi interpreti in modo non convenzionale e riesce a regalare a Redford non solo un finale di partita elegiaco e memorabile, ma anche una delle sue interpretazioni più convincenti, più naturali.

Se l’ultimo film di Lowery era la Storia di un fantasma, qui sembrano essere stati convocati molti dei personaggi interpretati in passato dal divo californiano, dal fuorilegge Sundance Kid a Brubaker, dal cavaliere elettrico al truffatore in smoking de La Stangata, fino all’uomo che sussurrava ai cavalli.

Nel montaggio finale che per flash mostra le infinite evasioni di Forrest Tucker, Lowery utilizza le vere immagini di tutta una vita e riesce persino a recuperare un primo piano di uno dei suoi primissimi film, La caccia di Arthur Penn.

Eppure The Old Man & The Gun non è mai solo un omaggio nostalgico, ma è invece un ritratto originale e riuscito di un uomo che non ha mai smesso di sorridere alla vita, nonostante tutto.

Crepuscolare.

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