Dark Mirrors: Halloween special!

Tre consigli di visione, tre mini-serie Netflix per una delle notti più affascinanti dell’anno: l’ideale per un’immersione senza soste, da soli o in famiglia, in un mondo popolato da creature pericolose, storie da brivido e dolcetti mostruosi.

PER QUELLI CHE AMANO LA CUCINA:  Le curiose creazioni di Christine McConnell

Titolo originale: The curious creations of Christine McConnell
Numero degli episodi: 6
Durata media ad episodio: 30 minuti
Distribuzione: Netflix

The curious creations of Christine McConnell è una mini-serie originale che si colloca tra lo show cooking e la puppet comedy. Christine vive in una casa gotica in compagnia del tentacolo di un polipo che esce dal frigorifero, un procione parlante, un gatto egiziano mummificato, un lupo mannaro. Se Christine interpreta se stessa, i simpatici pupazzi sono stati realizzati dalla The Jim Henson Company. Per chi non lo sapesse, Jim Henson è il papà dei Muppet e di uno degli show per bambini più importanti della tv americana: Sesame Street. Proprio questa capacità di parlare al pubblico adulto e ai bambini rappresenta uno dei valori aggiunti dello show. Sullo sfondo di diverse storie che si sviluppano in ogni episodio con ironia e humor nero, Christine realizza dolcetti e piatti salati, aggiungendo qua e là suggerimenti su come creare candele profumate o abiti da sera.

La serie vive attorno a Christine, poliedrica fotografa e stilista, nonché autrice di successo di un libro di ricette curiose, “Deceptive desserts: a lady’s guide to baking bad!”e di una pagina Instagram dove propone una quantità di realizzazioni gotiche di grande impatto visivo.

Sulla qualità finale delle creazioni non possiamo esprimerci non avendo avuto la fortuna di assaggiarle, ma certamente sono tutt’altro che semplici da realizzare per chi non ha una discreta dimestichezza in cucina: pretzel ricoperti di burro di arachidi e cioccolato bianco a forma di ossa, un dolce al caffè a forma di caffettiera, corna aromatizzate alla menta, biscotti dell’orrore con occhi che spuntano tra aculei di cioccolato, tavole spiritiche biscottate e zampe di lupo al cioccolato … insomma il menu non è banale!

La traduzione televisiva della creatività della McConnell è stata semplice perché tra le sue fonti di ispirazione c’è molto cinema: Tim Burton, Wes Craven, Alfred Hitchcock e anche Vincent Price, ma al di là della realizzazione quello che colpisce è il tocco misurato e mai banale con cui lo spettatore viene stimolato a lasciar andare la fantasia verso il regno del buio.

CONSIGLIATA:  A QUELLI CHE AMANO  TIM BURTON, LA CUCINA AMERICANA E CERCANO QUALCHE IDEA PER UNA PERFETTA FESTA DI HALLOWEEN IN STILE ANNI ’50.

SCONSIGLIATA: A QUELLI CHE AMANO LA CUCINA DI CRISTINA PARODI E CHE NON POSSONO SOPPORTARE I MUPPET.

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PER QUELLI CHE AMANO GLI ANIMALI: 72 Animali Pericolosi – America Latina

Titolo originale:  72 Dangerous Animals: Latin America
Numero degli episodi: 12
Durata media ad episodio: 45 minuti
Distribuzione: Netflix

Dalle profondità selvagge della giungla amazzonica alle vette della Patagonia, questa serie offre una panoramica su 72 animali tra i più pericolosi dell’America Latina: ogni specie viene descritta con il contributo di esperti e racconti delle vittime di attacchi e quindi inserita in una classifica costruita sulla base di 11 gironi eliminatori e di un girone finale con tutti i vincitori.

I brividi maggiori non arrivano tanto da animali particolari come le mitiche anaconde, i pipistrelli vampiri  o i crotali ferro di lancia, spesso sono semplici api o zanzare o perfino delle lumache ad avere effetti devastanti.

Lasciamo da parte i giudizi critici che hanno espresso alcuni biologi ed ecologisti e atteniamoci a come lo show è costruito.

72 Animali pericolosi mostra un montaggio avvincente nella ricostruzioni degli attacchi alle persone da parte degli animali. La scelta di mixare le interviste alle vittime, la ricostruzioni dell’accaduto tramite attori professionisti e, dove presenti, sequenze prese da supporti video, riesce a trasmettere concretamente il rischio per l’uomo di imbattersi in uno di questi predatori. Le immagini delle ferite o delle necrosi riportate a seguito di punture o di morsi sono sparse qua e là, senza ossessione, ma sapientemente dosate per creare la giusta intensità drammatica, in genere prima o dopo il racconto di uno dei sopravvissuti. A questo aggiungiamo riprese spettacolari, sia diurne che notturne e una diffusa ironia, data da interviste a personaggi singolari, come i cacciatori di serpenti, oppure dall’utilizzo di spezzoni di b-movie d’epoca in cui improbabili mostri, simili agli animali descritti, minacciavano il genere umano.

L’idea della classifica, con sottofondo metalcore, che si aggiorna dopo ogni presentazione, spinge anche chi è meno interessato ad uno specifico animale a seguire con attenzione la descrizione, così da capire se possa o meno salire al primo posto della classifica provvisoria.

72 Animali pericolosi, a tutti gli effetti un documentario ibridato di reality, avrebbe potuto fermarsi alla rappresentazione del pericolo costituito da questi animali, ma invece riesce a trovare il modo (e il tempo narrativo) per illustrare gli usi farmaceutici di molti veleni e, soprattutto, lo fa senza perdere il ritmo narrativo. Attenzione viene dedicata anche all’importanza che hanno per l’ecosistema gli animali apparentemente più dannosi. Il rapporto tra uomo e regno animale è costruito sulla fragilità: per salvaguardarla è necessario un rispetto reciproco e duraturo.

Per quanti volessero sviluppare il tema declinato in altri contesti è possibile optare per gli animali più pericolosi dell’Asia o dell’Australia, mentre chi preferisce un approccio meno dark, può scegliere 72 animali tenerissimi.

CONSIGLIATA: A QUANTI VOGLIONO TRASMETTERE INTERESSE VERSO GLI ANIMALI AI RAGAZZI, UTILIZZANDO UNO SHOW SENZA GRANDI PRETESE SCIENTIFICHE, MA CAPACE DI UNIRE L’INTERESSE PER GLI ANIMALI AD UN SOTTILE BRIVIDO DI PAURA. IDEALE PER IL RELAX IN FAMIGLIA.

SCONSIGLIATA: A QUELLI CHE CERCANO RIGORE SCIENTIFICO E UN DOCUMENTARIO CHE DIA INFORMAZIONI MOLTO DETTAGLIATE SULLE SPECIE A RISCHIO DI ESTINZIONE.

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PER QUELLI CHE AMANO LE STORIE (VERE) DI FENOMENI PARANORMALI:  Haunted

Titolo originale:  Haunted
Numero degli episodi: 6
Durata media ad episodio: 45 minuti
Distribuzione: Netflix

In una stanza che potrebbe essere il salotto di molte abitazioni country americane, con ampie poltrone di pelle, tappeti e libri, alcune persone si ritrovano per ascoltare una storia. Qualcuno parla, gli altri ascoltano interessati. Luci soffuse, clima ovattato, ma nell’aria si percepisce da subito una forte intensità drammatica.

Che storie stanno ascoltando? Storie di fantasmi, spiriti, case infestate, serial killer che il protagonista racconta sotto lo sguardo attento ed accogliente degli altri presenti, in genere familiari o parenti. Al racconto diretto si alternano ricostruzioni con attori, creando un mix di documentary e fiction ben equilibrato e senza sbavature narrative. La scelta di contenere ogni episodio in un arco di tempo tra 25 e 30 minuti non lascia molto spazio a domande o interazioni tra i presenti e il narratore; negli episodi meno riusciti il pubblico viene utilizzato solo come supporto emotivo, per inquadrature di primi piani più o meno espressivi, mentre in quelli più riusciti è maggiormente coinvolto nella narrazione.

Spesso le storie sono irrisolte, nel senso che non hanno una vera conclusione e questo, anche se lascia lo spettatore con un po’ di amaro in bocca, sicuramente conferma quel senso di reale che la mini-serie persegue.

Nel complesso degli episodi, si ritrovano gran parte degli elementi tipici del genere e in senso lato dei racconti di eventi paranormali e di fenomeni parapsicologici: senso di solitudine dei protagonisti, porte che sbattono, sensazione di variazioni anomale della temperatura, l’acqua come elemento di manifestazione del paranormale, etc. ma non c’è alcuna intenzione di analisi o di messa in discussione dell’esperienza: ci si limita ad ascoltare il racconto di eventi inspiegabili che continuano a perseguitare i protagonisti. Con questa consapevolezza lo spettatore deve affrontare la visione della serie. Se interessato al genere, si intende.

CONSIGLIATA: A QUANTI VOGLIONO ASCOLTARE UNA STORIA DELL’ORRORE PER HALLOWEEN, SENZA PORSI TROPPE DOMANDE E SENZA TROPPE PRETESE.

SCONSIGLIATA: A QUELLI CHE CREDONO CHE I FENOMENI PARASPICOLOGICI SIANO UNA MINIERA PREZIOSA DA ESPLORARE E NON DA SFRUTTARE.

PER CHI NON VUOLE FARSI TROVARE SENZA DOLCETTI
Queste tre miniserie ci consentono di fare qualche ragionamento su come le serie Tv siano alla ricerca di nuovi sbocchi espressivi: la contaminazione dei generi è ormai qualcosa di più di una scelta stilistica, di un modo per essere originali o di un’opzione per raggiungere un pubblico più vasto, ma si configura come una necessità. La sovra-abbondanza di prodotti, la qualità tecnica raggiunta e l’esplorazione di tutti i territori prossimi al genere richiedono un superamento delle categorie con cui finora ci siamo mossi a livello interpretativo, ma questo non per crearne di nuove, ma piuttosto per mandarle definitivamente in soffitta.

Se un prodotto come The curious creations non può definirsi con un solo riferimento di genere questo è perchè si pone oltre la classificazione tradizionale, cioè in un livello di fluidità in cui l’entrata e l’uscita da un genere avviene all’interno della stessa serie, se non dello stesso episodio. Da questo punto di vista Twin Peaks – The return e in modo ancora più evidente l’ultimo Fukunaga (Maniac) ne sono esempi calzanti: dentro ad una serie ci sono così tanti generi che risulta impossibile sceglierne uno solo o anche due o tre per definirla. Siamo insomma entrati in una dimensione nuova di fronte alla quale i tradizionali termini e le usuali classificazioni risultano non solo imperfette e fragili, ma corrono il rischio di risultare del tutto inappropriate. Le creazioni che realizza Christine forse sono davvero meno curiose di quello che ci riserva il futuro delle serie TV … prepariamo qualche dolcetto allora … giusto per non farci trovare impreparati!

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