Rampage

Rampage *1/2

Si riforma la coppia collaudatissima di Viaggio nell’isola misteriosa e San Andreas, ovvero Brad Peyton in cabina di regia e Dwayne The Rock Johnson sullo schermo, per un film che è una sorta di crasi malriuscita tra i due precedenti: l’ambientazione naturale e gli animali selvaggi dalle dimensioni improbabili nella prima parte, la catastrofica distruzione urbana nella seconda. In più c’è un prologo spaziale, che costruisce la premessa narrativa di quello che vedremo dopo: su una stazione orbitante della Energyne, una società di ricerca retta da due fratelli avidi e senza scrupoli, fallisce un pericoloso esperimento genetico. I resti di un gas misterioso – che trasforma gli animali, rendendoli enormi, invicibili e aggressivi – precipitano sulla terra, finendo proprio nel parco dove lavora Davis Okoye, un primatologo, ex militare e cacciatore di bracconieri.

Il suo gorilla albino, George, inala inavvertitamente la sostanza, cresce a dismisura, diventa intrattabile, rompe tutto e fugge in città.

Nel frattempo la multinazionale scopre che anche un lupo è stato contagiato. Il suo team di contractor viene spazzato via dalla bestia lunga nove metri e praticamente immortale, perchè nelle alterazioni genetiche predisposte dal gas c’è anche la rigenerazione cellulare.

Davis vuole salvare George: accanto a lui la dottoressa Kate Caldwell, che ha lavorato per la Energyne prima di essere cacciata, e Harvey Russell, un agente di un’agenzia governativa speciale.

Lo showdown è previsto a Chicago, sul tetto del grattacielo dove ha sede la Energyne. La sorpresa vera però è che gli animali inferociti non sono due, ma tre, c’è anche una sorta di godzilla anfibio che arriva via fiume e devasta la città.

Il film di Brad Payton è veramente pedestre, un pasticcio di insopportabile noia, privo di qualsiasi appeal d’azione, con i personaggi tagliati con l’accetta, incapaci di uscire dalla figurina bidimenzionale con cui sono stati pensati.

Il gioco degli stereotipi non funziona neppure in chiave ironica, perchè la sceneggiatura scritta a otto mani e tratta da un videogame, è un’accozzaglia di situazioni già viste, legate solo dall’esile filo di un montaggio che non sa mai come orchestrare i salti logici e spazio-temporali di cui il racconto è costellato.

La prima parte sembra già una parodia di se stessa, con il primatologo, ex militare, interpretato da Johnson col cuore di panna verso i suoi animali, i suoi assistenti perfettamente divisi tra la bionda in calzoncini corti, il nerd con gli occhialoni e lo sbruffone che scappa di fronte al pericolo.

Peccato che questi tre escano di scena subito, dopo 10 minuti di film per non ritornare più in campo, lasciando il posto alla dottoressa Caldwell, alla spietata CEO della Energyne, che Malin Akerman interpreta come un villain da fumetto, all’agente governativo che porta la pistola come un cowboy, e al solito gioco catastrofico, che ha ormai stancato anche gli spettatori più sadici.

Come detto l’unione delle tre parti, quella spaziale, quella naturalista e quella urbana, sembrano davvero i tre livelli di un videogioco, tanto è pretestuosa e mal costruita l’alternanza fra i tre.

Peyton si dimostra assemblatore infelice e incapace di macrosequenze che sembrano avere l’unico fine di mettere The Rock in mezzo a situazioni sempre più impossibili.

Ciononostante il pubblico sembra essere accorso nelle sale ugualmente, portando Rampage in vetta al box office americano ed a quello italiano, nella prima settimana di programmazione.

Temo tuttavia che gli spettatori siano rimasti piuttosto delusi, perchè il film è davvero un contenitore vuoto, una carta colorata che dentro nasconde il nulla. E allora i buoni risultati al botteghino sono solo la conferma che Dwayne Johnson è davvero una delle tre-quattro grandi star di questa Hollywood senza idee e senza vergogna.

Un po’ poco.

 

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