Ridley Scott elimina Kevin Spacey da Tutti i soldi del mondo

All the Money in the World – Tutti i soldi del mondo,  il film che Ridley Scott ha girato a Roma la scorsa primavera e che era pronto a debuttare all’AFI Festival e poi nelle sale americane il 22 dicembre, è stato travolto dallo scandalo che ha colpito Kevin Spacey.

Il film racconta il sequestro di John Paul Getty III, il rifiuto del nonno di pagare il riscatto e gli sforzi della madre e del consigliere della famiglia, per convincere l’anziano petroliere a salvare il ragazzo.

La performance di Spacey, truccatissimo e invecchiato per assomigliare a John Paul Getty, era già in odore di Oscar, prima che, contro di lui, si scatenasse la tempesta perfetta.

La produzione ha rinunciato all’anteprima all’AFI Fest ed ha valutato la possibilità di ritardare l’uscita fino a giugno.

Ridley Scott invece, con una mossa di supremo cinismo, ha invece deciso di rigirare tutte le scene che coinvolgevano Spacey, sostituendolo in fretta e furia con Christopher Plummer, mantenendo l’uscita prevista per il prossimo natale.

Basterà questa mossa spregiudicata a ‘salvare’ un film già condannato da una stampa e da un’opinione pubblica, che non sembrano più davvero interessate alla lodevole e importante denuncia degli abusi e delle violenze nel mondo del cinema, quanto a travolgere per sete di rivalsa e furia iconoclasta, le carriere e la vita di tutti quelli, che hanno avuto comportamenti ‘inappropriati’ nel proprio privato?

A questo punto speriamo proprio di no.

Se dovessimo cancellare dalla storia del cinema, dalla storia dell’arte o dall’architettura, tutte quelle opere e quelle performance che ci appaiono ora controverse o inappropriate, faremmo la fine dei talebani con i Buddha di Bamiyan, in Afghanistan.

Mi dispiace dirlo, ma la decisione di Ridley Scott non è molto diversa. E per di più, puzza di un’ipocrisia falsa e calcolatrice, che speriamo finisca per seppellire lui ed il suo film in un silenzio di indifferenza.

La caccia alle streghe è evidentemente cominciata. Noi ne restiamo volentieri ai margini, cercando, se ancora è possibile, di continuare a parlare di cinema. Il resto lo lasciamo alla cronaca giudiziaria.

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