Smetto quando voglio – Masterclass

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Smetto quando voglio – Masterclass **

Il giovanissimo Sibilia ha deciso di portare subito all’incasso, il credito maturato con il suo film d’esordio, uscito nelle sale esattamente tre anni fa, girando in contemporanea, grazie alla lungimiranza dei produttori Matteo Rovere e Domenico Procacci, due sequel del suo fortunato Smetto quando voglio.

Masterclass è solo la parte centrale di quella che è diventata una trilogia che si concluderà (l’anno prossimo?) con Ad honorem.

Il film ricomincia esattamente dall’ultima scena del precedente, con Pietro in carcere di fronte alla moglie Giulia ed al loro piccolo figlio Fabio.

Il nastro però si riavvolge e ci riporta indietro all’accordo stretto da Pietro con la polizia, per salvare tutti e far arrestare il Murena, uno dei più potenti spacciatori di Roma.

Il problema è che il farmacista colpito dalla banda nel film precedente, non ha perso la memoria, ricorda perfettamente tutti e li denuncia alla polizia: il processo si mette male e la banda rischia di raggiungere Pietro in galera.

L’ambiziosa ispettore Paola Coletti costringe però Zinni e gli altri a rimettersi in gioco, lavorando sotto copertura per smantellare gli altri produttori di Smart Drugs ed in particolare quelli che producono il potentissimo Sopox.

Come nei migliori serial d’oltreoceano, il finale resta aperto e rimanda al terzo episodio, di cui scorrono, sui titoli di coda le prime immagini.

Il film mantiene il tono scanzonato e complice dell’originale. Zinni allarga la banda ai ‘cervelli in fuga’ rifugiati in Thailandia e a Lagos, ma la trasferta all’estero serve solo ad allungare il racconto. Più interessante il nuovo villain, che appare però proprio alla fine di Masterclass e che avrà certamente molto più spazio nel prossimo Ad honorem.

I modelli di riferimento di Sibilia rimangono I soliti ignoti sul versante italiano, Una notte da leoni e Breaking Bad su quello americano. Ma lo spunto dei ricercatori universitari costretti a trovare il modo per sbarcare il lunario viene presto abbandonata, a favore di una trama che abbraccia anche il film d’azione, con una lunga scena d’assalto al treno, con mezzi tedeschi degli anni ’40, particolarmente riuscita.

Certo, il buonismo di fondo tradisce un po’ la sincerità dell’ispirazione anche questa volta, alcuni caratteristi centrali nel primo episodio, qui passano in secondo piano, ma in fondo il gioco continua a divertire, anche se tutto rimane in superficie, e Masterclass, come i veri sequel d’oltreoceano, non aggiunge nulla all’originale.

La fotografia attenua fortunatamente le componenti pop e il viraggio allucinato del primo capitolo e si permette persino un riuscito inserto animato.

Come sempre bravissima e credibile Greta Scarano, nei panni dell’ispettore Coletti, più sotto tono Edoardo Leo, che spinge la sua caratterizzazione un po’ troppo oltre. Una nota particolare merita invece Libero De Rienzo – costantemente con la sigaretta sulle labbra e con l’aria di essersi appena svegliato – che dona al suo personaggio una leggerezza anarchica, davvero molto indovinata.

Con un’astuta operazione imprenditoriale, il brand Smetto quando voglio è diventato anche un fumetto e un videogioco. Nonostante le lamentele perpetue sullo stato del cinema italiano, c’è qualcuno che con un po’ di talento e un po’ di fortuna, cerca di fare cinema commerciale per davvero.

Anche solo per questo, l’operazione di Sibilia, Procacci e Rovere va incoraggiata.

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